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13 Settembre Set 2018 0800 13 settembre 2018

Cosa c'è dietro l'addio di Scrosati a Sky

Investimenti nel calcio a danno dell'intrattenimento. Ma anche visioni politiche diverse con l'ad Zappia. I motivi del "divorzio" da Santa Giulia del manager che però resterà presidente di Vision Distribution.

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Nelle prossime settimane ci sarà l'ennesimo rilancio con lo sbarco in Italia di Spotify su SkyQ. L'accordo è imminente, questione di giorni. Quindi - ma non si sa ancora se entro la fine del 2018 o l'inizio del 2019 - sarà la volta di Netflix, che sarà usufruibile sulla stessa piattaforma. Una scelta che va nella direzione di riempire il vuoto di una library cinematografica che rende la paytv di Murdoch molto debole su questo fronte e per bilanciarla dopo il maxi investimento sul calcio con la Serie A e la Champions. E poi c'è da riempire un altro vuoto: quello lasciato da Andrea Scrosati. Sì, perché accanto al rilancio del prodotto, Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, dovrà mettere mano a una riorganizzazione interna per ridefinire la prima linea dopo l'uscita del manager, direttore operativo e vicepresidente con deleghe pesanti, tanto da essere responsabile di tutta la programmazione non sportiva di Sky Italia.

INVESTIMENTI DI SKY SUL CALCIO E TAGLI ALL'INTRATTENIMENTO

A quanto si dice l'uscita del manager - che ha fatto un bel salto di carriera diventando Group Chief Operating Officer di un colosso come Fremantle, di fatto il numero due - è stata più travagliata di quanto si pensi. Scrosati, raggiunto da Lettera43.it, smentisce però tensioni e ricorda che resterà comunque presidente di Vision Distribution, la società di distribuzione cinematografica fondata da Sky. Nei corridoi di Santa Giulia c'è chi fa notare due cose: il rapporto teso nell'ultimo periodo tra due caratteri forti come Zappia e Scrosati. Di certo il fatto che il secondo avesse raggiunto il massimo grado di carriera in azienda. Da tempo i due sapevano che le loro strade si sarebbero divise. Pare che Scrosati abbia dovuto digerire la decisione di puntare tutto sul calcio, anche perché l'azienda spenderà da quest'anno per Serie A e Champions League 450 milioni in più. Tagliando budget alle aree di riferimento del nuovo uomo forte di Fremantle, capace di portare sui canali della paytv Fiorello, dare forma al progetto di Gomorra oppure trasformare XFactor, già programma di successo, in un vero e proprio fenomeno di costume.

LA DISTANZA POLITICA TRA SCROSATI E ZAPPIA

C'è chi dice che nel divorzio potrebbe avere inciso il fatto che Scrosati - un tempo comunicatore per Leoluca Orlando come per Giorgio Guazzaloca e stretto collaboratore di Walter Veltroni - sia troppo legato all'ancien regime piddino, mentre Zappia ha via via creato un rapporto molto forte con Roberto Fico, presidente della Camera e ancora oggi decisivo nelle scelte televisive della galassia grillina. Altri aggiungono che altre tensioni sarebbero state create dalla presenza sempre più massiccia in Sky della società di media relation Mn, fondata dallo stesso Scrosati nel 1997 e dalla quale il manager è uscito lasciando le sue quote al socio Umberto Maria Chiaromonte che cura le comunicazioni dei principali canali del gruppo (Sky, Sky cinema, Sky arte, per esempio) o di brand importanti come Masterchef, XFactor o Italia’s got talent. Quel che è certo, invece, è che Zappia distribuirà le deleghe di Scrosati tra i manager della prima linea di Sky: vuoi per non creare concentrazioni di potere, vuoi perché nessuno forse è in grado di sostituirlo.

NUOVI ABBONATI IN "FUGA" DA PREMIUM

Intanto, come detto, si guarda sia al prodotto sia a ottimizzare appieno l'investimento fatto sul calcio. Come già accade in Gran Bretagna, a breve si potrà utilizzare su SkyQ la piattaforma Spotify, che sarà a pagamento come Dazn. Poi sarà la volta di Netflix, che ha firmato un accordo internazionale con il gruppo di Murdoch, ma che negli ultimi tempi preferirebbe muoversi sui singoli mercati europei liberamente. Intanto Santa Giulia, pur con un Churn (il numero delle disdette annue) intorno al 10%, registra nuovi abbonati: molti di loro vengono da Premium, dopo che Mediaset ha deciso di abbondare la sua paytv.

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