Gerusalemme: morto palestinese ferito
Tensione a Gerusalemme
Ahed Tamimi Palestina
6 Gennaio Gen 2018 1800 06 gennaio 2018

Gerusalemme, chi è Ahed al Tamimi: la Malala araba di Palestina

È già diventata un simbolo come la pachistana Nobel per la pace. Sin da bambina la 16enne sfida disarmata i militari israeliani. In prima linea col padre noto attivista, la madre e fratelli e cugini. La storia.

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Per le immagini che rimbalzano sui social network da Natale è stata ribattezzata dagli arabi la Malala di Palestina. Di più, del Medio Oriente. L'ultimo video della 16enne Ahed al Tamimi mentre prende a calci e schiaffi dei soldati israeliani a Ramallah, in Cisgiordania, è virale. E che la minorenne sia stata rinchiusa in carcere e abbia atteso lì il 2018 non fa che accrescere la sua fama di eroina, «simbolo della resistenza palestinese». Ma se il mondo ha conosciuto questa strana (per l'immaginario occidentale) bionda ragazzina palestinese solo in occasione dell'ultimo caldo Natale della Palestina, nei Paesi arabi le gesta di Ahed e della sua famiglia di attivisti sono narrate da tempo.

FAMIGLIA DIETRO LE SBARRE. Ahed ancora bambina quando, nel 2012, alzò un pugno in sfida a un militare israeliano. Ahed adolescente, nel 2015, morse un altro soldato per tentare di impedire la cattura del fratello. Infine l'arresto del 19 dicembre 2017 con la cugina Nour al Tamimi, di 20 anni, per essersi opposte e aver attaccato disarmate uomini dell'esercito israeliano nelle settimane di proteste che, in seguito al riconoscimento degli Usa di Gerusalemme capitale di Israele, oltre il muro della West Bank, a Gaza e nella stessa Gerusalemme Est hanno portato morti, feriti e nuovi arresti di palestinesi, anche minorenni. Pure la madre Nariman, arrestata durante una visita in carcere alla figlia, aspetta dietro le sbarre con Ahed l'udienza dell'8 gennaio 2018.

Ahed Tamimi.

GETTY

Sulla teenager pesano 12 accuse, cinque sulla madre. Premiata nel 2012 in Turchia da Recep Tayyip Erdogan dell'Handala Courage Award, Ahed porta il alto il nome di famiglia. Nato nell'anno della Guerra dei sei giorni che dal 1967 avrebbe segnato l'occupazione e l'espansione israeliana in Palestina, il padre Bassem al Tamimi è un noto attivista e partecipa e organizza settimanalmente manifestazioni dalla fine degli Anni 80 contro i coloni vicini al suo villaggio di Nabi Salih, nell'hinterland di Ramallah. È stato arrestato più volte e gravemente percosso sotto interrogatorio. Al Tamimi padre si professa un attivista non violento e dichiara di ispirarsi a Ghandi. Diversi suoi fratelli e cugini sono stati uccisi da militari israeliani o morti in episodi mai chiariti.

IL PADRE ATTIVISTA. In occasione di una sua lunga detenzione nel 2011, l'Unione europea ha definito Bassem al Tamimi «difensore dei diritti umani» e Amnesty International «prigioniero di coscienza». Per Israele è un violento perché le sue proteste finiscono regolarmente in sassaiole e scontri con i militari. Anche la moglie Nariman è accusata di «incitare su Facebook ad attacchi terroristici» e per le autorità israeliane Ahed è usata sin da piccola dai genitori per propaganda e azioni illegali. La grande e inconfondibile chioma riccia e il suo piglio di sfida la rendono il volto più mediatico tra i quattro figli degli al Tamimi. Ma anche altri suoi fratelli e parenti sono stati arrestati durante le dimostrazioni.

Rimasto senza gambe e un occhio, l'attivista simbolo Abu Thurayeh è stato colpito da un proiettile alla testa mentre manifestava

Ibrahim Abu Thurayeh

GETTY

Il cugino 14enne Mohammad è stato colpito in faccia da un proiettile di gomma negli ultimi disordini e si è risvegliato dopo tre giorni di coma indotto. Minorenni fermati e strappati alle famiglie, come nel blitz alla casa degli al Tamimi per Ahed, picchiati a volte fino alla morte dai militari israeliani, non sono eventi sporadici in Palestina. All'inizio di dicembre era diventata virale l'immagine del Fawzi al Juneidi, 16enne di Hebron portato via bendato da decine di militari israeliani, per aver «lanciato pietre» negli scontri. Secondo i famigliari il ragazzino stava solo «scappando dai lacrimogeni». Per le associazioni per la tutela dei diritti dei minori c'è stato un picco di arresti dall’ottobre del 2015, con la cosiddetta intifada dei coltelli.

L'INVALIDO UCCISO. Un'altra reazione sproporzionata era, pochi giorni dopo, l'uccisione dell'invalido 29enne senza gambe Ibrahim Abu Thuraya: un altro simbolo della resistenza palestinese. Il pescatore palestinese aveva perso le gambe e un occhio durante l'Operazione piombo fuso nella Striscia di Gaza del 2008, ma aveva continuato a dimostrare in carrozzina, diventando un attivista. Finché un soldato israeliano non gli ha sparato alla testa mentre, ancora una volta, Thurayeh si trovava a dimostrare in prima linea, lungo il confine orientale di Gaza City. Sul caso le autorità israeliane indagano, mentre Ahed e altri ragazzini vengono detenuti. E come per gli al Tamimi, si accusano i palestinesi di strumentalizzare minori e invalidi per la causa.

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