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Putin
12 Gennaio Gen 2018 1700 12 gennaio 2018

La Russia può influenzare le elezioni? Ecco cosa dicono i risultati

Non solo il voto italiano: dal 2014 i dem americani hanno accusato Mosca di ingerenze in 19 consultazioni. Dalle Parlamentari norvegesi alle Presidenziali bulgare: il «cavallo di Putin» ha vinto soltanto in sei casi.

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Da quando, in occasione delle elezioni statunitensi del 2016, ha accusato la Russia di avere interferito nel voto favorendo Donald Trump, il partito democratico americano ha fatto scattare il medesimo allarme in altri Paesi del mondo. Italia inclusa. Il 10 gennaio, un rapporto di oltre 200 pagine dello staff di Ben Cardin, importante membro della commissione esteri del Senato, sostiene che Mosca continua a interferire nella vita di molti Paesi e, dopo le Presidenziali americane, potrebbe colpire anche nelle consultazioni elettorali di altre nazioni europee, a partire dal voto italiano di marzo. Secondo il documento, il Cremlino vedrebbe con favore un risultato positivo per Movimento 5 Stelle e Lega Nord, che però negano ogni legame con Mosca.

PUTIN: «PROVOCAZIONI CREATE AD ARTE». L'opposizione accusa Trump di ignorare la minaccia che arriva da Mosca, mentre il presidente russo Vladimir Putin «continua ad affinare il suo arsenale asimmetrico e guarda alle future opportunità per erodere il sostegno alle istituzioni democratiche». In vista delle elezioni di marzo, l'Italia, a cui sono dedicate tre pagine, è indicata come un «possibile obiettivo per l'interferenza elettorale del Cremlino, che probabilmente cercherà di promuovere i partiti che sono contro il rinnovo delle sanzioni europee alla Russia». Mosca ha bollato come «infondate» e «paranoiche» le accuse contenute nella relazione, con Putin che l'11 gennaio ha dichiarato: «Non avrebbe alcun senso rovinare il buon rapporto che abbiamo con l'Italia, queste sono provocazioni fatte apposta per distruggere i legami fra i nostri due Paesi».

DICIANNOVE ELEZIONI SOTTO LA LENTE. Il dossier, uno dei più estesi elaborati sino ad oggi sulle presunte ingerenze russe, ricostruisce una attività ventennale e traccia le azioni della propaganda in 19 Paesi europei - dal Regno Unito alla Francia, dalla Germana all'Ucraina - dettagliando le supposte campagne di disinformazione, il finanziamento delle cause di estrema destra e la manipolazione delle fonti di approvvigionamento energetico. Lettera43.it è andata a vedere l'esito delle ultime elezioni in questi Stati, controllando in quanti casi a uscire vincitore è stato un partito o candidato sostenuto da Putin o in generale filo-russo.

IN 10 CASI IL RISULTATO PER MOSCA NON È STATO FAVOREVOLE

1. Norvegia (Parlamentari 2017): vince Solberg, europeista convinta

Le elezioni norvegesi hanno visto la riconferma della premier Erna Solberg. Leader del partito conservatore, è politica di spiccata matrice europeista.

La premier norvegese Erna Solberg.

2. Paesi Bassi (Parlamentari 2017): Rutte più forte dello spettro Wilders

Una delle consultazioni più attese (e più a rischio) del 2017 ha portato alla vittoria del premier uscente Mark Rutte. Il leader del Partito liberale ha sconfitto lo sfidante pro-Russia che terrorizzava l'Europa, Geert Wilders, che ha portato a casa cinque in seggi in più dei precedenti ma non è riuscito nell'intento di governare.

Geert Wilders e Mark Rutte.

3. Regno Unito (Parlamentari 2017): Farage a picco e fuori dal parlamento

Le Parlamentari britanniche hanno segnato la disfatta dello Ukip di Nigel Farage, tra i più forti promotori della Brexit e da sempre estimatore di Putin. Il partito ha perso il suo unico seggio nel parlamento britannico.

Nigel Farage, volto dell'Ukip.

4. Francia (Presidenziali 2017): Le Pen, finanziata da Mosca e sconfitta da Macron

Come e più del voto olandese, quello francese era un appuntamento cerchiato di rosso nei calendari dei palazzi di Bruxelles. L'europeista Emmanuel Macron ha vinto ai danni di Marine Le Pen, candidata appoggiata (e finanziata) dal Cremlino e con l'obiettivo dichiarato di salire all'Eliseo.

Emmanuel Macron e Marine Le Pen.

5. Montenegro (Parlamentari 2016): trionfa Djukanovic, lo sponsor della Nato

La chiamata alle urne del 2016 ha premiato Milo Đukanović, da sempre sostenitore dell'ingresso del Montenegro nella Nato.

Milo Đukanović.

6. Lituania (Parlamentari 2016): al governo Skvernelis, un alleato per l'Alleanza

In Lituania nel 2016 ha vinto il partito centrista dei Verdi e dei contadini. Il nuovo governo di Saulius Skvernelis ha chiesto agli alleati della Nato protezione maggiore dal Cremlino.

Il premier lituano Saulius Skvernelis.

7. Danimarca (Parlamentari 2015): guida Rasmussen, un premier che piace all'Ue

La coalizione europeista di centrodestra, guidata da Lars Løkke Rasmussen, ha formato l'esecutivo con 90 seggi ottenuti nel nuovo parlamento rispetto agli 85 di quella di centrosinistra, che fino ad allora aveva governato il Paese.

