Salvataggio Radio Radicale Rai

Come sarà salvata Radio Radicale

L'emittente non perderà la convenzione con il Mise. L'operazione prevede l'intervento della Rai e un emendamento per trasferire i 4 milioni necessari per arrivare alla fine dell'anno.

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Con un tono dimesso e un volto quasi spettrale, Fabrizio Salini è stato chiaro con il suo staff e con alcuni membri del cda: «L'operazione Radio Radicale la dobbiamo fare. Ci sono troppe pressioni dalla politica». Con buona pace del sottosegretario all'Editoria Vito Crimi, Radio Radicale non perderà la sua convenzione con il ministero dello Sviluppo economico, che scade il 20 maggio.

Resta da capire come l'ad Rai realizzerà il suo salvataggio, che passa da un intervento della tivù di Stato ma soprattutto da un emendamento (pare al decreto Crescita) con il quale confermare la convenzione e trasferire all'emittente che fu di Pannella i 4 milioni necessari per arrivare alla fine dell'anno.

Per la cronaca, a viale Mazzini, Salini è forse il più convinto del matrimonio con Radio Radicale. E non solo perché nel suo piano industriale ha dato molto spazio al rafforzamento degli appuntamenti istituzionali nelle attività del servizio pubblico. La prima linea della Rai ha sempre provato a prendere le distanze da quest'operazione, che nelle ultime settimane ha visto anche l'avallo di Luigi Di Maio, ministro competente visto che è il Mise a firmare la convenzione.
Lo dimostra il fatto che negli incontri finora svolti tra le parti interessate, i dirigenti della tivù di Stato si sono affrettati a fare sapere agli uomini di Radio Radicale che non sono interessati alle frequenze dell'emittente (285 tralicci che coprono tutto il territorio nazionale e che valgono tra i 60 e i 70 milioni) e che farebbero non poca fatica a gestire l'immenso archivio dell'emittente di via Principe Amedeo, che contiene 40 anni di sedute parlamentari, incontri istituzionali e soprattutto i dibattimenti dei grandi processi. Al riguardo, e sempre da viale Mazzini, hanno fatto sapere che per motivi di privacy difficilmente riusciranno a trasmettere ancora le udienze dei processi in corso.

LE IPOTESI IN CAMPO

Ma come detto, tutto l'arco parlamentare - con l'eccezione di non pochi grillini - ha deciso di tenere in vita Radio Radicale. Così va definito l'intervento della Rai, tenendo conto che già ai tempi di Pannella il partito puntava a un accordo di collaborazione oppure a vendere a viale Mazzini la sua creatura. Sono varie le ipotesi sul tavolo: conferire alla Rai (anche gratuitamente) l'archivio che utilizzarebbe, pagandoli, i dipendenti dell'emittente per gestire e aggiornare le informazioni esistenti oppure assoldare l'équipe di Radio Radicale (una cinquantina tra giornalisti e tecnici) come service esterno per la trasmissione di eventi istituzionali sul canale Rai GrParlamento.

PREVISTA UNA GARA PUBBLICA ENTRO L'ANNO

Difficilmente Salini, quindi, staccherà un assegno per comprare l'emittente o i suoi asset (l'archivio o le frequenze). Ma qualcosa in questa direzione si capirà nei prossimi giorni. Intanto, per evitare la chiusura, la maggioranza si appresta ad approvare nel decreto Crescita (in discussione alla Camera) o nello Sblocca Cantieri (è in Senato) un emendamento tra quelli presentati da Fratelli d'Italia e il Pd per estendere a tutto il 2019 la convenzione in scadenza a maggio e versare i 4 milioni di euro necessari a chiudere il prossimo esercizio. Nella stessa norma - anche per contenere le ire del sottosegretario Crimi - sarà anche previsto di tenere entro l'anno una gara pubblica per affidare il servizio di diffusione degli appuntamenti parlamentari. Un'attività che non pare interessare molto al mondo editoriale italiano, anche perché Radio Radicale spende tra i 6 e i 7 milioni di euro soltanto per gli aspetti più tecnici.

13 Maggio Mag 2019 1737 13 maggio 2019
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