I 400 colpi
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Qualche suggerimento (non richiesto) al rivoluzionario Freccero

Il novello direttore di Rai Due resista alla tentazione di un approccio vendicativo. E vada alla ricerca del nuovo: nel linguaggio come nei format. Perché riproporre Luttazzi da solo non basta.

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Tiene banco Carlo Freccero, novello direttore di Rai Due, uomo che ha una storia e soprattutto un’idea di televisione mai banale, come s’era visto sin dai suoi esordi alla guida di Canale 5, quando ancora Silvio Berlusconi era lontano mille miglia dalla politica, e persino la tivù commerciale sembrava pura avanguardia rispetto alle regole e ai paludati palinsesti della Rai. Torna sul luogo del delitto a 71 anni, visto che alla direzione della Seconda rete c’era già stato nel 1996, e l’aveva rivoltata come un guanto inventandosi programmi che ne hanno segnato la storia, compreso lo “scandaloso” Satyricon condotto da Daniele Luttazzi che qualche anno dopo gli costò il posto. Al governo allora c’era proprio Berlusconi, che da suo pigmalione televisivo si era trasformato nel suo censore.

Simbolicamente, Freccero riparte da lì, annunciando la sua intenzione di riportare il reprobo Luttazzi su quel piccolo schermo dove mai più riapparve. Il comico fu una delle tre vittime dell’Editto bulgaro, ovvero l’anatema che il Cav pronunciò da Sofia contro la televisione faziosa che lui incarnava insieme a Michele Santoro ed Enzo Biagi. Solo che, a differenza di loro, Luttazzi non fu mai riabilitato. Freccero dunque esordisce con un gesto riparatore, anche se par di capire di non immediata realizzazione. Lo fa con la voglia di togliersi qualche sasso dalle scarpe contro chi gli ha intralciato la carriera, dal cardinal Bertone (nel frattempo però uscito di scena) al Pd, che lo avrebbe esiliato sul satellite in quanto personaggio scomodo e poco incline ai compromessi.

VERSO UN'INFORMAZIONE A TINTE NAZIONAL-POPOLARI

La sua nuova Rai Due, almeno dai primi annunci, sarà da seguire con interesse, specie là dove promette più informazione e meno vacuo intrattenimento. Un’informazione immaginiamo declinata in modalità nazional-popolare, e non perché in ossequio a chi comanda Freccero sia diventato sovranista, ma perché da sempre uno dei suoi dogmi è che la televisione generalista non può essere che nazional-popolare. Per inciso, quando il compianto presidente della Rai Enrico Manca (era il lontano 1987) usò il termine per definire le trasmissioni di Pippo Baudo, il bravo presentatore andò su tutte le furie. Ora, siccome lo conosco da tempo, mi permetto di dare a Freccero qualche avvertenza non richiesta, ma che da uomo aperto qual è sicuramente non disdegnerà.

Luttazzi riproposto oggi sarebbe così scandaloso e trasgressivo (quando in epoca di eccessi a scandalizzare è l’ordinario) come lo fu ormai vent’anni fa?

La prima riguarda l’approccio un po’ troppo vendicativo che sembra improntare il suo ritorno. C’è da riparare al vulnus dell’Editto bulgaro che il tempo sembra non aver lenito, e da regolare i conti con una sinistra che di fatto lo ha tenuto sempre ai margini. Fossimo in lui, non tarderemmo a lasciarci il risentimento alle spalle. Il secondo rilievo è linguistico. Freccero sa bene che perché un testo funzioni deve o calarsi appieno nel contesto o farsi precursore di uno nuovo. Non è sicuro quindi che la riproposizione di personaggi e trasmissioni del passato sia garanzia di successo. Detto alle spicce: Luttazzi riproposto oggi sarebbe così scandaloso e trasgressivo (quando in epoca di eccessi a scandalizzare è l’ordinario) come lo fu ormai vent’anni fa?

CAMBIARE UN TITOLO NON BASTA, SERVE QUALCOSA DI NUOVO

Terzo e ultimo appunto. Puntare sull’informazione, genere debordante e trasversale in tutti i palinsesti, è un grosso rischio, specie se per questioni di budget dici di volerlo fare a costo zero. E non basta cambiare il titolo a una trasmissione di seconda o terza serata per riuscire nell’impresa. L’impressione è che Freccero si debba inventare qualcosa di nuovo, un format che - anche per la scarsità di mezzi – prescinda da chi lo conduce. Di tutte, questa è forse la sfida più impegnativa.

4 Gennaio Gen 2019 0818 04 gennaio 2019
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