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Il Populista, analisi del nuovo organo trash leghista

Politicamente scorretto. Urlato. Senza spazi culturali né alcun approfondimento. Così Il Populista ha archiviato la Padania. In barba a vecchi lettori e giornalisti.

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La homepage de Il Populista del 13 settembre 2016.

In piena crisi del giornalismo, di costi e di contenuti, la nascita di un nuovo quotidiano online, per di più “politico”, in un'epoca in cui gli organi di partito o sono estinti o navigano in pessime acque, sembrerebbe essere un piccolo spiraglio verso l'uscita dall'impasse.
E invece ha suscitato moltissime polemiche, specie per il suo taglio.
Si tratta de Il Populista, “nuovo” quotidiano leghista che avrebbe soppiantato il defunto organo del Carroccio, la Padania, chiuso dal 2014.
Non siamo però di fronte a la Padania 2.0: addio al vecchio “bollettino di partito”, che aveva persino gli appuntamenti per i militanti, ora il nuovo sito d'informazione-approfondimento è legato alla figura personale di Matteo Salvini.
NON PIACE ALLO ZOCCOLO DURO. Un progetto editoriale controverso e che non è stato apprezzato molto da quello zoccolo duro legato alla “tradizionale” Lega Nord, quella tutta Padania e secessione o, moderatamente, federalismo regionalista, a cui non va a genio la “rottamazione” dell'ultimo partito di massa della Seconda Repubblica.
Sì perché Il Populista, guidato da Alessandro Morelli, consigliere comunale leghista uscente a Milano e direttore di Radio Padania, e condiretto niente meno che da Salvini in persona, è un sito accattivante, moderno nella grafica e fedele al nome della testata, ma si presenta più come una sorta di blog personale che come un quotidiano classico.
UNA TRIBUNA PER COMMENTARE. Di fatto una tribuna in cui vengono commentati i fatti di ogni giorno col consueto stile salviniano utilizzato quotidianamente dal segretario leghista nei social network, da Twitter a Facebook.
Un taglio, quindi, molto generalista e diretto, senza alcun approfondimento.
Il Populista si autodefinisce «audace, istintivo, fuori controllo», come recita il sottotitolo.
Insomma, un sito politically incorrect come il suo ideatore, e rivolto a tutti: «Dal sindacalista di base fino al prete di periferia lontano dai cardinaloni», spiega Morelli.
CITAZIONI NEOFASCISTE. «Vogliamo dare voce alla maggioranza silenziosa di questo Paese che non trova spazio nei grandi giornali», dice il direttore usando un concetto, quello di “maggioranza silenziosa”, utilizzata dalla destra nazionale neofascista nei primissimi Anni 70.

Rubriche pruriginose e la Boldrini sempre nel mirino

La presidente della Camera Laura Boldrini.

Una breve navigazione sul sito web conferma il tutto: nell'homepage compaiono sezioni o rubriche, a volte al limite del pruriginoso, come “Sex and trash” (un titolo? ''Imam beccato mentre fa sesso con l'amante coperta dal burqa'') o “Il buonista”, una sezione del periodico rivolta alla sinistra e a certe sue dichiarazioni sugli immigrati (Come l'articolo ''L'ultima genialata del governo: diamo lavoro ai profughi'').
Fra gli obiettivi principali della rubrica, non a caso, compare spesso la presidente della Camera Laura Boldrini, a cui sono dedicati decine di articoli e un'intera sezione.
LA FALLACI COME IDOLO. Ma è sull'immigrazione e sull'islam che Il Populista si scatena, dedicando alla questione un'apposita sezione intitolata, senza giri di parole, “L'invasione”, che si apre non casualmente con una citazione di uno dei simboli della Lega dal 2001 in avanti, Oriana Fallaci: «Se non ci si oppone, se non si difende, se non si combatte, la jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po' più intelligente cioè meno bigotto o addirittura non bigotto».
Si parla spesso di «invasione programmata» e si fa riferimento ai fatti di cronaca nera dove sono coinvolti stranieri.
TAGLIO CON LA TRADIZIONE. Ma cosa differenzia Il Populista da la Padania, il vecchio organo ufficiale della Lega Nord?
Non tanto il taglio anti-islamico o la retorica anti-partitocratica, comune a tutti e due i periodici, ma da una parte la totale archiviazione a ogni riferimento a una delle peculiarità del leghismo da sempre, ovvero il regionalismo, usato proprio come grimaldello anti-partitocratico, proponendo il decentramento amministrativo contro il centralismo “romano”, dall'altra l'accentazione del discorso generalista a scapito dell'approfondimento politico, che era una delle caratteristiche della vecchia testata leghista, e addirittura era presente un focus culturale.
SPARITE LE PAGINE CULTURALI. Una sfogliata alle vecchie edizioni de la Padania lo dimostra: pur faziosamente, nelle pagine culturali abbondavano pezzi sulla tradizione celtica, insubre, longobarda e vi erano diversi approfondimenti e interviste addirittura di studiosi e docenti di storia e archeologia simpatizzanti del Carroccio.
Ora questo su Il Populista non c'è più.
La Padania aveva - e in parte Radio Padania lo ha ancora - una rubrica sul folklore e i dialetti, che secondo il partito erano vittime della globalizzazione e della modernità, ma queste cose sono sparite sull'organo salviniano.
Con la nuova testata, inoltre, collaborano molte persone, ma nessuna (per ora almeno) è stata assunta.
E si invita il lettore alla collaborazione col link “Libera la bestia che è in te”, per stimolare l'invio di fotografie e video di denuncia, una versione leghista della vecchia idea grillina che ognuno, con una telecamera o un telefonino, può diventare giornalista.

Un progetto di collaboratori senza nessun giornalista ex Padania

Il quotidiano 'La Padania' smetterà di essere venduto dalle edicole dal 1 dicembre.

Le notizie verranno diffuse sia sulla pagina Facebook del periodico sia in quelle collaterali alla Lega da Luca Morisi, che cura il profilo social di Salvini, della Lega Nord e di ''Noi con Salvini'', visto negativamente da parte della vecchia guardia leghista e dai più ''esperti'' giornalisti del periodico, a casa dopo la chiusura de la Padania.
La natura del sito è piuttosto chiara: Salvini, usando questo mezzo, cerca di scalare i vertici del centrodestra improntando il tutto con una linea lepenista in tandem con Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, dando voce non tanto ai vecchi dirigenti, con cui non corre buon sangue, ma alla base, pescando a piene mani negli umori di chi è rimasto senza punti di riferimento, è oberato da una crisi che si prolunga da troppi anni e resta scettico nei confronti del possibile centrodestra moderato e centrista di Parisi.
E I CASSINTEGRATI? Peccato che non tutti apprezzino il lavoro del segretario federale del Carroccio. Fra questi ci sono i giornalisti de la Padania, gli ex colleghi, non va dimenticato, di Matteo Salvini.
L'idea del sito, infatti, è piuttosto recente, quando a marzo 2016, dopo la chiusura de la Padania nel novembre 2014, Salvini lanciava dal suo profilo Facebook - ma l'autore era il citato Morisi, il curatore - il seguente appello: «Sai scrivere ‘bene’ e vuoi collaborare con Matteo Salvini? Questa è la tua occasione».
E ancora: «Vai subito a questo sito compila il modulo, allegando almeno un tuo pezzo e vedremo se hai il Salvini Factor».
Immediata è scattata la protesta dei giornalisti cassintegrati del vecchio organo di partito, chiuso, spiegava l'ex giornalista della testata Giovanni Polli, non per la mancanza di professionalità dei colleghi, ma per l’incapacità gestionale dei vertici che hanno creato un buco finanziario insostenibile, nel contesto della citata crisi del giornalismo stampato e online e, guarda caso, nel trionfo del generalismo dell'informazione fatto di bufale e di siti “acchiappa-clic”.
REDAZIONE DIMENTICATA. Polli descrive il malessere della vecchia redazione, con un partito che avrebbe bypassato gli obblighi presi coi cronisti tramite l'Editoriale Nord, casa editrice di partito dal 1996 presieduta da Stefano Stefani.
Leggendo il verbale di accordo per la cassa integrazione dei giornalisti de la Padania, l'editore si impegnava a «segnalare i profili professionali dei giornalisti sospesi in Cassa integrazione straordinaria (...) qualora si verificassero in capo alle società collegate al partito politico di riferimento del giornale, esigenze di natura comunicativa».
Ma i giornalisti non sono mai stati interpellati «nemmeno per lavorare gratis». Infatti non risultano firme de la Padania - neanche collaboratori esterni - su Il Populista.
«L'Editoriale Nord», continua Polli, «prima della chiusura avvenuta in estate diceva che il sito del giornale aveva 500 mila contatti mensili. Se non vuoi salvare almeno la parte online, significa che non hai fatto i tuoi conti».
SALVINI CONTINUA A TACERE. Una nota del comitato di redazione riportava: «I giornalisti cassa integrati de la Padania si rivolgono per l'ennesima volta a Salvini, che da tempo, nonostante le ripetute richieste, tace, almeno su questo fronte, e chiedono a gran voce: come la metti con i 'tuoi' lavoratori?»
Ma Salvini continua a tacere. E la situazione dei giornalisti de la Padania a rimane uguale a prima.

18 Settembre Set 2016 1200 18 settembre 2016
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