Barbara Carfagna Codice Raiuno
26 Luglio Lug 2018 1541 26 luglio 2018

Barbara Carfagna conduce la seconda edizione di Codice

Sei puntate, sei argomenti che guardano al futuro ma ben documentati nel presente. La giornalista del Tg1 pronta alla nuova sfida.

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Riparte la trasmissione Codice, condotta da Barbara Carfagna, il giovedì alle 23.30 su Raiuno. Sei puntate, sei argomenti sfidanti che guardano al futuro ma ben documentati nel presente. «Mentre in Italia ci perdiamo in zuffe tra e nei partiti, personalizzando tutto, nel mondo la politica è già cambiata, prendendo direzioni che non possiamo ignorare perché presto potremmo trovarci in casa gli stessi sistemi senza averli scelti», dice Carfagna, autrice del programma con Giuseppe Giunta, Massimo Cerofolini e la collaborazione di Arturo di Corinto con la regia Luca Romani. Nella nuova edizione di Codice si parlerà per esempio di medicina predittiva. «È giunto il momento», spiega l'autrice, «in cui, attraverso il sequenziamento del genoma, possiamo curarci da sani e non da malati»; di transumanesimo - «non ci stacchiamo mai dallo smartphone, mettersi o no un chip sottopelle come fanno gli svedesi cambia poco»; di Paesi leapfrogging - «li chiamiamo terzo mondo ma in Kenya hanno già la cartella medica nello smartphone»; di smaterializzazione - «i furti non sono più nelle zecche come nella serie La casa di carta: in Islanda hanno rubato in una farm che produce bitcoin: il ladro è in carcere ma manca il corpo del reato»; di fake society - «i ricercatori del Mit di Boston ci mostrano come potremo ricostruire una nostra realtà a partire da ciò che vogliamo percepire» e sulla Governance, il potere nell’era digitale. «La grande opportunità del nostro tempo è capire la trasformazione in atto prima di trovarsi a vivere una realtà disegnata da altri», continua Carfagna, «inconsapevoli come la rana, che scambia il tepore della pentola per piacevolezza e resta bollita man mano che si alza la temperatura senza nemmeno accorgersene».

Barbara Carfagna.

DOMANDA. Ci può fare un esempio?
RISPOSTA. In Cina si fa politica con l’algoritmo. Siamo andati nel villaggio dove una celebre puntata di Black Mirror è diventata realtà: ogni cittadino ha una patente a punti reputazionale. Basata sulle valutazioni fatte tramite intelligenza artificiale e analisi dei dati: riconoscimento facciale, webcam, smartphone, polizia con occhiali collegati alle banche dati, amici e conoscenti (obbligati a fare la spia per non perdere loro stessi reputazione, ndr) tracciano e danno un punteggio a tutti i comportamenti in ogni fase della giornata. Dopo aver perso molti punti non si potrà più acquistare un biglietto aereo, nessuno vorrà uscire con te, assumerti, sposarti.

Non stiamo parlando esattamente di una democrazia occidentale...
Lì e a Singapore lo Stato ha preso in mano la situazione, imbracciando la tecnologia e avviandosi verso una dittatura dell’algoritmo che obbliga il cittadino a una condotta funzionale. Ma guardiamo il caso Cambridge Anaytica, che è l’unico venuto a galla ma non certo il solo: le nazioni si avviano a perdere il controllo della situazione. Regalando i nostri dati a quelle che Martin Sorrell (fondatore del colosso pubblicitario Wpp, ndr) in un’intervista chiama «le nuove sette sorelle», Amazon in testa, Google, Facebook e altre quattro. Come cittadini ci stiamo rendendo irrilevanti, mentre un’élite, guidata da ingegneri e un manìpolo di imprenditori, marcia indisturbata verso il monopolio delle nostre menti e dei nostri corpi attraverso le tecnologie biologiche.

Che fine faranno tra un po’ le nostre Democrazie già in subbuglio?
Gli esperti che abbiamo intervistato sottolineano tutti, a diverse latitudini, la necessità di creare movimenti di cittadini che intendano riappropriarsi dei loro dati. Faremo vedere come. Secondo lo storico Yuval Harari, autore di bestseller da 5 milioni di copie l’uno, la democrazia non sopravviverà nella forma attuale e, se non verrà reinventata in un sistema strutturato dalla combinazione tra tecnologie biologiche e informatiche, ci ritroveremo in una dittatura digitale guidata da entità diverse dagli umani. Audrey Tang, ministro digitale di Taiwan e attivista studia e applica metodi di transizione (lenta) verso un open government e una democrazia partecipativa che, una volta più maturi come cittadini digitali, diventerà diretta. Hiroshi Ishiguro vede all’orizzonte un’élite che sa parlare con macchine complesse e una massa inerme e più o meno inconsapevole ma non per questo necessariamente più infelice. Del resto da molti anni il filosofo Luciano Floridi sottolinea l’urgenza di creare un progetto umano (politico) nell’Era digitale. Ora ci siamo. Spunti politici molto diversi. In tutte e sei le puntate abbiamo voluto offrire un panorama documentato e quanto più possibile vario e esaustivo. Rendere il pubblico più informato e consapevole con l’aiuto di scienziati, storici, filosofi, imprenditori dell’Era digitale aiuterà i cittadini a scegliere.

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