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6 Giugno Giu 2018 1100 06 giugno 2018

Il Populista "libera il Salvini che è in te": fenomenologia di un sito

Ha sostituito la Padania. Vanta il ministro dell'Interno come condirettore. Cita Califano, Fallaci, Gaber, Maradona, Mina. Così sul web i leghisti orientano  il loro pensiero intransigente.

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Ogni tempo ha i suoi movimenti politici. E ogni movimento le sue figure di riferimento. Nel pantheon della Lega di Salvini ci sono il sergente testa calda Gunny interpretato da Clint Eastwood, colui che ha tramandato il codice dei samurai Yamamoto Tsunetomo e l'ultima Oriana Fallaci, quella che nell'islam vedeva solo un pericolo. Personaggi combattivi, dunque sempre fieri di andare controcorrente.

UN PANTHEON MOLTO MACHO. Poi c'è il generale Charles De Gaulle, il cosiddetto presidente monarca. E ancora provocatori di professione, un tempo cari alla sinistra, come il cantautore Giorgio Gaber, l'irriverente Oscar Wilde e l'incantatrice Mina. Infine personaggi popolari come l'alpinista scrittore Mauro Corona, il gigolò Franco Califano e, su tutti, l'unico straniero capace di sedurre il popolo italiano (soprattutto una parte): Diego Armando Maradona. Un pantheon macho, dunque. Con velleità eroiche che non ripudiano la sensibilità popolare.

IL POPULISTA DOPO LA PADANIA. Come lo sappiano? C'è un sito che da un paio d'anni cerca di prendere il posto di quella che fu la Padania. Secondo la recente inchiesta de l'Espresso sulla «cassaforte di Matteo», a questo sito (via Mc srl) e a Radio Padania sono arrivati gli oltre 300 mila euro di donazioni all'associazione culturale Più voci. Il sito si chiama Il populista, ed è diretto da Alessandro Morelli, ex Radio Padania, e co-diretto dall'attuale ministro dell'Interno in persona (secondo un noto costituzionalistia «non ci sarebbe incompatibilità tra le due cariche, ma certo è inappropriato»).

MEDIA DI 400 MILA VISITE MENSILI. Il sito viaggia su una media di 400 mila visite mensili e il suo dominio risulta registrato già da aprile 2012 dal tesoriere leghista Giulio Centemero. Lo stesso che, sempre secondo l'Espresso, assieme ad altri ha depositato all'ufficio brevetti il marchio Salvini premier in stile Trump.

Il Populista, analisi del nuovo organo trash leghista

EDITORIA Politicamente scorretto. Urlato. Senza spazi culturali né alcun approfondimento. Così Il Populista ha archiviato la Padania. In barba a vecchi lettori e giornalisti. In piena crisi del giornalismo, di costi e di contenuti, la nascita di un nuovo quotidiano online, per di più "politico", in un'epoca in cui gli organi di partito o sono estinti o navigano in pessime acque, sembrerebbe essere un piccolo spiraglio verso l'uscita dall'impasse.

Più della metà dei suoi lettori approda direttamente alla sua homepage, un quinto da social network: ha quasi 3 mila follower su Twitter e 18 mila su Facebook. Significa che ha lettori fedeli, che vanno direttamente sul sito per orientarsi sul panorama politico e informativo. Il 2% dei contenuti viene scambiato privatamente su WhatsApp.

«AUDACE ISTINTIVO E FUORI CONTROLLO». Il sito ha un claim - «libera la bestia che è in te» - e si presenta come un quotidiano «audace, istintivo, fuori controllo». Appena nato chiamava a raccolta quelli che avevano il Salvini Factor, oggi non diversamente vuole coinvolgere i lettori in una sorta di citizen journalism in cui «la regola è solo una: non si tollera ipocrisia, falsità o finto buonismo».

  • I dati sul traffico de "Il Populista"

A fronte di piccoli scippi, incendi e volontari delle ramazze, i contenuti più strutturati sono divisi in categorie a dir poco originali. E ognuna ha un'epigrafe accuratamente scelta dal pantheon che vi abbiamo presentato. C'è per esempio l'incazzato, con Clint Eastwood nei panni del sergente Thomas "Gunny" Highway, eroe della guerra di Corea odiato dai superiori per i suoi metodi bruschi e l'insofferenza verso la disciplina militare. «È meglio che prendi nota: io sono cattivo, incazzato e stanco».

