Cambridge Analytica Trump Russiagate
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5 Aprile Apr 2018 1645 05 aprile 2018

Il gruppo Sinclair, network della propaganda pro Trump

Possiede 193 stazioni locali negli Usa. Ha fatto recitare lo stesso messaggio a tutti i suoi conduttori contro le fake news. Ricalcando i tweet del presidente. E ora punta sul suo sostegno per conquistare altre reti.

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L'attenzione di media e opinione pubblica sul caso Cambridge Analytica, la società di consulenza inglese che ha usato impropriamente i dati di Facebook per le campagne di Trump e del Leave nella Brexit, ha fatto passare un po' in sordina un episodio di cui si discute da giorni sui giornali e sulle tivù americane e che descrive bene la potenza della macchina della propaganda conservatrice americana, oggi schierata come un sol uomo a favore di Donald Trump, domani chissà.

IL MESSAGGIO A RETI UNIFICATE. Non parliamo di Breitbar di Bannon o dei legami di Cambridge Analytica con il grande finanziatore repubblicano Robert Mercer, ma di un network di televisioni locali poco conosciuto dal pubblico internazionale ma molto influente negli Usa, il Sinclair Group, che possiede 193 stazioni televisive locali sparse in tutti gli Stati Uniti. All'inizio del mese, la compagnia ha obbligato i presentatori delle diverse tivù a leggere lo stesso proclama contro le fake news e la «preoccupante, irresponsabile tendenza ad avere notizie a senso unico nel nostro Paese». Il messaggio era rivolto implicitamente alla stampa di “sinistra”, accusata di voler manipolare le coscienze e di veicolare le proprie convinzioni, e molti hanno vi hanno visto l'eco dei numerosi tweet di Trump contro quelli che lui definisce i fake news media, tendenzialmente tutti i media che lo criticano (qui potete leggere il testo integrale del messaggio). Del resto era stato lo stesso Smith in un'intervista al New York Times a chiarire il suo pensiero: «La carta stampata è così di sinistra da essere diventata una goccia insignificante, il che spiega perché è destinata a svanire».

IL VIDEOMONTAGGIO DIVENTATO VIRALE. La notizia è stata data dalla Cnn, Think Progress e poi Deadspin hanno realizzato due videmontaggi che sono diventati virali in poche ore, e per molti la faccenda si è risolta in poco più che un meme. In realtà la storia è più complicata, e chiama in causa un tema di cui noi italiani siamo riconosciuti come massimi esperti: i conflitti di interesse e la commistione impropria tra media e politica.

Il Sinclair Group è di proprietà della famiglia del fondatore, Julian Sinclair Smith, il presidente è il figlio, David Smith, che insieme ai suoi fratelli, secondo il New York Times, negli anni ha dato gran parte delle sue donazioni politiche ai repubblicani, in quota minore ad alcuni candidati democratici, e nel 2016 ha lautamente finanziato la campagna elettorare di Trump.

L'ACCORDO SEGRETO TRA KUSHNER E SINCLAIR. Alla fine del 2016, Politico ha raccontato che durante un meeting con imprenditori e manager, Jared Kushner, il genero di Trump, avrebbe rivelato l'esistenza di un accordo con Sinclair per favorire Trump durante la campagna elettorale: lo staff di Donald avrebbe dato accesso incondizionato ai giornalisti del gruppo alla campagna e al candidato, in cambio loro avrebbbero trasmesso le interviste senza commenti. Questo perché negli Stati in bilico, che sono stati decisivi per l'elezione di Trump, le emittenti del gruppo Sinclair raggiungono audience superiori a quelle della Cnn. In Ohio, per fare un esempio, il rapporto è 250 mila ascoltatori a 30 mila. La rivelazione di Politico non è mai stata smentita.

LA FCC TRUMPIANA DÀ UNA MANO A SMITH. Ora il gruppo sta cercando di fare il gran golpo nella Federal Communication Commission: sfruttando un appiglio legislativo e il sostegno del presidente della commissione, Ajit Pai, nominato da Trump, vuole chiudere un accordo con la Tribune Media da 3,9 miliardi di dollari per acquisire così altre 42 stazioni televisive, una mossa che la porterebbe a raggiungere il 72% degli spettatori americani.

Nell'attesa della decisione finale, la polemica monta negli Usa. Il testo trasmesso a reti unificate e recitato dai presentatori della compagnia era formalmente una difesa del buon giornalismo e della correttezza dell'informazione, dei processi di verifica e della necessità per chi informa di non assecondare pregiudizi. Il punto è che questo è esattamente il contrario di come lavora la società e di come sono costretti a lavorare i suoi dipendenti, come ha raccontato al New York Times Cliff Schecter, che dal 2004 e per molti anni è stato un analista politico della compagnia. Trump dal canto suo non ha perso l'occasione per attaccare di nuovo i “fake news networks”, Cnn e Nbc, ma questa volta per fare anche un endorsement esplicito a un'altro gruppo di comunicazione. Indovinate quale?

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