I 400 colpi
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22 Novembre Nov 2018 0910 22 novembre 2018

Via Solferino, Cairo e il bizzarro attacco a Blackstone

L'editore del Corriere attaccando il fondo ha capovolto i termini della questione: il danno a Rcs l’ha fatto chi ha venduto la storica sede del giornale. Il compratore ha fatto solo i propri interessi.

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Riassunto dei fatti precedenti: lo scorso luglio il fondo Blackstone, proprietario dal 2013 dello storico palazzo di via Solferino che ospita la sede del Corriere della sera, intavola una trattativa con Allianz per la cessione dell’immobile. Fin qui tutto normale, salvo quando l’attuale proprietario del giornale viene a sapere che la cifra che il colosso assicurativo sembra disposto a pagare (250 milioni) è più del doppio di quella a suo tempo incassata da Rcs, ovvero 120 milioni. Urbano Cairo va su tutte le furie: come è possibile, si chiede, che in cinque anni il valore sia raddoppiato senza che ci siano, a suo dire, mutamenti tali del mercato che lo giustificano?

IL CONTENZIOSO CON BLACKSTONE

Di qui l’apertura di un contenzioso con Blackstone nel tentativo di invalidare l’operazione, arrivando addirittura a ipotizzare per gli americani il reato di usura: approfittando delle difficoltà in cui versava il gruppo editoriale, avrebbero comprato a prezzi di saldo. Pronta la replica del fondo, anche questa affidata alle carte bollate: se Cairo evoca l’usura, noi replichiamo accusandolo di estorsione. Fin qui le puntate del virulento scontro, che fanno capire come il meglio, o il peggio, debba ancora venire.

Nel frattempo però un risultato l’editore del Corriere l’ha già portato a casa: spaventata dai venti di guerra che spirano su via Solferino, Allianz ha congelato la trattativa in attesa che l’arbitrato tra le parti decida chi ha ragione. La malcelata idea del vulcanico Urbano è che se i tedeschi sono disposti a pagare così tanto il palazzo, quei soldi debbano finire non nelle casse degli americani ma in quelle della sua Rcs una volta annullata la cessione del 2013. Tutto lecito, e vista la differenza delle cifre in ballo, tentar non nuoce.

PERCHÉ CAIRO SE LA PRENDE COL COMPRATORE?

Tuttavia, una domanda sorge spontanea: ma perché Cairo se la prende con il compratore, che ammesso abbia acquistato a un prezzo vantaggioso ha il merito di aver fatto un affare, e non con coloro che glielo hanno venduto, nella fattispecie il cda che cinque anni fa ha dato via libera all’operazione? Se l’attuale proprietario ritiene che sia stato perpetrato un danno alla sua società, perché non presentare azione di responsabilità verso gli amministratori che se ne resero colpevoli? All’epoca dei fatti, l’ex pupillo di Silvio Berlusconi era semplicemente uno dei 17 azionisti di Rcs, e non aveva alcuna voce in capitolo. Tant’è che la sua dichiarata opposizione alla cessione dell’immobile non fu minimamente presa in considerazione, e a decidere per il sì furono i soci forti (tra cui Fiat, Intesa, Mediobanca e Pirelli) che giusto pochi mesi dopo, nell’ottobre del 2013, sciolsero il patto di sindacato che li legava.

Se all’epoca dei fatti Cairo fosse stato al posto di Blackstone, col fiuto per gli affari che lo contraddistingue, forse si sarebbe comportato diversamente?

Insomma, ci pare che Cairo attaccando lancia in resta Blackstone abbia capovolto i termini della questione: il danno alla società l’ha fatto chi ha venduto, e chi ha comprato ha fatto solo i propri interessi. Se all’epoca dei fatti Cairo fosse stato al posto di Blackstone, col fiuto per gli affari che lo contraddistingue, forse si sarebbe comportato diversamente?

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