Lidia Ravera Metoo Asia Argento
Interviste
21 Agosto Ago 2018 1915 21 agosto 2018

Per Lidia Ravera il caso Argento non deve fermare il #metoo

La storica voce del femminismo italiano ritiene le accuse all'attrice sul presunto abuso sessuale ai danni di  di Jimmy Bennet «ininfluenti», perché «nessuno ha mai pensato che fosse una santa».

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«Non abbiamo bisogno di santa Maria Goretti per denunciare il malcostume messo in luce dal movimento #metoo». Così Lidia Ravera sulle ultime vicende di Asia Argento rivelate dal New York Times. L'attrice avrebbe pagato il suo collega Jimmy Bennet affinché non la portasse in tribunale un presunto abuso sessuale che sarebbe avvenuto nel maggio 2013, quando lui aveva da poco compiuto 17 anni e lei ne aveva 37. La scrittrice, voce storica del femminismo italiano e coautrice del romanzo che fece scandalo a metà degli anni Settanta Porci con le ali, non ha dubbi: «Non facciamoci abbindolare dai soliti trucchetti, questa storia con il movimento #metoo non c'entra nulla».

DOMANDA. Cosa ne pensa delle accuse lanciate da Jimmy Bennet ad Asia Argento?
RISPOSTA. È una vicenda ininfluente, non si capisce perché la denuncia di una persona debba essere inficiata dal fatto che nel suo passato non si sia comportata in maniera cristallina. Potrebbero essere benissimo accuse orchestrate, o magari sono vere. Ma a me non interessa.

Non crede al fatto che Bennet sia stato abusato?
Mi sembra una manovra per delegittimare un movimento che ha una sua forza e ragion d'essere. Ha tutta l'aria di essere una macchinazione, è talmente preciso che viene il sospetto che sia falso. Dire che un ragazzo di 17 anni in piena esplosione ormonale non sia consenziente... Bah. Nella migliore delle ipotesi, mi viene da pensare che fosse in cerca di soldi. In ogni caso direi che non è questo il punto.

Cioè?
Asia Argento assieme ad altre donne ha messo in moto una denuncia collettiva di un mal costume grave che va avanti da secoli. Il punto sono gli uomini che ricattano le donne sul posto di lavoro. E mi sembra assurdo metterlo in relazione con eventi del passato di chi denuncia, veri o fasulli che siano. Dobbiamo assumere che i due fatti non sono da mettere in correlazione.

Cosa ha detto Asia Argento sulle accuse del New York Times

"Quello che mi ha legata e Bennett per alcuni anni", si legge nella nota diffusa da Argento, "è stato soltanto un sentimento di amicizia. Terminato quando, dopo la mia esposizione nella nota vicenda Weinstein, Bennett (che versava in gravi difficoltà economiche e che aveva precedentemente assunto iniziative giudiziarie anche nei confronti dei suoi stessi genitori, rivolgendo loro richieste milionarie) inopinatamente mi rivolse un' esorbitante richiesta economica.

Ma Asia Argento non ne esce bene...
Ma nessuno ha mai pensato che Asia Argento fosse una santa! Non abbiamo bisogno di santa Maria Goretti per denunciare quei comportamenti che sono avvilenti per le donne. Veramente, non abbiamo bisogno che la portavoce di un movimento con la rilevanza culturale che ha avuto #metoo sia una santa.

E a chi contesta che c'è una nuova consapevolezza maschile e che anche gli uomini subiscono violenza?
L'idea di paragonare violenze e molestie subite dalle donne a quelle subite dagli uomini è ridicola, avrà l'incidenza di un caso ogni cento milioni. Personalmente non conosco nessuna donna, e le assicuro che ne conosco tante, che non che non abbia subito avance e molestie per o su un posto di lavoro. A quanti uomini è successo?

Quindi il #metoo è salvo?
No, bisogna continuare a difenderlo. Questa vicenda serve solo a gettare un'ombra di veleno su un processo culturale che è difficile, perché difficili sono le relazioni tra uomini e donne. E i confini del permesso sono labili e difficili da definire. Inoltre si sta cercando di cambiare dinamiche di potere che sono rimaste cristallizzate per secoli. È normale che vi si opponga un'istanza conservatrice. Non facciamoci abbindolare da questi trucchetti, con il #metoo non c'entrano nulla.

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