Marcello Foa Presidente Rai
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1 Agosto Ago 2018 0846 01 agosto 2018

Perché Foa può essere presidente Rai anche senza voti

La commissione di Vigilanza ha bocciato la nomina. Ma il giornalista è il membro più anziano del cda. E potrebbe assumere l'incarico ad interim. Salvini lo blinda, Di Maio no: «Serve un'intesa».

  • daniele ferri
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La commissione di Vigilanza ha bocciato la nomina di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Hanno partecipato al voto 23 componenti su 40: i sì sono stati 22, numero inferiore al necessario quorum dei due terzi (27), e c'è stata una sola scheda bianca, quella del presidente della commissione Alberto Barachini. La bocciatura era ormai prevista, tenuto conto che Forza Italia aveva deciso di mettersi di traverso e che Pd e Liberi e Uguali erano pronti a fare le barricate. Ma l'altra notizia è che Foa, in quanto membro più anziano del consiglio di amministrazione, potrebbe assumere temporaneamente l'incarico di presidente anche senza la maggioranza qualificata richiesta dalla legge in commissione di Vigilanza. Di sicuro, per ora, c'è che dopo lo stop il cda ha aggiornato la discussione al 2 agosto. Mentre Luigi Di Maio ha sollecitato un accordo: «Se ci sarà un'intesa tra le forze politiche, è auspicabile che il nome di Foa torni in commissione. Altrimenti sono le forze politiche che siedono in commissione che possono trovare un'alternativa. Il governo non può ignorare la commissione di Vigilanza. Se non ci sarà un'intesa, è chiaro che il nome Foa non può tornare».

FOA NON SI DIMETTE

«Prendo atto con rispetto della decisione della commissione di Vigilanza. Come noto, non ho chiesto alcun incarico nel consiglio che mi è stato proposto dall'azionista. Non posso, pertanto, che mettermi a sua disposizione invitandolo a indicarmi quali siano i passi più opportuni da intraprendere nell'interesse della Rai», si è limitato a dire Foa, fortemente voluto a viale Mazzini dalla Lega. E in questo modo ha di fatto rilanciato la palla nel campo del governo. L'azionista della Rai, infatti, è il ministero dell'Economia, che detiene il 99,5% delle quote. Alla figura di presidente, tuttavia, è associata una funzione di garanzia che si riflette nel quorum dei due terzi e che presupporrebbe il gradimento, o quantomeno la non contrarietà, anche delle forze d'opposizione. Matteo Salvini non pare curarsene: «Il parere che darò sarà di riconfermare la fiducia a Marcello Foa. È il massimo cui si può ambire come presidente della televisione pubblica. Quelli della sinistra sbraitano, ma hanno perso ogni credibilità. Conto che trattandosi di una persona libera che ha lavorato nell'ambito dell'informazione di centrodestra, abbia il sostegno di tutto il centrodestra. Mi pare curioso che Forza Italia dica no».

PARAGONE E L'IPOTESI DELL'INCARICO AD INTERIM

A illustrare pubblicamente la possibilità di percorrere la strada dell'interim a Foa era stato per primo Gianluigi Paragone, senatore pentastellato ed ex conduttore televisivo. Intervistato da la Repubblica, Paragone aveva spiegato: «Le regole sono regole. Se la Vigilanza non ratificherà l'elezione di Marcello Foa alla presidenza della Rai, il medesimo Foa - in quanto consigliere anziano - continuerà a presiedere il cda Rai fin tanto che in Vigilanza non si sboccherà la situazione». Paragone ha poi aggiunto: «Succede in tutti i consigli di amministrazione che la presidenza - in attesa di alcuni passaggi formali - tocchi al consigliere anziano. Non è colpa mia se il più anziano nel cda Rai è proprio Foa. Evidentemente la fortuna aiuta gli audaci. Certo non chiederemo a Foa di dimettersi».

QUEL RINGRAZIAMENTO SU TWITTER

Al voto su Foa in commissione di Vigilanza non hanno partecipato, pur rimanendo presenti in aula, i parlamentari di Forza Italia, quelli del Pd e quelli di LeU. Per gli azzurri ha fatto eccezione il presidente della commissione Barachini, che come detto ha votato scheda bianca. Dopo la bocciatura, è toccato sempre a Paragone fare il primo commento a caldo: «Volevamo la Rai del cambiamento, l'opposizione ha detto no. Mi auguro che Foa non si dimetta». Il penultimo tweet dell'interessato risale al 31 luglio. Foa ringraziava il cda di viale Mazzini, che lo aveva formalmente nominato presidente, e attendeva «con rispetto» il parere vincolante della commissione di Vigilanza. Stesse parole utilizzate dopo la bocciatura (leggi anche: Chi è Barachini, nuovo presidente della Vigilanza Rai).

Chi è Marcello Foa, candidato presidente della Rai

Giornalista milanese, ha diretto nel 2010 il sito web del quotidiano Il Giornale. Poi è passato al Corriere del Ticino. Il cda ha dato l'ok, ma Forza Italia potrebbe affossarlo in commissione di Vigilanza. Il giornalistamilanese Marcello Foa è stato scelto dal governo M5s-Lega per ricoprire il ruolo di nuovo presidente della Rai.

