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Interviste
18 Novembre Nov 2018 1300 18 novembre 2018

Nour e il figlio che non vede crescere

Lei in Germania, lui in Gran Bretagna. L'Odissea di una rifugiata siriana in Germania che non riesce a ricongiungersi al suo piccolo di sei anni che vive coi nonni. Il suo racconto.

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La frase che Nour al Awan ripete da quattro anni, «un bambino di sei anni ha bisogno di una madre», Six-year-old needs a mother è diventata un cortometraggio presentato al Piccolo per il Milano Film Festival 2018. La protagonista siriana e gli autori, il regista Tomaso Mannoni e la giornalista Valentina Careddu, puntano a proiettarlo anche all'estero perché, ripete a L43 Nour, «l'Italia deve sapere, la Germania deve sapere, la Gran Bretagna deve sapere». A 32 anni, la donna vive da rifugiata a Bad Hersfeld, a due ore d'auto da Francoforte, con la figlia Mira di 10 anni e i genitori fuggiti dai bombardamenti in Siria. Ma il figlio più piccolo, Adnan, è dal 2014 in Gran Bretagna e sta crescendo senza di lei.

L'ODISSEA IN SIRIA E NELL'UE

Per raggiungerlo Nour ha tentato di tutto, incluso volare a Londra con un passaporto falso attraverso la Sardegna, dov'è stata bloccata nel 2017 dalla polizia a Cagliari ed è rimasta per alcuni mesi. Da allora non si è mosso nulla: la donna è stata riaccolta in Germania ma Adnan è rimasto a Londra e il marito Mohamad è riparato negli Emirati Arabi. Né la Gran Bretagna né la Germania permettono a Nour di riunire la famiglia: il governo Merkel in particolare ha aperto da agosto 2018 ai ricongiungimenti, ma solo dai Paesi d'origine, mentre sempre più richiedenti asilo vengono rispediti negli Stati dell'Ue di primo ingresso. Mentre nella città di Nour, Deir Ezzor, si sono asserragliate le ultime frange dell'Isis in ritirata e si combatte ancora (leggi anche: Migranti, dentro la macchina tedesca dell'accoglienza).

Nour al Awan.

DOMANDA. Un'odissea nell'odissea. Siete partiti almeno tutti insieme dalla Siria?
RISPOSTA.
No. Dovevamo scappare per le bombe e ci siamo dispersi. Nella fuga non potevo prendermi cura di entrambi i figli. Così Mira è venuta con me e i miei genitori, lungo la rotta dei Balcani. Adnan è stato preso in carico dai nonni paterni che hanno raggiunto la Gran Bretagna. Pensavamo di riunirci, alla fine eravamo tutti al salvo in Europa. Invece è andata diversamente.

Vi siete almeno rivisti in questi lunghi quattro anni?
Non mi fanno entrare in Gran Bretagna, neanche per una visita. Adnan invece è venuto due volte in Germania, ma è stato uno strazio: fa male anche al bambino riabbracciarmi e dover subito allontanarsi. Sta crescendo così. Vive con mia cognata, anche lei è a Londra ma ha la sua famiglia. E poi è diverso: un bambino di sei anni ha bisogno di una madre.

Con tuo marito invece riuscite a incontrarvi?
No, ci parliamo e ci “vediamo” da quattro anni con il telefono e attraverso Internet. C'è chi mi dice: «Trovatene un altro». Ma come si fa a parlare così? Amo Mohamad, ci amiamo. Voglio solo lui. Voglio tornare con mio marito e con mio figlio. È davvero dura.

Mohamad prima della guerra era un insegnante di matematica, ora lavora come addetto alle pulizie negli hotel di lusso di Abu Dhabi.
E io avevo terminato gli studi in ingegneria e cercavo lavoro. In Siria vivevamo con la famiglia di lui, stavamo bene insieme. La guerra è stata un trauma.

Come il viaggio per arrivare in Europa. In Germania ha trovato opportunità di lavoro?
Materialmente non mi manca nulla. Siamo stati subito riconosciuti come profughi, ci hanno dato un piccolo appartamento, ho un budget per le spese e frequento un corso di lingua tedesca per poter, in prospettiva, tra qualche anno iniziare a lavorare. Ma purtroppo non riesco a concentrarmi su questi obiettivi. Ho il pensiero fisso della famiglia da riunire.

Il figlio di Nour, Adnan, a Londra.

Per disperazione ha tentato anche di passare la Manica da irregolare con Mira. Ma in Italia il passaporto falso è stato intercettato all'aeroporto di Cagliari.
Il venditore ci aveva consigliato di passare dalla Sardegna, dove i controlli sarebbero stati meno severi. Così non è stato, ma non avevo altra scelta. Fare il giro delle ambasciate era stato inutile. I ricongiungimenti familiari sono limitati o bloccati in molti Paesi dell'Ue.

Ora ha assistenza legale per la sua battaglia?
Il mio caso è seguito da un avvocato e mi aiutano anche delle associazioni. Ogni governo ha regole proprie sui ricongiungimenti: una questione complicata che non si risolve in un giorno. Ci dicono sempre di pazientare... Ma aspetto da quattro anni e intanto l'infanzia di mio figlio non mi aspetta.

Spera di tornare un giorno in Siria o progetta un futuro in Europa?
La Siria che conoscevo non esiste più, ho perso il mio Paese. Tornare nella nostra città è impossibile, intere parti sono distrutte. Non abbiamo più dove abitare, altrimenti non ci saremmo sparsi in Europa. Credo ancora in un futuro in Germania o in Gran Bretagna per la mia famiglia e prego Dio che ci aiuti.

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