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7 Agosto Ago 2018 0800 07 agosto 2018

L'epopea editoriale di Daniela Santanchè tra debiti e licenziamenti

Voleva emulare Urbano Cairo. Ma i conti piangono. La società Visibilia, il conflitto d'interessi e i vizi imprenditoriali: tutte le macchie negli affari privati della vulcanica deputata di destra.

  • FABIO PAVESI
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Ora Daniela Santanchè deve reintegrare, come ha sentenziato il tribunale, 16 giornalisti licenziati nel 2017 dalle sue testate Novella 2000 e Visto ed è da sempre alle prese, con le sue attività imprenditoriali, con troppi debiti e poco capitale. Eppure solo pochi anni fa voleva comprare l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, e in perenne stato di crisi finanziaria; e ancora voleva portare in Italia, subito dopo l’attentato terroristico, il prestigioso settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Per la vulcanica ex deputata di Forza Italia, passata ora a Fratelli d’Italia, non c’erano limiti alla sua voglia di protagonismo.

LE RISORSE FINANZIARIE CHE NON CI SONO

Lei, partita dal nulla come venditrice di spazi pubblicitari, si è trasformata in editore nel 2014 con lo sbarco in Borsa della sua Visibilia editore. Ma se da un lato ci sono i proclami, i sogni e le intenzioni, dall’altro c’è la realtà. Occorrono soldi e capacità, cosa che finora nel suo percorso imprenditoriale Santanchè ha dimostrato ben poco. Perché un conto è l’ambizione, ma contrariamente alla vita politica per fare la business woman servono soprattutto risorse finanziarie e spirito imprenditoriale.

VISIBILIA EDITORE NON HA MAI PRODOTTO UTILI

La sua avventura nel mondo editoriale finora non è stata certo un successo. La sua Visibilia editore che pubblica le riviste Ville&Giardini, Ciak e Pc Professional non ha mai prodotto utili. Nel 2017 ha chiuso il bilancio con una perdita di 450 mila euro; che ha seguito la perdita per 780 mila del 2016. Nel 2014 e 2015 il rosso ha superato ampiamente i 2 milioni frutto della svalutazione di Selpress, un ramo d’attività della vecchia Pms. Sempre perdite su ricavi che nel 2017 si sono fermati a 3,55 milioni da oltre 3,8 milioni del 2016. Superavano i 4 milioni nel 2015.

CAPITALI DI RISCHIO INADEGUATI

Fin qui la storia della Santachè assomiglia a molte altre storie del settore editoriale in crisi strutturale da anni e con i fatturati in contrazione. Ma il vulnus vero della parlamentare di destra sta nella struttura finanziaria, dove i capitali di rischio non sembrano adeguati alle circostanze. Pochi capitali e tanto debito.

Daniela Santanchè annuncia la liquidazione della Visibilia Magazine

Daniela Santanchè ha annunciato la liquidazione della Visibilia Magazine Srl, casa editrice dei settimanali Novella 2000 e Visto. Lo scrive in una nota il Cdr delle due testate, che si appella a Silvio Berlusconi: "È sicuro di voler candidare nel suo schieramento una persona che si è dimostrata così poco capace di gestire le sue aziende lasciando 'per strada' i suoi lavoratori e le loro famiglie?".

DEBITI AL DOPPIO DEL FATTURATO

Visibilia editore non produce flussi di cassa, ma in compenso siede su debiti totali per quasi 7 milioni di euro, il doppio del fatturato e 10 volte lo striminzito capitale netto della società che ammonta a soli 737 mila euro. Di questi 7 milioni di debiti, 2,3 sono con le banche che, obtorto collo, già nel 2016 sono state costrette ad allungare la scadenza originale dei prestiti a 9 anni pena l’impossibilità di rimborso da parte della deputata. Che è costretta a continue ricerche di risorse proprie per rimpinguare il capitale eroso dalle continue perdite.

Daniela Santanchè.

IL SOCCORSO ARABO E UN PICCOLO DISIMPEGNO

In pista ci sono stati finora già due aumenti di capitale e di recente il ricorso al fondo arabo Bracknor ltd che si è impegnato a sottoscrivere un prestito obbligazionario convertibile in più tranche, e che ha già esercitato parte dei diritto alla conversione. E così la holding Veh che possiede la quotata Visibilia editore è scesa in questi giorni sotto il 50% del capitale. Un piccolo disimpegno della Santanchè, che fino al 2017 deteneva via Visibilia editore holding il 62% della quotata all’Aim, figlio della necessità di reperire capitali al di fuori della famiglia. Ma le cose non vanno granché bene neanche ai piani alti del piccolo impero della Pitonessa.

