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Crisi dei media, la storia in controtendenza di Avvenire

Tutti i 15 principali quotidiani crollano nella diffusione, tranne quello della Cei che cresce a doppia cifra. Il direttore Tarquinio: «Noi non ci fissiamo sul Palazzo». I finanziamenti pubblici? «Difesa contro gli oligopoli».

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La crisi nel mondo dell’informazione colpisce tutti i principali quotidiani nazionali, ma ce n’è uno che non solo resiste, addirittura prolifera: Avvenire.
Da luglio 2015 a luglio 2016, il giornale della Conferenza episcopale italiana (Cei) è l'unico tra i 15 giornali ''big'' a risultare in crescita in termini di diffusione.
Se Corriere della sera, la Repubblica, La Stampa e Il Sole 24 Ore calano tutti con percentuali a doppia cifra, Avvenire segna una spinta di quasi il 17%.
«LONTANI DAL CHIACCHERICCIO DEL PALAZZO». Caso unico all’interno del panorama informativo, dove stare a galla è già un ottimo risultato.
Esiste una ricetta per questa realtà in controtendenza? Il direttore responsabile Marco Tarquinio spiega a Lettera43.it: «Scegliamo delle linee informative molto diverse dal mainstream, facendo un’informazione non fissata sulle vicende di palazzo. E i lettori ci premiano».

Diffusione media dei primi 15 quotidiani italiani (Dati Ads, elaborazione Primaonline).

Marco Tarquinio, direttore di Avvenire.


DOMANDA. Tutti scendono e voi salite. Come fate?

RISPOSTA. Intanto non è un dato isolato, è un trend che si riscontra da molti anni. Io sono entrato nella direzione del giornale nel 2009, nel bel mezzo della bufera del “caso Feltri”, come lo chiamo io (il “caso Boffo”, quando cioè il Giornale pubblicò una falsa nota che definiva l'allora direttore di Avvenire Dino Boffo «un noto omosessuale attenzionato dalla polizia», ndr). Allora eravamo l’11esimo quotidiano generalista italiano, ora siamo al sesto posto e siamo lì con il Messaggero.

D. Che linea seguite?

R. Abbiamo spesso aperture di politica estera o di fatti legati a inchieste nostre, che non sono la protesi di inchieste giudiziarie, e a volte danno motivo alla magistratura di intervenire. Sono quelle che io chiamo notizie di durata.

D. State lontani dal mainstream della politica interna?

R. Cerchiamo di fare un’informazione dalla parte della gente, che non sia fissata sul chiacchericcio del palazzo. Un’informazione molto attenta sul mondo che ci viene in casa, spiegando anche perché ci viene in casa, mantenendo una tradizione cattolica che dà grande importanza agli esteri.

D. Tutta la stampa italiana ha questa tradizione…

R. Che viene piano piano abbandonata, lasciando sempre più spazio agli avvenimenti che accadono nel nostro giardino di casa. Penso che molti fondatori di prestigiose testate si stiano rivoltando nella tomba in questo momento.

D. Avvenire è stato molto criticato per essere il quotidiano con i maggiori finanziamenti pubblici. Come risponde?

R. Siamo il primo giornale per finanziamenti pubblici perché siamo un’attività senza fini di lucro, e lo Stato sostiene i quotidiani di questo tipo. Noi siamo i primi a chiedere criteri molto trasparenti e rigorosi sulla questione. Prendiamo più di altri solo perché vendiamo più copie. E più di altri abbiamo puntato all'innovazione.

D. Eppure a molti quasi quattro milioni l’anno (nel 2014) sembrano troppi…

R. Il mercato italiano non consente uno sviluppo sano del pluralismo. Lo Stato cerca di tutelare i quotidiani no profit, e in ogni caso i contributi si sono ridotti nel corso degli anni. I finanziamenti sono il prezzo da pagare per contrastare un sistema che ha consentito una condizione oligopolistica nel mercato dell’informazione.

D. Trova preoccupanti i recenti mutamenti nell’editoria?

R. Basta guardare la fusione Repubblica-Stampa-Secolo XIX, o l’operazione Caltagirone, che acquisisce quotidiani in tutta la Penisola, per capire che il potere di informare si sta concentrando nelle mani di sempre meno soggetti.

D. Come vede l’iniziativa di Urbano Cairo e la scalata a Rcs?

R. La novità di Cairo è che almeno è un editore puro, e il fatto che cresca in Italia è già molto importante. Ma anche noi, in qualche modo, abbiamo un editore puro... Ho il mondo cattolico alle spalle e questo mi dà una libertà che pochi altri hanno in Italia. Le testate come la nostra, ma anche come il Manifesto o alcune piccole realtà locali, aumentano il tasso di libertà d’informazione.

D. Nella pratica dove si riscontra questa libertà?

R. È anche grazie ai soldi pubblici che io posso rinunciare, per esempio, a pubblicizzare il gioco d’azzardo e a poter combatterlo sulle pagine dell’Avvenire perché è un massacro nei confronti dei cittadini. Anche i colleghi giornalisti di altre testate la farebbero se potessero, ma non possono rinunciare a quel tipo di pubblicità.


Twitter @apradabianchi

13 Settembre Set 2016 1000 13 settembre 2016
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