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17 Febbraio Feb 2018 0900 17 febbraio 2018

Mediapro e i diritti tivù della Serie A: cosa può succedere ora

Gli spagnoli pronti a pubblicare il nuovo bando ad aprile. Mediaset pensa di andare all'incasso. Sky teme le mosse del nuovo intermediario. Sullo sfondo gli editori online. Tutti gli scenari sul futuro della trattativa.

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Gli spagnoli di Mediapro attendono il via libera dell’Antitrust soltanto per pubblicare il nuovo bando - il terzo in un anno - per vendere i diritti televisivi della Serie A. È in arrivo ad aprile, con l’intermediario scelto dalla Lega che avrebbe già chiarito a chi di dovere il suo obiettivo: realizzare una plusvalenza di 100 milioni in più rispetto al miliardo e 50 milioni di euro speso per il meglio del calcio italiano.

PIANI OLTRE IL MANDATO? Sky, l’unico broadcaster che ci ha messo soldi veri nei due bandi precedenti, teme che il nuovo intermediario spagnolo possa andare oltre il suo mandato: cioè diventare il partner editoriale e finanziario del canale della Lega. Quello che finora Infront (l’advisor dei presidenti di serie A) ha usato come spauracchio contro le tivù.

PRODOTTO CHE PERDE VALORE. Il vice presidente di Sky Riccardo Pugnalin ha spiegato a la Repubblica: «La nostra azienda opera comprando diritti. E anche stavolta compreremo i diritti della Serie A da chi avrà l'obbligo giuridico di venderli ai broadcaster». Non vuole pagare caro quello che in tutta l’Europa calcistica - Premier league inglese in testa - perde valore. Anche se, dicono gli esperti, di fronte a una vera esclusiva potrebbe mostrarsi più malleabile.

Il passato da dissidente di Jaume Roures, presidente di Mediapro

Mediapro è uno dei colossi mondiali nella gestione e nella produzione di contenuti tivù. Con una predilezione per lo sport. Vende i diritti dei principali campionati europei di calcio (prima della Serie A aveva messo le mani su Liga e Bundesliga) o quelli della Formula Uno in Sud America.

Mediaset - che finora ha traccheggiato sui soldi - invece festeggia. In ogni caso pensa di andare all’incasso. Vuoi perché Mediapro sarebbe pronta nel suo bando a inserire nel pacchetto per il digitale condizioni migliori rispetto a quanto fatto da Infront (che aveva tenuto fuori la Roma). Vuoi perché anche il canale della Lega si tradurrebbe in un piccolo successo per i Berlusconi: permetterebbe di affittare il segnale sul digitale terrestre guadagnandoci qualche spicciolo e cancellando in un solo momento gli alti costi e le altissime perdite registrate con Premium.

CORSA PER EVITARE ALTRI FLOP. Si va avanti in una partita a poker dagli esiti incerti, dove tutti millantano di avere le carte migliore, ma hanno paura di andare a vedere i bluff degli altri giocatori. L’Antitrust ha chiesto a Mediopro ulteriore materiale prima di dare il via libera all’operazione. Chi segue il dossier dice che tutto va nei tempi e nei modi prestabiliti, quindi le trattative con i broadcaster sono congelate fino all’ok ufficiale dell’autorità. Eppure tutti stanno vedendo tutti per evitare un nuovo flop.

PARTITE SU PIÙ PIATTAFORME. A quanto si sa, gli spagnoli avrebbero già chiarito la loro strategia per rientrare dei soldi spesi: rispetto a Infront, e accanto alla vendita tout court dei diritti, hanno intenzione di chiedere ai broadcaster un minimo garantito su tutti gli abbonati delle Pay; quindi studiano dei pacchetti che permettano ai broadcaster di trasmettere le partite su più piattaforme.

Diritti tivù, Sky pronta a trattare con MediaPro ma pensa al piano B

La partita per i diritti dei prossimi tre campionati di Serie A è tutt'altro che chiusa. Parola di Sky. Riccardo Pugnalin, executive vice president, ha raccontato a Repubblca le prossime mosse della società dopo l'assegnazione dei diritti al gruppo spagnolo.

Queste le pochissimi certezze, ma gli scenari possibili sono diversi. Spiegano ambienti vicini agli spagnoli che a Barcellona pensano di fare bingo attraverso la vendita dei diritti agli Ott (Over the top, gli editori online). A quanto si sa, Infront - pronta a chiudere il 5 febbraio a 950 o 980 milioni di euro - imputa il fallimento dell’ultima asta non a Mediaset, che ha messo soltanto 200 dei 260 milioni previsti, ma a Sky. Rispetto a quanto previsto, la Pay ha parcellizzato la sua offerta da 630 milioni, mettendo anche 170 milioni sul pacchetto C, quello destinato alle trasmissioni via internet. Questo, secondo l’advisor della Lega, avrebbe spaventato gli Over the top interessati.

E LE "BELLE ADDORMENTATE"? In un'ottica del genere c’è l’idea di vendere il diritto a trasmettere lo stesso prodotto su più piattaforme nella speranza di far tornare in campo quelle che gli esperti chiamano le “belle addormentate”. Cioè le piattaforme online come Tim, Discovery o Amazon, che a differenza di Telefonica in Spagna o BT in Gran Bretagna si guardano dall’entrare nel settore.

