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Cina, al via il Congresso del Partito comunista: le cose da sapere

Il presidente Xi Jinping è pronto a inserire il proprio pensiero nella Costituzione. Come fecero Mao e Deng. Dalla corsa ai seggi del Comitato permanente al ruolo del potente Qishan: ecco cosa tenere d'occhio.

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Con quest'ultimo numero, l'Economist dedica la terza copertina a Xi Jinping in cinque anni. E titola senza mezzi termini: «L'uomo più potente del mondo». L'edizione domenicale di Le Monde sceglie addirittura di usare i caratteri cinesi in prima pagina dove, traducendo, si legge: «Cina, l'ascesa di una potenza». Il 19esimo Congresso del Partito comunista apre i suoi lavori il 18 ottobre nella Grande Sala del Popolo che si affaccia su piazza Tian'anmen, il centro politico e geografico di Pechino, dove confluiranno quasi 3 mila delegati. È il summit che ogni cinque anni rinnova la classe dirigente del Paese più popoloso del mondo eleggendo gli oltre 200 membri del Comitato centrale, la più alta autorità all’interno di un Partito che conta quasi 90 milioni di iscritti. E, in un Paese dove le più alte gerarchie di Partito coincidono con le più alte cariche dello Stato, l’importanza è massima. Il Partito fondato a Shanghai nel 1921 da uno sparuto gruppo di sognatori affascinati dalla rivoluzione bolscevica, si trova oggi a dover gestire la seconda economia del mondo. E tutte le contraddizioni create dal “socialismo con caratteristiche cinesi”. Tra le molte speculazioni che circolano tra gli analisti, c’è una sola certezza: il presidente Xi Jinping verrà riconfermato per un secondo mandato. E, sembra, la Costituzione verrà emendata con il suo pensiero.

Il Congresso si apre il 18 ottobre.

1. L'emendamento alla Costituzione: lo "Xijinpingismo" entra nella Carta

Le riunioni a porte chiuse del Comitato centrale che hanno preceduto il Congresso hanno favorito l'accordo, come si legge sul comunicato di fine lavori, di un emendamento alla Costituzione che dovrà includere «le teorie chiave e il pensiero strategico» in modo da «rappresentare completamente l'ultima sinizzazione del marxismo» e da includere «le nuove esperienze per l'aderenza e il rafforzamento alla leadership del Partito e della sua amministrazione». Significa includere il “Xi Jinping pensiero” nella carta costitutiva dello Stato, un onore che fin'ora era stato riservato solo al fondatore della Patria Mao Zedong e all'architetto della Nuova Cina Deng Xiaoping.

Pechino, un omaggio a Mao Zedong.

2. La narrativa del presidente: verso il «rinascimento della nazione cinese»

La Cina, nella narrativa dell’attuale presidente, deve riconquistarsi il posto che le spetta al centro del mondo. Lo fa attraverso investimenti miliardari per nuove infrastrutture all’estero, rafforzando il suo ruolo negli organismi internazionali e creandone di nuovi. E Xi Jinping sta diventando l’unico suo volto riconoscibile. La chiamano la “diplomazia degli yuan”. Ogni volta che fa un viaggio ufficiale all’estero lo accolgono come un imperatore, tanto da ricordare a molti le relazioni degli stati vassalli con Pechino ai tempi del Celeste impero. L'uomo che ha fatto del «rinascimento della nazione cinese» il suo slogan personale ha rotto l’ennesima regola non scritta della leadership più oscura al mondo: fino a oggi è sempre stato il premier cinese a occuparsi dell’economia, non il presidente.

Il Congresso dovrà sostituire almeno cinque membri del Comitato permanente, sei del Politburo e circa 200 del Comitato Centrale

3. Le nomine in gioco: dal Comitato permanente al Politburo

Il Congresso dovrà anche sostituire almeno cinque membri del Comitato permanente (attualmente composto da sette seggi tra cui quello del premier Li Keqiang e del presidente stesso), sei del Politburo (attualmente composto da 25 seggi), e circa 200 del Comitato Centrale (attualmente composto da 373 membri tra quelli di ruolo e i sostituti designati). Gli analisti sono sicuri che verranno eletti quasi esclusivamente fedelissimi al Presidente. Un assaggio del metodo lo abbiamo visto con il rimpasto dell'Esercito di liberazione popolare: ai vertici è rimasto solo il 17% degli uomini che lo guidavano appena cinque anni fa. Una situazione paragonabile solo a quanto fatto dal Grande Timoniere durante la Rivoluzione culturale.

Il Politburo.

4. Gli uomini in ascesa: Chen Min’er, Wang Yang e Cai Qi

Ovviamente tutti gli occhi sono puntati sui cinque che andranno ad occupare i seggi del Comitato permanente, il gotha della Repubblica popolare. Se la tradizione verrà rispettata – e sono sempre di più gli analisti che lo mettono in discussione - tra di loro dovrà anche esserci l'uomo designato a prendere il posto di Xi Jinping tra cinque anni. Tra i nomi più accreditati ci sono quelli di Chen Min’er che con i suoi 57 anni è tra i membri più giovani dell'attuale Politburo, il 62enne vice premier Wang Yang che, nonostante non sia entrato nel Comitato permanente cinque anni fa, è l'uomo chiave di Pechino nelle annuali negoziazioni economiche strategiche con Washington, e il 61enne Cai Qi, attualmente segretario di Partito a Pechino, la cui fedeltà al presidente ha radici antiche e la cui rapida ascesa politica è stata paragonata a quella di un elicottero dagli stessi commentatori cinesi. Altri nomi che circolano sono quelli di Li Zhanshu, 67enne che siede nel Politburo e che, oltre ad essere amico del presidente da quando avevano trent'anni è stato il primo a definirlo hexin, “cuore” e “nucleo” della Repubblica popolare, e Han Zheng, che ha supervisionato la creazione dell'hub finanziario di Shanghai.

Al centro, Wang Qishan.

5. L'ipotesi di un terzo mandato: attenzione a Wang Qishan

Per capire se Xi Jinping è intenzionato a mantenere un ruolo di guida anche esaurito il prossimo mandato (tra cinque anni) è da tenere d'occhio la permanenza nel Comitato permanente di Wang Qishan, sodale del presidente sin dalla sua giovinezza e sceriffo che dirige in maniera spietata la Commissione disciplinare. In cinque anni scarsi ha assicurato alla giustizia interna del Partito 240 alti quadri (in gergo «tigri») e 1 milione e 140 mila funzionari minori («mosche»). La sua età lo vorrebbe in pensione, ma sono in molte le voci che sostengono che questo non avverrà. Soprattutto perché una sua eventuale permanenza sarebbe un precedente importante per un'eventuale terzo mandato di Xi Jinping.

17 Ottobre Ott 2017 1024 17 ottobre 2017
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