Marchionne Elkann
LA LETTERA
29 Maggio Mag 2018 1259 29 maggio 2018

La lettera di un fornitore di Fca a John Elkann

Occorre scegliere un ad che abbia familiarità non solo con la finanza ma anche con il prodotto auto. La qualità deve essere elevata e comparabile con la migliore concorrenza. Essere maghi della finanza non basta. 

  • ...

Riceviamo e pubblichiamo

Ingegner John Elkann,
sono un fornitore di Fiat Chrysler Automobiles e mi rivolgo a lei nella sua qualità non solo di presidente del gruppo anglo-olandese Fca, ma soprattutto di Exor. Molto sinceramente, più si avvicina il primo giugno e meno si capisce perché lei e i consiglieri di amministrazione non vi siate opposti all’Investor Day voluto (imposto?) dal Ceo Sergio Marchionne che si terrà a Balocco. Ma soprattutto perché si debba aspettare aprile 2019 per conoscere il nome del nuovo Ceo che subentrerà a Marchionne (leggi anche: come cambia la Fca col nuovo piano industriale).

Sia chiaro, come minuscolo azionista di Fca-Cnh Industrial-Ferrari, mi inchino davanti alla maestria di Marchionne, uomo che va a nozze con i numeri e negoziatore fenomenale. Borsa e finanza giocano un ruolo rilevante come ci ricordano i media economici e i garruli analisti finanziari. Forse, un costruttore di automobili va valutato anche se non soprattutto per i suoi prodotti, la qualità, l’ingegneria, le fabbriche, l’indotto e la rete commerciale. Da esponente del mondo dell’indotto industriale e dei servizi, se osservo lo stato della gamma dei prodotti offerti oggi e quelli futuri, sono a dire poco perplesso.

Abbandonare i segmenti B, C, wagon e grandi berline denuncia il fallimento della gestione Marchionne e mette in serio pericolo il futuro delle fabbriche italiane e l’indotto

Dopo appena quattro anni, come non pensare che Fca, acronimo di Fiat Chrysler Automobiles, sembra destinata a seguire la sorte del primo acronimo dell’azienda fondata a Torino nel 1899? Come noto, Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, scomparve nel 1906 a seguito della liquidazione e rifondazione della società senza i soci originali. Da fornitore, appare evidente che i marchi Fiat e Chrysler, insieme con Lancia, Abarth, Srt, Dodge, Fiat Professional, hanno un futuro meschino. Abbandonare i segmenti B, C, wagon e grandi berline denuncia il fallimento della gestione Marchionne e mette in serio pericolo il futuro delle fabbriche italiane e l’indotto. A Balocco ci sarà l’esaltazione e la glorificazione di uno solo dei tanti obiettivi stamburati il 6-7 maggio 2014, ovvero l’azzeramento dei debito.

Il perseguimento di questo obiettivo ha provocato una carestia di investimenti in Europa, l’allungamento del ciclo vita di numerosi modelli compresi quelli concepiti durante la stagione DaimlerChrysler (Chrysler 300, brevemente e senza successo etichettata Lancia Thema, Dodge Challenger, Charger, Durango, Gran Caravan, Journey, in Italia per qualche tempo ribatezzata Freemont, e Jeep Grand Cherokee) e il rinvio di nuovi veicoli targati Alfa Romeo e Maserati. Senza dimenticare che nuovi prodotti (Dodge Dart, Chrysler 200 e SRT Viper) hanno avuto vita irta di spine e sono morti prematuramente.

Giusto puntare sui marchi premium e modelli alto di gamma perché il guadagno è più alto, ma a condizione che la qualità delle autovetture sia elevata e le dotazioni dei modelli siano comparabili con la migliore concorrenza

Sempre dal punto di vista del prodotto, in questi 14 anni, ci sono almeno due elementi di grande costanza: la incorporea presenza in Asia dove Jeep continua ad arrancare, mentre i brand del gruppo Fca continuano a piazzarsi negli ultimi posti delle classifiche annuali della rivista dei consumatori statunitensi Consumer Reports e dell’agenzia JD Power, che misurano gli standard di affidabilità delle auto nuove e di quelle aggiornate e il tasso di gradimento dei clienti.

Giusto puntare sui marchi premium e modelli alto di gamma perché il guadagno è più alto, ma a condizione che la qualità delle autovetture sia elevata e le dotazioni dei modelli siano comparabili con la migliore concorrenza. Allarma quindi registrare che si deve ricorrere regolarmente alla cassa integrazione negli stabilimenti di Cassino, Mirafiori e Grugliasco pur in presenza di modelli nuovi o quasi nuovi (Alfa Stilo e Giulia e Maserati Levante e Ghibli).

Fca deve trovare un acquirente, perché non ha i volumi e le tecnologie che le consentano di proseguire da sola. Un’operazione che Marchionne non può portare avanti per la mancanza di interlocutori disponibili a sedersi al tavolo con lui

Un altro fenomeno inquietante che l’attuale dirigenza di Fca non è riuscita a risolvere è la cannibalizzazione tra i brand. Difficile portare al successo due modelli di marchi diversi appartenenti allo stesso segmento. Dove per successo si intende anche conquistare clienti della concorrenza.

Ingegner Elkann, credo sia chiaro a tutti che si è inesorabilmente chiuso un ciclo. Perché non prenderne atto fino in fondo e nominare subito un nuovo Ceo che abbia familiarità con il prodotto auto affidandogli tutte le deleghe? Fca deve trovare un acquirente, perché non ha i volumi e le tecnologie che le consentano di proseguire da sola. Un’operazione che Marchionne non può portare avanti per la mancanza di interlocutori disponibili a sedersi al tavolo con lui. Lo sanno tutti, anche se si limitano a bisbigliarlo. Almeno fino al primo giugno.

Cordialmente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso