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Proteste in Iran
Khamenei, la Palestina sarà liberata
FRONTIERE
3 Gennaio Gen 2018 2042 03 gennaio 2018

È la rivoluzione (e non Rohani) il vero male dell'Iran

Il presidente ha un potere limitato. A tirare le fila del Paese è il blocco uscito vincitore nel 1979. Che per affermare l'egemonia sciita nel Medio Oriente è disposto a tutto. Anche ad affamare il proprio popolo.

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Volete capire cosa succede in Iran, cosa sia la rivolta che terremota l’immensa provincia persiana? È molto semplice, basta ricordare una verità elementare: i rivoluzionari fanno le rivoluzioni, devono fare le rivoluzioni. Ed esportarle. Tutto qui. E il regime di Teheran è appunto un regime rivoluzionario. Un regime che oggi esporta con successo la rivoluzione sciita e khomeinista in Iraq, Siria, Libano, Yemen e Gaza. Un regime che ha investito decine di miliardi di dollari per supportare questa formidabile esportazione della rivoluzione, favorita dalla decisione di Barack Obama di ritirare gli Usa dal Medio Oriente lasciando che l’egemonia passasse al blocco Iran-Russia. Oggi dunque l’Iran è politicamente e militarmente egemone su un area che va dalle coste del Mediterraneo di Libano, Siria e Gaza, sino all’Afghanistan, passando per Siria e Iraq, con una strategica propaggine yemenita.

ROHANI NON GOVERNA. La rivolta popolare che occupa le piazze della grande provincia iraniana è direttamente conseguente a questi costi dell’esportazione della rivoluzione in Medio Oriente. Le decine di miliardi di dollari dedicati a questa strategia sono infatti stati sottratti al sostegno dei prezzi dei beni di prima necessità per gli strati più popolari della popolazione iraniana. Il prezzo delle uova è così aumentato del 70%, il pane dal prezzo calmierato è praticamente introvabile, i minatori hanno sofferto sei mesi senza stipendio e via defalcando. Dunque una ennesima “rivolta per il pane” in un Paese nel quale le cronache sono piene di scandali con ruberie di miliardi di dollari a vantaggio di raid di vario genere, laici e religiosi. A fronte di questa rivolta, l’Occidente deve prendere atto del fatto che il tanto decantato “riformismo” al governo in Iran è semplicemente una fola, che Rohani e il suo governo non governano, perché il potere, quello reale, è tutto nelle mani del blocco che ha vinto la rivoluzione del 1979. Un blocco rivoluzionario, con una sua base popolare di consenso, che è composto dai Pasdaran e dal “clero combattente”, quegli ayatollah che peraltro controllano tutti i varii Consigli che hanno un potere sovraordinato rispetto al governo e che hanno come baricentro il potere autocratico della Guida della Rivoluzione Ali Khamenei.

Gli afflati riformisti che incauti analisti e ignavi leader alla Obama hanno letto sino a oggi nel regime iraniano sono solo di facciata, per la semplice ragione che la geniale Costituzione imposta da Khomeini assegna al governo e al presidente della Repubblica solo poteri di normale e bassa amministrazione. Le grandi scelte, quelle strategiche, sono tutte e solo nelle mani del blocco rivoluzionario che vede peraltro I Pasdaran controllare, essere formalmente proprietari, del 60% della produzione reale del Paese (industria militare e civile, telecomunicazioni, aeroporti e infrastrutture, grandi complessi immobiliari), se non si considerano ovviamente i proventi da esportazione del petrolio. È quindi il capo dei Pasdaran, il generale Jafari, non Rohani, a dichiarare mercoledì che «la rivolta è stata sconfitta», perché sono i suoi Pasdaran, non le istituzioni governative, a controllare il Paese. Ma non è detto che Jafari abbia ragione. La repressione e le forche che già stanno per essere innalzate non possono sanare una contraddizione che è maledettamente reale: l’esportazione della rivoluzione sciita in Medio Oriente è vincente e i suoi costi non possono essere né contenuti né abbattuti. Ancora una volta questa rivoluzione sta mangiando il suo popolo. Che si ribella e si ribellerà.

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