IL PRECEDENTE DI MONORCHIO

Foa avrebbe potuto dimettersi, seguendo l'esempio dell'ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio, il quale nel 2005, indicato presidente della tivù pubblica e poi bocciato dalla Vigilanza, rinunciò a ogni incarico. Ma sembra deciso a restare in sella facendo leva sull'anagrafe. Con i suoi 55 anni, infatti, Foa è il più anziano tra i sette componenti del consiglio di amministrazione. Un dettaglio di non poco conto ai sensi dello statuto che regola la governance della Rai (leggi anche: Chi sono i consiglieri Rai eletti dal parlamento).

I POTERI DEL PRESIDENTE DELLA RAI

Lo statuto della Rai, dopo aver citato la necessaria ratifica della commissione di Vigilanza, all'articolo 22 parla dei poteri del presidente, che «convoca il consiglio di amministrazione, ne fissa l'ordine del giorno tenendo conto delle materie segnalate dagli organi delegati e delle proposte del direttore generale, ne presiede le adunanze, ne coordina i lavori e provvede affinché adeguate informazioni sulle materie iscritte all'ordine del giorno vengano fornite a tutti i consiglieri. Inoltre il presidente cura la convocazione dell'assemblea, in esecuzione della deliberazione del consiglio di amministrazione».

COSA DICE LO STATUTO SUL CONSIGLIERE PIÙ ANZIANO

Il cda, è scritto ancora nello statuto, «può nominare tra i suoi membri, senza compensi aggiuntivi, un vice presidente. Al vice presidente possono essere attribuiti esclusivamente i poteri di sostituzione del presidente in caso di sua assenza, impedimento o vacanza di carica. La nomina alla carica di vice presidente diviene efficace dopo che sia divenuta efficace quella del presidente». Ma, ed è qui il passaggio chiave, «in mancanza di un vice presidente, la funzione e i poteri del presidente sono esercitati dal consigliere più anziano di età».

Chi è Giampaolo Rossi

Classe 1966, Rossi è laureato in Lettere alla Sapienza di Roma. Esperto di comunicazione è stato dal 2004 al 2012 presidente di Rainet, società del gruppo Rai nata nel 1999 e chiusa nel 2014 che gestiva i portali web del dominio Rai.it e RaiPlay.it.

FORZA ITALIA CHIEDE UN NUOVO NOME CONDIVISO

I partiti si sono scatenati nel commentare quanto accaduto in commissione di Vigilanza. «Il metodo è stato sbagliato, il candidato è stato bocciato. Pertanto va cambiato. In rima lo capiscono tutti, la procedura è chiara, ce ne vuole un altro», ha detto ad esempio Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia. «Chi all'esame è stato bocciato faccia le sua valutazioni, lui e chi l'ha designato, noi abbiamo seguito la procedura. Si è ignorato il metodo che il quorum comporta, cioè il parlarsi». Giampaolo Rossi può essere la persona giusta? «Ora mettersi a fare il totonomi sarebbe la cosa peggiore. Chi è stato bocciato, anche i proponenti, rifletta sull'errore».

PER IL PD È STATO «FERMATO UNO SCEMPIO»

Il Movimento 5 stelle parla invece di una rinascita del Patto del Nazareno: «Foa presidente è il simbolo di una nuova Rai all'insegna dell'indipendenza e della libertà d'informazione. Oggi si è ricostituito il Patto del Nazareno per bloccare la sua nomina. Forza Italia e Pd si sono schierati contro di lui. Dal Pd te lo aspetti, ma da Forza Italia? È un colpo basso alla Lega», ha scritto su Facebook Francesco D'Uva, capogruppo M5s alla Camera. Durissimo il segretario del Pd, Maurizio Martina: «Vogliono una Rai asservita ai comandi di Salvini e della Casaleggio. Il parlamento ha detto no. La commissione di Vigilanza ha fermato questo scempio». Al M5s hanno risposto le capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini: «Altro che asse tra noi e il Pd sulla Rai, l'unico asse di cui siamo profondamente rammaricati è quello che si è creato in violazione della volontà popolare - e nello specifico in violazione dello spirito della legge sulla Rai - tra Lega e M5s».

SINDACATI PRONTI A FARE RICORSO

Sul piede di guerra anche i sindacati dei giornalisti Usigrai e Federazione nazionale della stampa. «Marcello Foa presidente della Rai era una fake news. Avallata dallo stesso giornalista, oltre che dai vice presidenti del Consiglio in dichiarazioni ufficiali. Il no della Vigilanza dimostra una volta di più che il cda aveva indicato un nome governativo e non di garanzia». Secondo i due sindacati «è evidente che ora non sono possibili escamotage per lasciare la presidenza nelle mani di una persona bocciata dal parlamento, che per di più continua a risultare amministratore delegato di un'altra azienda editoriale. Anzi, il cda proceda subito a scegliere un nuovo presidente, che sia finalmente di garanzia, ovvero non rappresentativo della sola maggioranza del governo di turno». Usigrai e Fnsi «hanno dato mandato ai loro legali di continuare e seguire l'evoluzione della vicenda e segnalare in ogni sede nuovi colpi di mano e violazioni delle norme».

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