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16 Febbraio Feb 2018 1154 16 febbraio 2018

Area scrive a Lettera43.it

L’azienda specializzata nella realizzazione di spyware risponde all'articolo 'Bando intercettazioni, dietro le bocciature della Procura di Milano'.

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Gentile direttore,
constatiamo che la sua testata ci dedica attenzione senza essersi preventivamente messo in contatto con noi per avere la nostra versione dei fatti, come vorrebbero le regole di buon giornalismo. Qualche precisazione è, dunque, dovuta relativamente al vostro pezzo del 30 gennaio 2018 Bando intercettazioni, dietro le bocciature della Procura di Milano a firma Luca Rinaldi.

La nostra Società ha presentato ricorso contro il provvedimento di esclusione della Procura di Milano per ragioni che a noi appaiono eclatanti: è in possesso di tutti i requisiti che, in base alla legge applicabile, consentono l’ammissione in quell'elenco. Non vi è alcuna condanna definitiva né alcun procedimento penale in corso a carico degli amministratori, dei direttori generali e dei sindaci. Il provvedimento da Lei citato riferisce che «esponenti» di Area risulterebbero «indagati» per «reato informatico». Tale circostanza non potrebbe comunque determinare la non ammissione al bando da parte della Procura di Milano, in quanto gli “esponenti” cui si fa riferimento non sono i soggetti in carica, cui fanno riferimento il Bando e la legge, ma l’ex amministratore non più in carica all’atto della presentazione della domanda di accreditamento. Inoltre, l’ex amministratore è soltanto indagato, avendo solo recentemente ricevuto un avviso di conclusione delle indagini, e pertanto non vi è alcun processo in corso.

Come lei concorderà, è la nostra Costituzione che afferma il principio della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, a cui si pretenderebbe arbitrariamente di sottrarre l’ex amministratore della Società. Noi siamo certi che nessun reato è stato commesso, e che la Società, quando era da lui rappresentata, ha fatto solo il suo dovere, cioè ha solo fornito l'assistenza necessaria affinché l'autorità giudiziaria inquirente potesse svolgere le indagini. Finalmente, dopo anni, abbiamo avuto notizia della conclusione dell’indagine, abbiamo potuto accedere agli atti delle indagini compiute dalla Procura ed è stato possibile per noi replicare nel merito. Siamo stati così in grado di depositare una memoria che riteniamo possa rappresentare un punto di riferimento per fare chiarezza del modus operandi praticato da tempo in questo settore, nella relazione tra Procure e fornitori di servizi.

Nella nostra memoria, evidenziamo come la nostra attività, così come quella di altri player del settore, non si limita alla fornitura di sistemi a supporto del controllo delle comunicazioni da parte delle Autorità ma anche ovviamente a servizi di amministrazione, manutenzione e assistenza. Per svolgere la nostra attività, ricopriamo il ruolo di
amministratori di sistema e depositari di tutte le password di amministrazione; parlare di accesso abusivo è quindi privo di senso. Gli stessi consulenti tecnici della Procura hanno potuto accertare che nel nostro caso nessun dato è mai stato trasferito a terzi e nessuna attività non finalizzata all'erogazione dei servizi richiesti dalle Procure è stata mai svolta.
Dunque? Il tema risiede nella comprensione dell’evoluzione della tecnologia. Solo recentemente l’evoluzione della normativa applicabile e le prassi delle Procure iniziano a considerare temi di enorme rilevanza come le procedure organizzative, la suddivisione dei ruoli e le misure tecniche volte a garantire gli standard di sicurezza richiesti dalla
particolare natura dell’attività svolta per mezzo delle soluzioni come quelle fornite da Area.

La nostra Società è stata un pioniere dello sviluppo tecnologico in questo settore in quanto ha concretamente rivoluzionato la realtà procedurale e operativa delle Procure della Repubblica nel comparto delle intercettazioni e della generazione e trattamento dei metadati: la prima informatizzazione di tutte le attività, la digitalizzazione delle linee di trasporto, la remotizzazione della funzione di fruizione dei contenuti, la firma digitale dei dati intercettati, il modello proporzionale di ristoro dei costi e logging avanzato sono solo alcune delle innovazioni introdotte da noi sin dalla fine degli Anni 90 da Area. Queste innovazioni hanno introdotto standard operativi di grande trasparenza a servizio del funzionamento degli apparati della giustizia insieme a una maggiore efficienza per gli utenti delle organizzazioni. Oggi lavoriamo con oltre 100 Procure italiane a cui nel tempo abbiamo trasferito know-how con una continua assistenza, Procure che tutt’oggi apprezzano AREA e la utilizzano quale fornitore abituale.

Relativamente agli altri riferimenti ad Area fatti da Rinaldi nel suo articolo per quanto riguarda l’indagine ancora aperta dal 2011 relativa all’esportazione di nostri prodotti in Siria, se solo ci avesse interpellato, volentieri avremmo condiviso con lui la risposta ad un’interrogazione parlamentare data dal sottosegretario al Mise on. Scalfarotto, Autorità preposta al rilascio delle autorizzazioni per l’esportazione di materiale di duplice uso che fa chiarezza sulla regolarità del nostro operato e che per sua comodità le alleghiamo adesso. Allo stesso modo, la vostra affermazione che il Mise avrebbe revocato la licenza di esportazione verso l’Egitto per presunte irregolarità sulle indicazioni dei reali utilizzatori è del tutto falsa, le motivazioni nulla hanno a che vedere con noi, ma con determinazioni di carattere politico tra l’Italia e l’Egitto.

Siamo dunque certi che vorrà correggere le affermazioni pubblicate relativamente alla nostra Società con la pubblicazione di questa lettera.

Distinti saluti,
Paola Poggianella
Consigliere Delegato AREA S.p.A.

La risposta di Luca Rinaldi

Il contenuto dell'articolo prende spunto da un atto della Procura della Repubblica di cui il giornale ha dato conto senza per questo dare giudizi o interpretazioni. Per giunta l'indagine sui fatti esposti esiste e non si è parlato in nessun modo di processi in corso o condanne preventive. Si comprende dunque poco il cenno fatto al concetto di presunzione di innocenza mai messo in discussione dallo scrivente. Quando il Tribunale competente si pronuncerà sul ricorso presentato da Area il giornale sarà ben felice di dare notizia della pronuncia.

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