CONFLITTO D'INTERESSI SULLA CONCESSIONARIA

La sua Visibilia srl sta in cima alla catena societaria e fa di mestiere la concessionaria di pubblicità. Ha in portafoglio ovviamente le tre testate della Visibilia, quotata con un evidente conflitto d’interessi: se i margini di raccolta sono troppo elevati favoriscono la srl a discapito della quotata; al contrario con margini bassi si favorisce la Visibilia editore a scapito della concessionaria. Ogni volta il consiglio della quotata deve far esprimere a dei periti indipendenti un parere sulla congruità dei valori dato che sono parti correlate.

PERSA LA RACCOLTA PER IL GIORNALE

La concessionaria aveva fino a tutto il 2017 la raccolta nazionale per il Giornale che ora ha perso. I conti già fragili sono destinati a risentirne. Nel 2017 la società di raccolta pubblicitaria della Santanchè ha fatturato 12,5 milioni di euro, in calo di 2 milioni sul 2016. La società chiude da tre anni con lievissime perdite, ma è la situazione patrimoniale che replica il modus operandi della Santanchè imprenditrice. Molto, troppo debito, flussi di cassa modesti o inesistenti e poco capitale.

Il Giornale cambia: via Visibilia, dentro un nuovo socio

La redistribuzione delle quote non è però il solo passaggio che affronterà il gruppo. Presto sarà necessario trovare una nuova concessionaria dato che Visibilia è data in uscita. L'azienda di Daniela Santanché sta infatti attraversando un momento molto delicato, come chiaramente sintetizzato dal comunicato sindacale del comitato di redazione di Visto e Novella 2000, i periodici acquistati da Rcs ed editati dall'azienda dal 2015.

MARGINE INDUSTRIALE DI 300 MILA EURO

La Visibilia srl ha infatti debiti per 15,5 milioni, che superano il fatturato; di questi oltre 8 milioni sono verso le banche e altri 6 con i fornitori. Quei 15,5 milioni di debiti sono pari a oltre 10 volte il patrimonio e poggiano su un margine industriale di poco meno di 300 mila euro. C’è da chiedersi come e quando potranno essere mai ripagati. Ma anche sulla consistenza dell’attivo ci sono zone d’ombra: Visibilia srl ha in carico a bilancio per 2,1 milioni la Visibilia editore holding, che a sua volta controlla la quotata Visibilia editore. Quel valore è stato confermato nell’ultimo bilancio. Ma quest’anno la quota di Veh nella quotata, che capitalizza solo 3,36 milioni, è scesa al 48% dal 62% e rischia nel prossimo bilancio di dover essere svalutata. E anche nel bilancio di Visibilia editore, che come abbiamo visto ha un patrimonio netto di soli 700 mila euro, spiccano i valori elevati degli avviamenti e dei marchi delle testate.

Basterebbe una piccola svalutazione del valore attribuito ai marchi delle testate per mandare in negativo il patrimonio della Santanchè

LE PERPLESSITÀ SUL VALORE DEGLI AVVIAMENTI

Su 8 milioni di attivo di bilancio della quotata, 1,2 milioni è il valore attribuito ai marchi delle testate (Ville e giardini, Ciak e Pc professional cui si sono aggiunte Novella 2000 e Visto dopo la liquidazione di Visibilia Magazine) e altri 3,65 milioni è l’avviamento del conferimento iniziale in Pms all’atto della quotazione. Voci che da sole valgono il 60% dell’intero bilancio. Basterebbe una piccola svalutazione per mandare in negativo il patrimonio. Per la società quei valori sono congrui. Salvo che per uno dei sindaci effettivi, Gianfranco Vitulo, che ha espresso nel bilancio 2017 la propria dissenting opinion proprio, tra le altre cose, sul valore di quegli avviamenti.

Urbano Cairo.

IL MIRAGGIO DI ESSERE COME URBANO CAIRO

Tanti debiti difficilmente a oggi ripagabili dati gli esigui flussi di cassa e capitale al lumicino. Sia la quotata Visibilia editore che la capofila, la concessionaria Visibilia srl, soffrono degli stessi vizi. La Pitonessa è come un Giano Bifronte. C’è da un lato il politico Daniela Santanchè con le sue comparsate televisive, gli strali anti-immigrazione, gli inni al libero mercato, le rampogne all’inefficienza del pubblico e alla voracità fiscale dello Stato padrone. Acclamata e applaudita. E dall’altro la Santanchè imprenditrice che forse voleva essere l’Urbano Cairo al femminile dell’editoria italiana e suo malgrado deve scoprire che non è poi così facile. I salotti televisivi sono più comodi della dura realtà dei conti da far quadrare.

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