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25 Maggio Mag 2018 2045 25 maggio 2018

La lezione del New York Times: in tre anni digitale supererà la carta

Spingere sulla qualità, fidelizzare gli utenti, assecondare i loro interessi. È la ricetta del quotidiano americano presentata dal ceo Mark Thompson a Borgo La Bagnaia.

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Spingere sulla qualità, fidelizzare gli utenti, assecondare i loro interessi e soprattutto approfittare di tutte le opportunità offerte dal digitale. Sono gli antidoti alla crisi dell'editoria su cui puntano i grandi gruppi americani che hanno ormai sotterrato l'ascia di guerra nei confronti delle piattaforme online, pur non mancando di sottolineare l'imprescindibilità di una remunerazione per i contenuti.

UN CONFRONTO TRA QUOTIDIANI A LA BAGNAIA. A Borgo La Bagnaia si sono confrontati i direttori di tre quotidiani Usa, New York Times, Washington Post e Wall Street Journal, con i responsabili dei settori news di Google, Facebook e Twitter che fanno la parte del leone nella raccolta pubblicitaria. La strada della collaborazione è ormai considerata l'unica percorribile. Non a caso il ceo del Times, Mark Thompson, ha parlato dei social come di un canale importante per veicolare i contenuti del quotidiano.

QUOTIDIANI ITALIANI CAMBINO STRATEGIA. Importante ma certamente non esclusivo. «Google e Facebook», ha detto, «sono utili per farci scoprire dalla gente, ma per sopravvivere dobbiamo essere la prima destinazione per gli utenti». È il modello che ha consentito al quotidiano di tornare a crescere: puntare sulla fidelizzazione, sugli abbonamenti a pagamento, anche al digitale, che quest'anno raggiungeranno quota quattro milioni. «Pochi o forse nessun quotidiano, anche qui in Italia, sopravvivrà nell'arco di dieci anni se si cambierà strategia in modo radicale», ha avvertito. «Sia la carta stampata che il digitale ci portano utili», ha spiegato Thompson. «Entrambi hanno un margine positivo nel nostro bilancio: attualmente il digitale rappresenta circa il 38% del totale dei ricavi, la carta il 62%. Il peso del digitale cresce del 5-6% ogni anno e tra 3 o 4 anni supererà quello della carta».

DIGITALE IN CRESCITA DA ANNI. Thompson aveva recentemente sostenuto che il gruppo potrà fare a meno della carta nel giro di dieci anni. Un concetto che durante la visita italiana ha preferito non ribadire, ma che ha evidentemente ben presente in mente. «Quello che conta», ha aggiunto, «è che il digitale rappresenta già una significativa fonte di utile, che è più che raddoppiata in 5 anni». Al New York Times, gli ha fatto eco il direttore del quotidiano Dean Baquet, «ci sono più giornalisti di 10 anni fa», grazie al fatto che «abbiamo chiesto ai lettori di pagare per un contenuto che non sarebbero riusciti a trovare da nessuna altra parte».

LA PUBBLICITA' NON RENDE PIU'. La strada degli abbonamenti è considerata l'unica percorribile anche dal Washington Post e dal Wall Street Journal. «Non si guadagna più sulla base della pubblicità. L'area di crescita è quella degli abbonamenti al digitale», ha sottolineato Martin Baron, direttore del quotidiano della capitale Usa, ricordando che l'azienda «è tornata all'utile due anni fa e che l'anno scorso gli utili sono stati tutti reinvestiti». «Prima non riuscivamo neppure a inserirla tutta, oggi la pubblicità va ai giganti digitali», ha aggiunto Gerard Baker, direttore del quotidiano economico. «Per noi sono importanti gli abbonamenti che possono crescere solo con il giornalismo di qualità».

CAIRO: «CARTA PRIMA FONTE DI RICAVI». La crescita dei ricavi da digitale non raggiunge in Italia i livelli degli Usa, ma c'è consapevolezza che è quella la strada da seguire. «Dobbiamo stare al passo con i tempi e investire molto», ha detto il presidente e ad di Rcs, Urbano Cairo, «ma la carta non va in pensione nell'editoria, resta una componente molto importante, specie per una realtà come Rcs nella quale, tra Italia e Spagna, rappresenta ancora oggi l'84% del fatturato». «Se oggi si leggono meno giornali perché chi lo fa non fa un buon lavoro. I lettori evidentemente ti stanno dicendo qualcosa», ha affermato John Elkann, vicepresidente di Gedi.

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