Lars Løkke Rasmussen, primo ministro della Danimarca.

8. Ucraina (Presidenziali 2014): Poroshenko allontana Kiev da Mosca

In quello che è stato probabilmente il voto osservato con più attenzione dal Cremlino, l'imprenditore Petro Porošenko ha vinto le elezioni ucraine ed è diventato presidente dopo le proteste di piazza Maidan che avevano portato alla caduta di Viktor Yanukovych, storico alleato di Mosca.

Petro Poroshenko.

9. Svezia (Parlamentari 2014): Löfven fa da argine all'estrema destra

Le elezioni del 2014 hanno visto la vittoria con Stefan Löfven della coalizione di centrosinistra filo-Ue, che ha arginato la scalata dei Democratici Svedesi, partito nazionalista di estrema destra che - secondo i dem Usa - erano corteggiati da Mosca e hanno ottenuto il loro più importante risultato di sempre, raggiungendo il 12,9%.

Stefan Löfven, premier svedese.

10. Georgia (Parlamentari 2012): Ivanishvili, un altro filo-Ue al comando

Il partito filo-Ue di centrosinistra Georgian Dream guidato dal magnate Bidzina Ivanishvili ha messo fine al regno di Mikhail Saakashvili, anch'egli da sempre favorevole a rapporti più stretti con Bruxelles.

Il magnate georgiano Bidzina Ivanishvili.

IN TRE CASI IL RISULTATO PER MOSCA È STATO PARZIALMENTE FAVOREVOLE

1. Germania (Parlamentari 2017): AfD cresce ma non sfonda

Il voto ha segnato l'exploit del partito della destra radicale populista e anti-europeista Alternative für Deutschland, che ha portato a casa 94 seggi. Non abbastanza però per governare o formare coalizioni.

Frauke Petry, ex leader di AfD.

2. Spagna (referendum catalano 2017): si allarga la crepa Barcellona-Madrid

Il referendum è sfociato nell'annullamento dell'esito della consultazione popolare per l'indipendenza da Madrid, per la quale, sempre secondo il rapporto del Senato Usa, il Cremlino avrebbe parteggiato. Tuttavia, ha avuto l'effetto di allargare le crepe tra Barcellona e il governo centrale.

L'indipendentista catalano Carles Puigdemont.

3. Lettonia (Parlamentari 2014): per i socialdemocratici una vittoria inutile

La coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni parlamentari, ottenendo 61 seggi su 100 disponibili. I socialdemocratici, vicini a Putin, sono stati il partito più votato con 24 seggi, ma non sono andati al governo perché non in grado di formare una coalizione maggioritaria.

Māris Kučinskis, attuale premier della Lettonia.

SOLO IN SEI OCCASIONI IL RISULTATO PER MOSCA È STATO FAVOREVOLE

1. Serbia (Presidenziali 2017): Vučić, un presidente per amico

Aleksandar Vučić è stato eletto presidente nel 2017 dopo essere stato premier dal 2014. Il rapporto con Putin è sempre stato di amicizia, e il leader del Cremlino lo ha sostenuto nelle ultime elezioni, nonostante l'europeismo sempre più marcato della sua fazione.

Aleksandar Vučić, presidente serbo.

2. Bulgaria (Presidenziali 2016): Radev, leader contrario alle sanzioni

Rumen Radev, eletto presidente nel 2016, è apertamente favorevole all'abolizione delle sanzioni a Mosca e si oppone all'ingresso della Bulgaria nella Nato. Promette inoltre di aderire all'Unione euroasiatica, guidata dalla Russia.

Il presidente bulgaro Rumen Radev.

3. Estonia (Parlamentari 2016): la vittoria di Ratas, vicino a Russia Unita

Jüri Ratas, leader del partito di Centro, di estrazione russofona è diventato premier nel 2016: è considerato particolarmente vicino al partito Russia Unita di Putin.

Il primo ministro dell'Estonia Jüri Ratas.

4. Italia (referendum 2016): passa il "No", e gli Usa accusano le fake news

Secondo il documento della commissione Usa, in occasione del referendum costituzionale del 2016, i media controllati dal Cremlino avrebbero diffuso una serie di notizie false (rilanciate, secondo le accuse, anche dal M5s) per far vincere il fronte del “No”.

Matteo Renzi dopo la sconfitta nel referendum del 4 dicembre.

5. Finlandia (Parlamentari 2015): il filo-russo Sipilä dopo l'europeista Stubb

Il primo ministro finlandese Juha Sipilä, succeduto all'europeista e pro-Nato Alexander Stubb, ha fin dall'inizio del suo mandato cercato di rinsaldare i rapporti con Mosca. Sipilä ha messo insieme una coalizione di centrodestra dalle sfumature nazionaliste.

Juha Sipilä, premier della Finlandia.

6. Ungheria (Parlamentari 2014): Orban, una spina nel fianco di Bruxelles

Viktor Orban ha iniziato il suo terzo governo nel 2014 e ha continuato ad allacciare i legami con la Russia di Putin, allontanandosi sempre di più da Bruxelles. In Ungheria, sempre secondo quanto riferisce il report del Senato Usa, la macchina di propaganda russa non trova nessun ostacolo proprio grazie al benestare del governo.

Viktor Orban, premier ungherese.

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