DUTERTE COME SIMBOLO DEL VAFFA. Qui neanche a dirlo troviamo soprattutto articoli che hanno come protagonista Salvini (uno e trino è il caso di dire: condirettore del sito, segretario di Partito, vicepremier e ministro dell'Interno) che «taglia i miliardi dell'invasione» con commenti tipo: «Al Pd non possono credere che la pacchia sia finita», giusto per fare un esempio. E di tanto in tanto il presidente delle Filippine Duterte «che manda 'affa l'Onu: a casa mia comando io».

Il papa: nella Chiesa c'è posto per tutti. Sì, ma gli immigrati non se li tirano dentro

Attacco a Bergoglio su Il Populista

La seconda categoria è il buonista e qui si cita Mina: «Il buonismo è l'altra faccia dell'indifferenza». Apre l'articolo «Balotelli, una maglia per la pelle», ma è l'occhiello che detta la linea: «cosa non si fa per farsi pubblicità». In questa sezione il Santo Padre la fa da padrone. Un esempio? «Il papa: nella Chiesa c'è posto per tutti» e a commento: «Sì, ma gli immigrati non se li tirano dentro». O ancora «Bergoglio: fare l'equazione islam terrorismo è sciocco», e il solito occhiello: «papa o imam?».

COME I SAMURAI: DA MELEGATTI A ORBAN. Poi c'è il samurai: «Se t'imbatti in gravi difficoltà o in situazioni incresciose, non è sufficiente dire a te stesso che non ne sei turbato. Devi spingerti ancora più avanti con audacia e rallegrartene, quasi dovessi superare una barriera. Come dice il motto: "Quando l'acqua sale, la barca si alza"». Qui c'è un po' un minestrone di chiunque combatta i poteri forti. Dalla Melegatti a Orban passando per il principe saudita che rivendica il diritto all'esistenza dello stato di Israele.

Bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo

Citazione di Giorgio Gaber

E ancora c'è la strada, che certo non ha chiesto il permesso alla buonanima di Gaber per essere presentata con un suo verso: «Bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo». Qui si raccolgono le “notizie” di cronaca tradizionali, quelle date senza verifica, solo per avere nel titolo rom, bulli o campi. E quelle che, comunque, risultano le più lette.

L'INVASIONE, LA FALLACI E I TROLL GAY. Altra sezione, altro nome evocativo: l'invasione. E qui l'epigrafe di Orania Fallaci ci sta tutta: «Se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà». Moschee, imam, gli sbarchi, le parole di Salvini eccetera. Ancora: il teatrino. Apre con un sempreverde Charles De Gaulle: «Sono giunto alla conclusione che la politica sia una faccenda troppo seria per essere lasciata ai politici» per poi scagliarsi contro i «troll gay» che insidiano «il ministro che ha osato difendere la famiglia tradizionale».

Confessare a una donna di essersi masturbati pensandola è uno dei complimenti più belli che esistono

Citazione di Franco Califano

E ancora i Gggiovani! con un dannunziano Oscar Wilde: «I vecchi credono a tutto: le persone di mezza età sospettano di tutto: i giovani sanno tutto». Qui episodi di bullismo, bravate giovanili e altre amenità. Poi ci sono i corrispettivi di cibo e salute. Per Bello è buono si cita lo scrittore con la bandana Mauro Corona: «Tutti i sentimenti, dai più nobili ai più gretti, hanno bisogno di pancia piena». E Sex and trash apre con quel gentiluomo del Califfo che viene ricordato per «Confessare a una donna di essersi masturbati pensandola è uno dei complimenti più belli che esistono».

BAR SPORT E RIFERIMENTO AI RIGORI. Qui troviamo forse i titoli migliori: «L'Uganda vuole vietare il sesso orale», ma poi, si legge in piccolo nel sommario, la notizia è un'altra: «Il presidente ugandese Museveni ha anche varato una legge per mettere in galera i gay». O ancora: «Roma, passeggia nudo in stazione. Pendolari scioccati (non per le dimensioni)» per parlare della situazione di degrado del centro della capitale. In ultimo Bar Sport una sezione aperta da una grande frase di Maradona: «I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli». Qui si parla veramente di sport, ma il titolo della sezione fa pensare immediatamente a Stefano Benni: «Quando al Bar Sport non si discute di campioni, sfide, amori, cappuccini, centravanti, sbronze, trasferte, sesso e meringhe, si parla dei programmi del cinema Sagittario». O ci si butta in politica, ci sembra il caso di aggiungere.

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