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31 Dicembre Dic 2017 1800 31 dicembre 2017

2017, i 10 silurati (stranieri e italiani) dell'anno che si chiude

All'estero, Merkel orfana di alleati e Weinstein non più intoccabile. In Italia, gli Azzurri fuori dal Mondiali e Alfano ininfluente. Oltre a una schiera di politici e manager all'angolo. La black list di L43.

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NEL MONDO

1. Angela Merkel orfana di governo

La donna e terzo leader più potente del mondo è stata rieletta cancelliera per la quarta volta il 24 settembre 2017. Ma Angela Merkel non riesce a formare un governo: il suo partito dei cristiano-democratici (Cdu-Csu) ha perso più di 8 punti dalle Legislative del 2013 e quel che è peggio nessuno vuole allearsi con lei. Per la prima volta nella storia della Repubblica tedesca, c'è un vuoto di governo: Merkel resta in sella, molto ammaccata, e più di uno ha iniziato a chiederne la testa.

Angela Merkel.
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2. Harvey Weinstein e la valanga #metoo

Il Dio di Hollywood, com'era chiamato da molti l'ex patron di Miramax ai tempi d'oro, è nudo. Le denunce di avance, molestie sessuali e stupri contro il super-produttore e creatore di star statunitense sono esplose nella campagna globale femminista #metoo da quando i suoi affari hanno iniziato a declinare. Nel 2017 Harvey Weinstein è stato licenziato dal consiglio d'amministrazione della sua compagnia in vendita, The Weinstein Company, ed espulso dalla Academy motion picture arts and sciences che assegna gli Oscar.

Harvey Weinstein.
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3. James Comey via dall'Fbi per Trump

Stava indagando sul Russiagate contro Donald Trump come prima aveva fatto sulle mail cancellate di Hillary Clinton. Ma la scure del nuovo presidente degli Usa si è subito abbattuta sul capo dell'Fbi, fino al maggio 2017, James Comey. Altre figure apicali sono finite nel fuoco di Trump, non ultimo il suo fidatissimo consigliere di ultra-destra Steve Bannon. Ma l'inchiesta sul Russiagate continua, nelle mani del procuratore speciale Robert Muller, che di Comey all'Fbi era stato il predecessore. E alla fine a trovarsi silurato potrebbe essere proprio Trump.

James Comey.
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4. François Hollande «peggior presidente di Francia»

Più di Marine Le Pen poté Emmanuel Macron. Ma se anche al voto fosse andata diversamente l'ultimo inquilino socialista dell'Eliseo sarebbe uscito comunque a testa bassa dal palazzo presidenziale come mai prima nessuno, con un gradimento minimo al 14%. Dietro a tutti gli altri leader di partito, Hollande ha scelto di non ricandidarsi alle Presidenziali vinte poi il 7 maggio 2017 da Macron. Oltralpe era il primo presidente d'Oltralpe a non farlo e da allora è sparito: bollato dai cittadini peggior presidente di Francia dal Secondo dopoguerra.

Francois Hollande.
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5. Alexei Navalny fuori dalle Presidenziali

A marzo 2018 si vota per le Presidenziali russe e a vincerle sarà sempre Vladimir Putin, zar del Cremlino di fatto dal 1999. Al principale leader dell'opposizione Alexei Navalny è stata vietata la candidatura: per la Commissione elettorale l'attivista anticorruzione della destra nazionalista, più volte arrestato ai cortei e processato, non è idoneo a causa di una condanna per appropriazione indebita che la Corte europea dei diritti dell’uomo e il Consiglio d’Europa giudicano «politicamente motivata». Primo alle Legislative 2016, il partito di Putin Russia Unita non avrà alcun vero rivale.

Alexei Navalny.
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IN ITALIA

1. La Nazionale silurata (con Tavecchio e Ventura)

Non accadeva dal 1958, ben altri tempi, ed è stato uno choc. Dopo l'ennesimo risultato di misura (0-0 nella partita contro la Svezia persa all'andata) il 13 novembre 2017 gli Azzurri non si sono qualificati ai mondiali di calcio del 2018 in Russia. Un fiasco storico che ha portata alla cacciata del ct che aveva allenato la nazionale Giampiero Ventura, recalcitrante a dimettersi come il discusso presidente della Federcalcio (Figc) Carlo Tavecchio spinto anche lui al passo indietro.

2. Angelino Alfano (auto)escluso dalle elezioni

Da delfino (e rottamatore) di Silvio Berlusconi in Forza Italia, a ministro della Difesa, poi dell'Interno e degli Esteri nei governi bipartisan, per Angelino Alfano dal 2011 era stato un crescendo. Fino al 2017: l'attuale titolare della Farnesina ha annunciato a sorpresa di non candidarsi alle Legislative del 2018. Conti alla mano, il centrista Alfano si è reso conto di non poter essere più l'ago della bilancia del nuovo governo: neanche alle Regionali in Sicilia la sua Alternativa popolare ha superato lo sbarramento del 5%, dilaniata da scontri interni. Chi va a destra, a sinistra, lui se ne sta fuori.

Angelino Alfano.
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3. Antonio Campo dall'Orto sfiduciato da dg Rai

Aveva portato Mtv alle stelle e diretto La7. Il premier in persona Matteo Renzi nel 2015 lo aveva voluto alla direzione della Rai per far cambiare marcia alla tivù pubblica. Ma Antonio Campo dall'Orto ha retto meno di due anni. Messo in minoranza dal Consiglio di amministrazione, il 1 giugno 2017 ha rassegnato le dimissioni: il suo piano d'informazione di rinnovamento era stato bocciato. Dopo di lui Daria Bignardi ha lasciato la direzione di Rai3 Daria Bignardi ed è fallito il progetto per una piattaforma digitale Rai diretta da Milena Gabanelli.

Antonio Campo Dall'Orto.

4. Pisapia e il flop di Campo progressista

L'ex sindaco di Milano voleva riformare la sinistra arcobaleno, un ponte tra i fuoriusciti del Pd riuniti con altre forze in Liberi e uguali e il partito di Matteo Renzi. Ma il suo Campo progressista è naufragato: dopo la rottura con la sinistra radicale, Giuliano Pisapia si è allontanato anche dal Pd, constatata la non volontà del governo di far approvare lo Ius soli (la legge per la cittadinanza è stata messa in calendario al Senato dopo la Finanziaria, alla fine dell'anno quanto le Camere saranno verosimilmente già sciolte). Da fine del 2017 Pisapia è un outsider.

Giuliano Pisapia.
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5. Carlo Cracco declassato di una stella

Il super cuoco diventato personaggio mediatico poteva considersi arrivato: tanti clienti vip e sempre più apparizioni in tivù, soprattutto grazie al successo tra il grande pubblico nella veste di giurato di Masterchef Italia, dal 2011 al 2017. Ha aperto e si appresta ad aprire nuovi ristororanti, Carlo Cracco. Peccato che, sul finire dell'anno, la Guida Michelin 2018 abbia tolto una stella (da due a una) al locale milanese della star italiana della cucina che si appresta a traslocare da via Victor Hugo in Galleria. L'inizio del declino?

Carlo Cracco.
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