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22 Giugno Giu 2018 1603 22 giugno 2018

Caso Sopaf, l'Inpgi chiede danni per 1 milione a 15 giornalisti

Dopo l'assoluzione dell'ex presidente della cassa previdenziale Camporese. Citati anche lavoratori autonomi senza una testata a cui appoggiarsi. Interviene il presidente dell'Unione cronisti italiani.

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Giornalisti contro giornalisti: l'Inpgi, l'ente previdenziale di categoria, ha intentato cause civili contro una quindicina di colleghi per un valore complessivo superiore al milione di euro. La decisione è stata presa dopo che l'ex presidente Andrea Camporese è stato assolto con formula piena dalle accuse di corruzione e truffa nel processo milanese che ruota intorno alla finanziaria Sopaf. I colleghi a cui viene chiesto un milione di euro hanno scritto a vario titolo della vicenda. In alcuni casi le cause civili sono state intentate contro giornalisti non dipendenti, che non hanno quindi una testata a cui appoggiarsi per pagare gli avvocati ed eventualmente rifondare il danno.

L'ARTICOLO INCRIMINATO. A darne la notizia è il presidente è il presidente dell'Unci (e dell'Ordine della Lombardia), Alessandro Galimberti. I giornalisti coinvolti sono una dozzina a Roma. A Milano sono stati citati Frank Cimini e Manuela D'Alessandro, per un articolo comparso sul sito indipendente Giustiziami.it e a cui sono stati chiesti 75 mila euro. Nel pezzo incriminato si dava conto in maniera critica del fatto che nel processo Sopaf l'Inpgi avesse scelto di non costituirsi parte civile, al contrario di quanto fatto dalla cassa dei ragionieri che si trovava in una posizione simile. «I giornalisti saranno contenti?», si chiedevano i due colleghi.

«GIORNALISTI INCOERENTI». «Oggi Frank Cimini e Manuela D'Alessandro scoprono di essere stati citati sostanzialmente per aver provocato un danno», ha spiegato Galimberti, «l'Inpgi, per altro, si costituì parte civile nel processo in questione un anno dopo il pezzo incriminato». «Ogni giorno», ha poi aggiunto Galimberti, «la Fnsi (il sindacato dei giornalisti, ndr) fa pubbliche professioni di difesa della libertà di espressione, e da almeno due anni ha dichiarato guerra a quelle che vengono definite le querele temerarie. Sembra davvero incoerente che di fronte a una formulazione di critica giornalistica assolutamente pertinente l'Inpgi faccia un'azione di citazione a giudizio che somiglia molto alla temerarietà».

Manuela D'Alessandro e Frank Cimini

Al momento dell'assoluzione, Andrea Camporese aveva così commentato: «Sono ovviamente soddisfatto, dopo un lungo e dolorosissimo processo, del fatto che il tribunale abbia riconosciuto che ho sempre agito nell'interesse dell'ente che ho presieduto per otto anni. Il pensiero va a quella minoranza di giornalisti che ha voluto violentemente strumentalizzare la vicenda, tentando di usarla in piena campagna elettorale, descrivendomi come un viaggiatore a spese altrui e una sorta di diavolo. Questi signori, con i quali presto ci confronteremo per stabilire altre verità, hanno approfittato del fatto che non avevo accesso agli atti, come prevede il Codice, realizzando incredibili copia-incolla, salti temporali di anni, valutazioni tecniche completamente errate e insinuazioni di ogni genere. Mi spiace per loro e per l'Inpgi, ingiustamente infangato e accusato di ogni nefandezza, mentre oggi rinnovo la mia stima e riconoscenza per il lavoro svolto dalla presidenza, alla direzione generale fino all'ultimo dei dipendenti». E, tuttavia, questo non sembra essere il caso del pezzo comparso su Giustiziami.it.

I GIORNALISTI COINVOLTI: SIAMO SCIOCCATI. Frank Cimini ha così commentato: «Bastava mandare una lettera e noi la avremmo pubblicata come sempre fatto, questa è un'azione che suona come intimidatoria. Forse pensano che quel pezzo sia stato scritto perché dietro di noi c'era qualcuno, che fossimo parte in una diatriba interna a Ordine e Inpgi. La cosa che mi fa specie e che adesso Inpgi arriva, forse anche per ragioni di cassa, a chiedere soldi a colleghi che scrivono articoli critici quando non mi risulta che siano mai state fatte azioni efficaci contro editori che da trenta anni, con uno stato di crisi dietro l'altro, depauperano la cassa previdenziale”. Manuela D'Alessandro ha ricordato che Giustiziami ha, ad oggi, pubblicato «oltre mille pezzi sul blog, mai una querela mai una citazione, anche per pezzi duri. Siamo scioccati».

IL CONSIGLIERE DI MINORANZA: CHIEDERÒ SPIEGAZIONI. Alla conferenza stampa a Milano dove è stata data la notizia era presente anche Nicola Borzi, consigliere di minoranza dell'Inpgi, secondo cui la questione non è stata discussa in consiglio. «A questo punto la cronaca giudiziaria non dovrebbe più esistere. Chiunque entra in un procedimento penale e poi esce assolto potrebbe dire “visto che ho avuto spese in giudizio, ne faccio pagare il conto a chi ne ha scritto". Incomprensibile. Al prossimo consiglio generale solleverò la questione e mi aspetto una risposta dalla direttrice generale e dalla presidente Marina Macelloni che sicuramente ha firmato gli atti con cui si chiedono i soldi».

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