IN ATTESA DEL GIUSTO PREZZO. Il presidente di Tim, Arnaud de Puyfontaine, ha dichiarato durante la conference call di Vivendi di guardare con interesse al nuovo corso e di aspettare «il giusto prezzo». Ma in realtà parla soltanto di un soggetto del comparto, Performa, che all’ultima asta ha messo sul piatto 100 milioni.

Da sinistra il dg della Lega Serie A Marco Brunelli, l'ad di Infront Luigi De Siervo, il presidente di Mediapro Jaume Roures, il socio di Mediapro Taxto Benet, il vice commissario della Lega Serie A Paolo Nicoletti, il vice commissario della Lega Serie A Bernardo Corradi.

Gli spagnoli avrebbero fatto un ragionamento molto semplice: senza calcio Sky metterebbe a rischio almeno 1,7 milioni di abbonati, invece Premium chiuderebbe. Da qui si dà quasi per certo di arrivare al miliardo, con i primi a confermare i loro 630 milioni e gli altri con almeno 260 milioni. I rimanenti 200 milioni per arrivare al 1,150 miliardi previsti dovrebbero giungere sul versante internet.

SI FA GIÀ IL NOME DEI QATARIOTI. E seppure il Biscione si facesse da parte visto i troppi debiti accumulati con il digitale terrestre in questi anni, si fa già il nome dei qatarioti di Bein Sport, soci di Mediapro in Spagna, pronti a entrare in questo segmento. Inutile dire che tutto questo scenario si basa sulla certezza che a Santa Giulia non possano fare a meno del calcio. Ma è davvero così? Entrati nell’orbita di Disney, il canale ragiona con logiche sempre più planetarie. Senza dimenticare che in Gran Bretagna non si sono fatti remore dal tagliare di 800 milioni di euro in tre anni il quantum per il campionato più bello del mondo.

SKY VORREBBE ESCLUSIVE VERE. Non mancano voci tra gli esperti che dicono che Sky potrebbe garantire più soldi per la Serie A, se avesse, come il “partitazo” in Spagna, delle esclusive vere: oggi paga il triplo di Mediaset per avere tutte le partite, mentre a Cologno, spendendo meno, si trasmettono tutti i migliori match. Un’ipotesi questa che imporrebbe una trattativa privata (quindi contraria alla ratio del bando) e alla quale non crederebbero negli ambienti di Infront: già in passato discussioni in questa direzione non avrebbero portato a nulla.

E se i broadcaster non accettano le condizioni degli spagnoli? Mediapro si terrebbe i diritti, ma non potrebbe utilizzarli la legge Melandri Gentilloni contro il monopolio

Ma che succede se i broadcaster non accettano le condizioni degli spagnoli? In teoria si terrebbero i diritti e dovrebbero versare il miliardo e 50 milioni di euro pattuito a Infront, che a sua volta lo girerebbe alla Lega. Ma non potrebbe utilizzare i diritti, perché la legge Melandri Gentilloni vieta il monopolio sulle trasmissioni del calcio.

L'ANTITRUST HA 45 GIORNI. In pratica, a quanto si sa, Mediapro sarebbe costretta a presentare la fidejussione per garantire il pagamento soltanto quando l’Antitrust darà il via libera all’operazione. L’autorità ha 45 giorni massimo di tempo per farlo, tempi che però potrebbero triplicarsi se s’inserisse nella valutazione anche l’Agcom.

O BANDO O CANALE DELLA LEGA. Tra gli operatori c’è chi scommette, e sempre in estrema istanza, che il deal con Infront potrebbe cadere se gli organismi di controllo imponessero agli spagnoli un prezzo di vendita, che impedisse loro di realizzare una plusvalenza. A quel punto, ed è questo il secondo scenario, la Lega Calcio e Infront avrebbero due strade: o l’ennesimo bando oppure il canale della Lega.

Senza i soldi dei diritti, i presidenti come garantiscono le fidejussioni necessarie per farsi finanziare il calciomercato?

Come si evince dalle parole di Pugnalin, c’è il timore che Mediapro possa tramutarsi nel partner editoriale o finanziario di Lega Channel, dopo il ritiro di Discovery. Sul progetto Infront starebbe continuando a lavorare, tanto che c’è chi vocifera una mezza offerta a Pierluigi Pardo per dirigere il canale. Gli spagnoli hanno il know how e i soldi per provarci. Ma anche questo piano è una scommessa.

UN MERCATO GIÀ SATURO. L’esperienza di Premium, il calcio venduto a meno di 20 euro al mese, dimostra che un prezzo basso non è sufficiente a smuovere un mercato già saturo. E poi Sky ha già fatto sapere che è pronta a rivolgersi all’autorità, perché saremmo di fronte a un monopolista (la Lega più Mediapro) nella distribuzione del calcio tivù. Gli scenari sono tanti, mentre il tempo scorre: ad aprile, quando sarà pronto il terzo bando, le società di Serie A sono solite bussare alle porte delle banche per farsi finanziare il calciomercato. Ma senza i soldi dei diritti, i presidenti come garantiscono le fidejussioni necessarie?

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