Riforma Copyright Ue Spiegazione

Cosa dice la riforma Ue del copyright al voto il 26 marzo 2019

Via libera dell'Europarlamento al testo. Che rende le piattaforme come Google e Facebook responsabili delle violazioni degli utenti. E permette agli editori di negoziare accordi per l'utilizzo di contenuti protetti.

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Il parlamento europeo ha approvato il 26 marzo la riforma del copyright. Il testo è il frutto dell'accordo di compromesso raggiunto con il Consiglio Ue lo scorso febbraio.

La riforma vede contrapposti gli editori di contenuti (siano essi case editrici o case discografiche), che l'hanno fortemente caldeggiata, e i grandi gruppi digitali come Google News, YouTube o Facebook, che si arricchiscono sul mercato pubblicitario anche grazie alla diffusione di contenuti altrui e che escono dunque sconfitti da questo voto. Il testo punta a riequilibrare la monetizzazione tra produttori di notizie e servizi di aggregazione-distribuzione e ad aumentare le possibilità dei titolari dei diritti di negoziare accordi migliori sulla remunerazione derivata dall'utilizzo delle loro opere diffuse sulle piattaforme web. Secondo i critici, però, la riforma rischia di limitare la libertà di espressione in Rete. In particolare, è la tesi di Wikipedia, che alla vigilia della votazione s'era oscurata in segno di protesta, sono particolarmente pericolosi due articoli, l'11 e il 13, che nella versione finale del testo sono il 15 e 17.

ART.15: ACCORDI EDITORI-PIATTAFORME, RESTANO LINK E SNIPPET

Con l'art.15 (ex art. 11) viene data la possibilità agli editori di negoziare accordi con le piattaforme per farsi pagare l'utilizzo dei loro contenuti, il riconoscimento dei diritti connessi. In altre parole, i colossi del web sono chiamati a condividere una fetta pur piccola dei loro ricavi con chi detiene i diritti (musicisti, sceneggiatori, editori di notizie, giornalisti, eccetera). A differenza di quanto previsto nella versione precedente del testo, il compromesso di febbraio prevede che snippet (frammenti di articoli) e link rimangano liberi e gratuiti: dunque, sugli aggregatori di notizie o sulle bacheche di Facebook potranno continuare a essere condivisi link con un testo a corredo (lo snippet, appunto), a patto che questo sia «molto breve».

ART.17: LE RESPONSABILITÀ RICADRANNO SULLE PIATTAFORME

Con l'art.17 (ex art. 13), gli utenti non rischiano più sanzioni per aver caricato online materiale protetto da copyright in maniera non autorizzata: la responsabilità ricade sulle grandi piattaforme come YouTube o Facebook, mentre le piccole sono esentate e le medie hanno obblighi ridotti. In caso di contenuto pubblicato senza licenza, la piattaforma deve impegnarsi a rimuoverlo. Non ci sono obblighi di filtri preventivi. Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, e sui cloud è escluso dall'obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Il caricamento di opere protette per citazioni, critiche, recensioni, caricature, parodie o pastiche è poi stato protetto ancor più di prima, garantendo specificatamente che meme e Gif continuino ad essere disponibili e condivisibili sulle piattaforme online.

Entro aprile dovrebbe esserci il passaggio formale in Consiglio, seguito dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il testo andrà poi recepito dai Paesi membri entro due anni

I PROSSIMI PASSI: OK DEL CONSIGLIO E DUE ANNI AGLI STATI PER ADEGUARSI

L'esito del voto del 26 marzo (con 348 sì, 274 no e 36 astenuti) non era scontato. Stando a quanto riferito alla vigilia da fonti europee, c'erano divisioni all'interno dei diversi gruppi politici. Nel Pse, ma soprattutto nel Ppe dove una parte degli eurodeputati tedeschi ed austriaci non era sulla stessa linea del popolare Axel Voss, che è il relatore del testo per il parlamento. Tra i partiti italiani, Movimento 5 stelle e Lega erano contrari. Forza Italia e la quasi totalità del Pd a favore. Ora, ad aprile dovrebbe esserci il passaggio in Consiglio, una formalità se si considera che 21 Paesi si sono già schierati a favore in occasione del via libera al testo di compromesso, due gli astenuti e cinque i contrari (tra cui l’Italia). Dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il testo andrà recepito dai Paesi membri entro due anni.

Aggiornato il 26 marzo 2019 25 Marzo Mar 2019 1957 25 marzo 2019
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