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24 Settembre Set 2017 2244 24 settembre 2017

Elezioni in Germania: gli scenari dopo il voto

Dopo le elezioni del 24 settembre per poter formare un governo Merkel dovrà trovare un accordo con gli altri partiti. Ma, che sia la grande coalizione o quella Giamaica, la strada per la cancelliera è tutta in salita.

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Come da tradizione, nelle elezioni in Germania non c’è un trionfatore: il sistema proporzionale (quasi) puro rende pressoché impossibile una maggioranza monopartitica nel Bundestag, il parlamento tedesco. Si rende perciò necessaria la formazione di una coalizione di governo. Dopo il voto del 24 settembre, con i cristiano-democratici di Angela Merkel al 32,9% e i socialdemocratici di Martin Schulz al minimo storico, gli scenari possibili si riducono a due: una Grosse Koalition fra Cdu e Spd, la terza dopo quelle del 2009 e del 2013, o la cosiddetta "Giamaica", un accordo fra il partito della cancelliera uscente, i Liberali e i Verdi. La terza possibile variante, un governo di minoranza dei cristiano-democratici, è stata decisamente esclusa da Merkel: «Alla Germania serve un governo stabile e forte».

Nonostante il risultato non esaltante per entrambi i partiti, Cdu e Spd avrebbero ancora la possibilità, unendo le loro forze, di controllare un’ampia maggioranza nel Bundestag (secondo le proiezioni, 399 seggi sui 631 disponibili). Una possibilità che la cancelliera uscente non ha escluso, aprendo le porte a una riedizione della coalizione al governo negli ultimi otto anni. I potenziali partner socialisti, però, non parrebbero intenzionati ad assecondare i piani di Merkel: Manuela Schwesig, vicepresidente della Spd, ha infatti annunciato l’intenzione del partito di passare all’opposizione.

MERKEL INSISTE, MA SCHULZ TENTENNA. Una dichiarazione che non ha spaventato la leader dei cristiano-democratici: «Naturalmente è anche compito della Cdu avvicinarsi agli altri partiti. Ho sentito che la Spd non è a disposizione, ma si potrà discuterne di nuovo domani». Martin Schulz, per il momento, non ha escluso esplicitamente che i socialdemocratici possano entrare in una nuova alleanza con Merkel, come già accaduto nel 2005 e nel 2013. Ma le prime parole del presidente della Spd lasciano pensare che la strada verso la grande Grosse Koalition sia tutta in salita: « Angela Merkel è responsabile per l'avanzata dell'estrema destra dell'Afd», ha accusato, «credo che la Merkel abbia condotto una campagna elettorale scandalosa e abbia una responsabilità enorme» per il vuoto della politica, che è stato in parte riempito dall'Afd.

Il presidente della Spd commenta i risultati delle elezioni del 24 settembre.

La seconda via percorribile è la cosiddetta coalizione Giamaica. All’unione parteciperebbero tre partiti, i cui colori nell’insieme richiamano quelli della bandiera dello Stato caraibico: il nero della Cdu di Merkel, il giallo dei Liberali di Christian Lindner (Fdp) e il verde dei Verdi guidati da Cem Oezdemir e Catrin Goering-Eckardt. I tre partiti avrebbero la maggioranza in parlamento, seppur con un numero di seggi inferiore a quello che vanterebbe una Grosse Koalition (circa 346 sui 631 disponibili).

DICHIARAZIONI CAUTE, MA POSSIBILISTE. Della coalizione Giamaica si è già parlato molto anche in prima del voto. Commentando il risultato elettorale, il leader liberale Lindner ha detto che i liberali «sono pronti a un’intesa di governo, ma serve un cambio di direzione» rispetto a quanto fatto dalla Grosse Koalition nei quattro anni precedenti. Meno disponibili all’accordo sono sembrati i Verdi di Catrin Goering-Eckardt, secondo cui «i colloqui per il governo saranno difficili».

EUROPA E CLIMA I PUNTI CRITICI. Anche la coalizione Giamaica, però, presenta alcune insidie per Merkel. I liberali sono tornati in parlamento dopo quattro anni grazie a una campagna elettorale molto dura nei confronti dell’Unione europea: la Fdp è fortemente contraria a una maggior integrazione fra gli Stati membri, specialmente in ambito fiscale. Un’idea che invece Merkel sembra aver accarezzato durante i colloqui con il presidente francese Emmanuel Macron. I Verdi, dal canto loro, hanno inserito nel loro programma l’abbandono dei motori a combustibile fossile entro il 2025. Obiettivo che Csu, la costola della Cdu in Baviera, e liberali non condividono, pur appoggiando l’accordo di Parigi sul clima. Insomma, per ottenere il quarto mandato da cancelliera, evitando il ritorno alle urne per la Germania, Merkel dovrà faticare non poco.

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