Gerusalemme: morto palestinese ferito
Tensione a Gerusalemme
Abbas

Palestina, se l'Ue scavalca gli Usa nei negoziati di pace

L'isolamento degli Stati Uniti all'Onu su Gerusalemme favorisce Bruxelles. Con la Francia di Macron nel ruolo di protagonista. E la Mogherini in prima fila. Analisi di una svolta diplomatica.

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Riconoscere lo Stato di Palestina sarebbe la risposta uguale e contraria alla proclamazione choc degli Usa, il 6 dicembre 2017, di Gerusalemme capitale d'Israele. Ma se i tempi a Bruxelles non sono ancora maturi per una linea così netta, di certo l'isolamento degli americani nel Consiglio di sicurezza dell'Onu sul riconoscimento unilaterale apre la strada all'Ue come capofila dei negoziati di pace, in sostituzione degli Stati Uniti. Un ruolo di guida, con la Francia che ambisce ad attore di punta della partita, favorito finora anche dal defilarsi del presidente russo Vladimir Putin da mattatore della sanguinosa disputa.

LA CONDANNA ONU. Dopo giorni silenzio, il leader del Cremlino ha bollato come «controproducente» la scelta di Trump. Nella sostanza resta per la soluzione dei due popoli in due Stati, con «Gerusalemme Est capitale di uno Stato palestinese indipendente», portata avanti dalla comunità internazionale fino allo strappo degli Usa: Putin l'aveva ribadita nel messaggio del 29 novembre a Ramallah per la Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese e nella riunione all'Onu, dove la Russia si è allineata con la Cina al documento molto critico di Francia, Italia, Gran Bretagna, Svezia. Anche la Germania si è unita ai quattro membri europei al momento nel Consiglio di Sicurezza.

Con Putin in Vietnam.
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Ma Putin, di ritorno da un incontro con Bashar al Assad e in visita in Egitto, non può alzare troppo i toni contro gli Usa nei giorni del passaggio delicato del disimpegno militare in Siria, possibile grazie al successo delle trattative russe ma anche all'indispensabile placet americano. Né, soprattutto, può attaccare frontalmente la politica della Casa Bianca su Gerusalemme: diretta emanazione della linea del genero ebreo e primo consigliere di Trump Jared Kushner, vicino alla famiglia del premier di destra israeliano Benjamin Netanyahu e indagato per un ruolo che gli inquirenti sospettano di punta nel Russiagate.

INCONTRO TRA PUTIN ED ERDOGAN. Per il momento meglio cedere lo scettro di paladino del popolo palestinese al presidente turco e aspirante leader panislamico Recep Tayyip Erdogan, che Putin si appresta a incontrare ad Ankara: al contrario del papa il leader del Cremlino non ha risposto all'appello su Gerusalemme lanciato da Abbas, al Vaticano e a Mosca. Ma secondo i media turchi il 7 dicembre Putin ha confermato al telefono a Erdogan di «condividere la stessa visione»: Gerusalemme Ovest capitale d'Israele e Gerusalemme Est capitale della Palestina, distinzione ignorata da Trump. Qui entra in scena il presidente francese Emmanuel Macron e, a livello sovranazionale, l'Ue.

Netanyahu vs Macron.
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Al commento di Abbas sugli Usa, «non più qualificati per essere gli sponsor del processo di pace», l'inquilino dell'Eliseo mediatore della crisi libanese con protagonismo ha subito chiamato Erdogan. Macron ha discusso approfonditamente la questione con il leader turco che nelle stesse ore definiva «Israele Stato criminale», minacciando l'interruzione dei rapporti diplomatici con Tel Aviv. I due leader avevano anche in animo la comune opera di moral suasion su Trump. Fallita perché su Israele il presidente tycoon non accenna ripensamenti ed è granitico con le idee di Netanyahu.

IL DOGMA ISRAELIANO. Alla vigilia della prima visita all'Ue da 22 anni di un primo ministro israeliano, a Parigi il leader sionista ha avuto un aspro scambio di battute in pubblico con il presidente francese. Netanayhu rilanciava dogmatico Gerusalemme capitale dello Stato d'Israele «da 3000 anni» (storicamente lo è stata in realtà per poco più 50 anni, tra circa il 1000 e il 930 a.C.). Macron definiva la decisione degli Usa «contraria al diritto internazionale», per la risoluzione dell'Onu che considerano la città santa per le tre religioni monoteiste sotto occupazione israeliana nella parte Est dall'invasione della Guerra dei sei giorni del 1967. Uno scontro mai visto tra Francia e Israele.

L'unica soluzione realistica del conflitto israelo-palestinese sono due Stati e Gerusalemme capitale di entrambi

Federica Mogherini
Netanyahu vs Mogherini.
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Il presidente francese ha anche esortato Netanyahu a «un gesto coraggioso, congelare la costruzione degli insediamenti israeliani», più volte condannata dall'Ue, ma niente. A Bruxelles il premier israeliano ha ripetuto il diktat biblico di «Gerusalemme capitale degli ebrei da re Davide, un collegamento storico negato dall'Onu»: la mossa incendiaria di Trump costituirebbe addirittura per lui una «possibilità di pace» per i palestinesi. Ma prima del suo arrivo l'alto rappresentante Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini ha dichiarato «unica soluzione realistica, due Stati con Gerusalemme capitale di entrambi». E anche dopo i toni sono rimasti duri su «Netanyahu che può tenersi per sé le aspettative, nessuno Stato dell'Ue trasferirà l'ambasciata a Gerusalemme».

IL RUOLO DI MOGHERINI. Da apprezzata ex capo-negoziatrice dell'Ue sul nucleare iraniano - altro bersaglio di Trump e di Israele - Mogherini ha tutte le carte per condurre nuove trattative. Anche su Gerusalemme capitale Netanyahu viene difeso dall'Ungheria e da alcuni altri Stati membri Ue, soprattutto dell'Est. Ma i due Paesi leader, la Francia e sorprendentemente la stessa Germania che per l'Olocausto considera la sicurezza di Israele sua «ragion di Stato», sono schierati contro Trump. E la Gran Bretagna – membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'Onu come la Francia – su Gerusalemme stavolta sta con l'Ue. A gennaio 2018 è in arrivo Abbas a Bruxelles per trattare, dopo aver sbattuto la porta in Palestina al vice di Trump, Michael Pence.

11 Dicembre Dic 2017 1623 11 dicembre 2017
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