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Proteste in Iran
Micheal D'andrea Wolf
8 Gennaio Gen 2018 0800 08 gennaio 2018

Iran, chi è l'uomo nero della Cia Mike D'Andrea

Convertito (per copertura?) all'islam. Aggressivo nelle torture e negli strike. Cacciatore degli Hezbollah. Profilo del super 007 scelto da Trump contro i pasdaran. Che trova sponde a Teheran.

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Alla nomina, nel giugno 2017, del «principe oscuro» Micheal D'Andrea a capo delle operazioni della Cia contro l'Iran, non i pasdaran guardiani della rivoluzione del «morte all'America» dal 1979, non la loro Guida suprema Ali Khamenei erede di Ruhollah Khomeini, non le sue milizie sciite sparse in Medio Oriente che dalle Primavere arabe gridano al complotto dell'Isis «creato dagli Stati Uniti e da Israele», ma la Bibbia del giornalismo del New York Times azzardò, da dentro i confini degli Usa, come la scelta di D'Andrea, uomo nero per eccellenza della Cia, rientrasse in «una serie di mosse nell'agenzia di spionaggio segno di un approccio più muscolare verso le operazioni coperte».

STATO CANAGLIA. Per Donald Trump l'Iran è tornato una minaccia da combattere. E nel gennaio 2017, appena arrivato alla Casa Bianca, ha piazzato il deputato ultraconservatore - e fervente antiraniano - Mike Pompeo direttore della Cia. I vertici militari e politici della Repubblica islamica imputano proprio alle due super spie americane dai cognomi italiani l'infiltrazione di violenti armati nelle manifestazioni interne, innescate dal malcontento per il caro vita e propagatesi a catena dalla fine del 2017. Il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha twittato: «I diritti di voto e di protesta saranno protetti e agli infiltratori non sarà permesso di sabotarli con la violenza e la distruzione».

Foto non confermate di Michael D'Andrea.

Per il presidente Hassan Rohani e i comandi dei pasdaran le rivolte che sostengono di aver sedato sono state fomentate da un sito dell'ex presidente eretico Mahmoud Ahmadienjd, indigesto alla Guida suprema e rimasto punto di riferimento, a quanto si afferma, delle fasce popolari più povere e che più soffrono, soprattutto nelle province, per i sussidi tolti dal riformista Rohani e per i forti rincari, anche sui beni di primo consumo, dovuto al mancato decollo dell'economia interna con l'apertura agli investitori occidentali. A causa, in primo luogo, delle restrizioni bancarie mantenute in vita illegalmente dagli Usa in violazione dei termini dell'accordo sul nucleare del 2015.

AUSTERITY IRANIANA. In Iran le manifestazioni pacifiche erano iniziate a novembre, da parte soprattutto di risparmiatori che avevano perso i soldi nel fallimento di una ventina di istituti bancari. A dicembre l'annuncio di nuovi tagli al budget a partire dal 2018 con aumenti del prezzo della benzina fino al 70% e del 40% su luce e gas, oltre all'abolizione di sussidi per circa 20 milioni di cittadini, ha esacerbato gli animi. Sulle contestazioni ha messo il cappello l'opposizione politica dei conservatori: Mashad, epicentro delle proteste, è la capitale religiosa dell'Iran e anche la roccaforte del principale sfidante di Rohani, Ebrahim Raisi, sconfitto alle ultime Presidenziali del maggio 2017.

Tra i vari appellativi di Micheal D'Andrea, nome in codice Roger, c'è anche "ayatollah Mike"

Proteste in Iran.

ANSA

Ma per Teheran e non solo a soffiare sul fuoco può essere stata anche la Cia. Tra i vari appellativi di D'Andrea, nome in codice Roger negli anni sotto copertura, c'è «ayatollah Mike». Nei nove anni a capo dell'antiterrorismo, dal 2006, è ricordato per aver inseguito e fatto uccidere nel 2008 a Damasco, in Siria, in un'operazione in collaborazione con Israele, Imad Mughniyah, uno dei leader degli Hezbollah, il braccio armato e politico dei pasdaran in Libano. A D'Andrea è anche attribuita l'individuazione e uccisione di Osama bin Laden nel 2011 e a lui viene ricondotto il forte inasprimento delle campagne con droni armati in Pakistan e in Yemen.

STRIKE DISINVOLTI. Un via libera molto disinvolto agli strike, non ultimo nel raid mirato del gennaio 2015 in Pakistan che uccise anche due ostaggi occidentali di al Qaeda, l'americano Warren Weinstein e l'italiano Giovanni Lo Porto. La durezza di D'Andrea era già emersa un anno dopo le stragi dell'11 settembre 2001: l'allora agente della Cia secondo il Nyt sarebbe stato «profondamente coinvolto nel programma di detenzione e di interrogatori risultati torture per un certo numero di prigioni, condannato come disumano e inutile da un report del 2014 del Senato». Alcuni alla Cia si sono rifiutati di lavorare con lui, con Barack Obama era entrato in conflitto per i metodi impiegati.

Il direttore della Cia Mike Pompeo.

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Su D'Andrea molti dati restano per ovvi motivi sfumati: l'età, le foto mai diffuse ufficialmente (quella nella nostra copertina è del personaggio ispirato a lui nel film Zero Dark Thirty). Di personale si sa che è un convertito all'islam, dopo l'incontro con la moglie di origine indoiranica. Per chi lo ha conosciuto bene nell'intelligence, l'attuale responsabile Cia per l'Iran può «condurre operazioni molto aggressive e molto smart». E anche per un inviato grande esperto di Medio Oriente come Robert Fisk, vale la pena di porre l'attenzione su D'Andrea, che Trump vorrebbe l'anti Qasem Soleimani, l'imprendibile comandante dei pasdaran all'estero. Gli sviluppi recenti in Iran sono «così strani e così familiari», ha scritto il giornalista britannico sull'Independent.

COME IN SIRIA. La sequenza di eventi gli ricorda le rivolte siriane del 2011. Dopo la «guerra di Israele in Libano del 2006 contro Hezbollah, un tentativo - fallito - di distruggere il più vicino alleato della Siria e protégé dell'Iran». Poi le Primavere arabe - fallite - contro Bashar al Assad, tenuto in piedi dalla Russia e dall'Iran, i veri vincitori dell'Isis. E il tentativo - fallito - nel 2017 di destabilizzare il Libano, quantomeno per mano dei sauditi. Il 2018 si è aperto con le rivolte nell'antica Persia tornata fin troppo potente in Medio Oriente. Un ruolo, soprattutto tra i giovani violenti iraniani, l'avrebbero avuto gli addestrati dei Mujaheddin del popolo iraniano (Mko).

Senza un'ambasciata per la Cia infitrare l'Iran è più difficile che tutti gli altri Paesi. Ma D'Andrea può aver trovato appoggi

L'organizzazione di laici, filoiracheni dalla guerra negli Anni 80 contro Saddam Hussein che ospitava loro campi d'addestramento, nella Repubblica islamica viene duramente repressa come organizzazione terroristica. Le cellule clandestine interne vengono mosse dai membri dichiarati del Mko residenti all'estero, anche in Europa e negli Usa, e per la Teheran finanziati «dagli Stati Uniti e da Israele». Certo infiltrare, senza un'ambasciata, l'Iran per la Cia è più difficile che tutti gli altri Paesi. Ma l'intelligence americana può trovare degli appoggi, mentre la maggioranza degli iraniani continua a gridare «morte all'Arabia Saudita, all'America e a Israele».

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