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18 Aprile Apr 2018 0950 18 aprile 2018

Innovazione digitale, manuale per l'uso

Lo scandalo Facebook e la pubblicità on-line. Per Lombardo, organizzatore del Web Marketing Festival, servono più responsabilità e più educazione 

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A giudicare dai profili Facebook degli italiani il lavoro presso «imprenditore di me stesso» è il mestiere più diffuso nel Paese. Una qualifica a volte scherzosa che però, secondo Cosmano Lombardo, segnala un errore di fondo: «Imprenditore è chi si fa carico di attività con un impatto positivo sulla società, non chi va alla ricerca di benefici solo personali». In una parola, serve «responsabilità».

Questo concetto guida Lombardo nell’organizzazione del Web Marketing Festival, una tre giorni di incontri sull'innovazione digitale e sociale che si terrà a Rimini fra il 21 e il 23 giugno. Lo scandalo Cambridge Analytica dimostra quanto il tema del web marketing – e della responsabilità d’impresa – siano centrali. «Siamo alla sesta edizione e in sei anni è cambiato tutto, pare di essere piombati in un altro mondo», dice Lombardo, «oggi aziende grandi e piccole si interessano al web marketing e i giovani, da sempre più attenti a questo mondo, hanno capito che il digitale non è un gioco, ma un’opportunità professionale importante». Durante la manifestazione l’argomento verrà affrontato da diverse prospettive: «Il 21 giugno con gli Autogol e il Coni si parlerà di sport e digitale», anticipa, «ci sarà una sessione dedicata a blockchain e criptovalute con l’intervento dell’esperta Marcella Atzori, una all’intelligenza artificiale con Carlos Bautista, ricercatore della NYU Tandon School of Engineering, un’altra al rapporto fra ambiente e tecnologia…».

Cosmano Lombardo
chairman del Web Marketing Festival

Se la consapevolezza degli operatori è aumentata, su quella di utenti e consumatori c’è ancora molto da lavorare. Un sondaggio di Ipsos (l’istituto parteciperà al Festival) rivela che solo un italiano su tre ha messo mano alle impostazioni del proprio profilo Facebook, scegliendo quali dati rendere pubblici e quali tenere per sé o per i propri amici. Stando a una ricerca di Blogmeter, simile percentuale di utenti non distingue sui social network la pubblicità dai contenuti personali. «Gli strumenti e le piattaforme digitali hanno cambiato la nostra vita», aggiunge Lombardo, «sono mezzi potenti, ma l’educazione è fondamentale per utilizzarli in modo consapevole e corretto e sotto questo aspetto le istituzioni sono ancora in ritardo».

La rivoluzione digitale ha inciso profondamente sull’informazione e i media tradizionali hanno faticato – e tuttora faticano – ad adattarsi alle nuove abitudini di consumo. Una volta, nel riportare una notizia e per sostenerne la veridicità, si diceva «l’ho letto sul giornale», oggi spesso si sente «l’ho visto su Facebook/Google». Nel processo di trasformazione, però, si è a volte smarrito l’aspetto dell’attendibilità e della verifica delle fonti: «Il problema delle fake news è grave, ma è stato affrontato in malo modo», sottolinea Lombardo, «le notizie false esistono da quando esiste il mondo, ma Internet ne ha amplificato la diffusione: gli strumenti per verificare la credibilità di un’informazione sono a disposizione di tutti, basta sapere dove cercare ». Insomma, Internet è parte del problema, ma può diventare anche la cura e il Web Marketing Festival organizzerà un hackathon dedicato alle fake news, una collaborazione fra programmatori, data analyst, UX e UI designers, graphic designer, professionisti del mondo editoriale e digital marketers per trovare soluzioni tecnologiche al problema.

Nei tre giorni si affronterà anche il tema dell’accessibilità che resta un elemento di debolezza per buona parte dei siti. Un problema che riguarda anche le organizzazioni no profit e del sociale: «Siamo in contatto con l’Unione italiana ciechi e stiamo portando avanti una serie di ricerche per individuare i difetti dei portali delle associazioni», spiega Lombardo, «una volta estrapolati i dati, si passerà all’azione con campagne di sensibilizzazione: una parte del Festival sarà dedicata al tema con interventi formativi».

Federica Angeli
giornalista di Repubblica

Uno studio pubblicato a settembre su Nature e intitolato Moral Outrage in the digital Age (L’indignazione nell’era digitale) sostiene che la facile indignazione manifestata ogni giorno via social potrebbe abbassare la capacità di riconoscere le “vere” ingiustizie nella realtà e contribuire alla polarizzazione della società, «trasformando le antiche emozioni sociali da una forza per il bene comune in uno strumento per l’autodistruzione collettiva». D’altro lato, non v’è dubbio che le campagne in rete a favore della legalità e dei diritti abbiano giocato un ruolo fondamentale nella promozione di alcune battaglie di civiltà. Insomma, i social network, così come ogni altro mezzo di comunicazione, sono uno strumento di per sé neutro: tutto dipende dall’uso che le persone ne fanno.

Lo spiega bene Lombardo: «All’epoca degli attentati a Falcone e Borsellino era impossibile parlare pubblicamente di mafia, al tempo di Peppino Impastato era perfino proibito nominarla in famiglia», dice Lombardo, «questi personaggi hanno rotto il silenzio, oggi abbiamo a disposizione degli strumenti di comunicazione potentissimi e dobbiamo sfruttarli per diffondere la cultura della legalità». Il rischio, altrimenti, è che, come già accaduto, «siano loro a impadronirsene per promuovere la cultura mafiosa, il loro stile di vita» e fare così proselitismo. Perciò, Lombardo tiene particolarmente a dedicare ogni anno al Web Marketing Festival uno spazio importante proprio alla difesa e promozione della cultura della legalità. Nella precedente edizione protagonista è stata Federica Angeli, giornalista di Repubblica, da anni sotto scorta per la sua lotta alla criminalità organizzata proprio attraverso i social network.

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