Douma Siria evacuazione
Escalation siriana
Siria
27 Gennaio Gen 2018 1200 27 gennaio 2018

Siria, l'escalation turca irrita gli Usa e travolge i negoziati

Da Afrin Erdogan punta ad aggredire a Est tutta la Rojava dei curdi. Assad riparte alla carica su Idlib. Mentre Trump alza la voce. Così l'intervento di Ankara può vanificare le trattative diplomatiche.

  • ...

L'offensiva turca contro i curdi di Afrin – permessa con il via libera ai raid di Stati Uniti e Russia – rinfocola il conflitto siriano. Nel corso del 2017 la guerra era entrata in una fase di descalation, proprio per i progressi nei negoziati in corso tra potenze sulla spartizione delle aree sottratte all'Isis e al regime dalle rivolte del 2011. La ridefinizione delle aree di influenza e controllo prevedeva anche concessioni, nel Nord della Siria, al presidente turco Recep Tayyip Erdogan che non ha mai fatto mistero né delle sue mire di riconquista neo-ottomane, né della sua ossessione anti-curda. Ma Erdogan sarebbe dovuto andarci più piano, invece forza i patti e prende il sopravvento.

RIAVVICINAMENTO SALTATO. L'aggressione ai territori curdi della Rojava, istituita nel corso del conflitto, con oltre 70 raid notturni, tank a terra e alcuni gruppi islamisti ribelli dell'Esercito libero siriano (Els) presi dai turchi di supporto nei combattimenti contro le brigate curde Ypg ha mandato a monte gli sforzi di anni, anche da parte degli Usa, per unire l'opposizione contro il regime di Bashar al Assad. Aver ricompattato i curdi siriani e le milizie sunnite prevalentemente arabe, motore degli scontri armati delle Primavere, nella guerra vinta contro il sedicente Califfato dell'Isis, era inoltre centrale per ridurre la radicalizzazione nell'Isis e in al Qaeda delle brigate islamiste.

I presidenti di Iran, Russia e Turchia al vertice di Sochi sulla Siria.

GETTY

Le Ypg curde e i ribelli siriani dell'Els avevano liberato insieme Raqqa ed entrambe chiedevano libertà ad Assad. Almeno fino all'offensiva denominata dai turchi «Ramoscello d'olivo» contro Afrin, il cantone più occidentale della Rojava. L'attacco violento costringe i curdi siriani della Rojava a chiedere aiuto a Damasco, la sola forza tra i contendenti a condannare immediatamente l'offensiva di Erdogan in difesa della sovranità nazionale. Per Assad tutte le forze sunnite degli insorti sono «terroristi», il regime siriano non ha mai fatto distinzione tra Fratellanza musulmana, al Qaeda e Isis. Un nuovo irrigidimento tra due poli favorirà la repressione. Per la legge del più forte, gli islamisti torneranno ostaggio dei jihadisti.

ISLAMISTI CONTRO CURDI. In generale, la repressione favorirà l'estremizzazione e lo scontro etnico e religioso tra arabi e curdi-siriani: sono già una quarantina i combattenti delle Ypg morti in battaglia contro l'Els che ad Afrin conta circa 50 caduti. Un ritorno a un quadro incendiario incrina poi la riconciliazione – per interesse economico – tra Turchia e Russia, dopo l'abbattimento nel 2015 del caccia del Cremlino proprio dai turchi sul confine con la Siria a causa degli interessi militari contrapposti nell'area. Il sì dei ribelli siriani (armati da Erdogan) a unirsi con i curdi contro l'Isis aveva come premessa l'attribuzione di una sfera di influenza alla Turchia nel Nord-Ovest della Siria, tra le roccaforti sunnite (ex ottomane) di Aleppo e Idlib.

Sono da evitare azioni che rischiano di portare a uno scontro tra forze turche e americane

Donald Trump

L'ingresso di Afrin, nella Rojava curda.

GETTY

In cambio proprio la Turchia aveva dato in pasto ai raid del Cremlino parte dei ribelli più estremisti di Aleppo, affiliati ad al Qaeda, per permetterne la liberazione ai russi e all'esercito di Assad. Altre fazioni jihadiste avrebbero dovuto essere sacrificate e alcuni gruppi islamisti, anche radicali, viceversa legittimati da insorti e ammessi come parte dell'Els alle trattative dell'Onu a Vienna e del Cremlino, imbastite tra il Kazakistan e la Russia. Ma una Turchia che calca la mano sulle sue contropartite manda in frantumi la complessa architettura di compromessi tra parti intessuta al Palazzo di Vetro e, soprattutto, nell'ultimo anno più concretamente dal presidente russo Vladimir Putin.

TRUMP GELA ERDOGAN. Anche gli Stati Uniti mettono in guardia Erdogan e chiedono di «evitare azioni che rischiano di portare a uno scontro tra forze turche e americane». In una telefonata con l'omologo di Ankara, Donald Trump avrebbe espresso preoccupazione per «l'escalation di violenze ad Afrin». Il presidente turco da parte sua ha continuato ad ammassare truppe al confine sulla Siria e preme sugli Usa e sulla Nato per lo stop al sostegno militare ai Ypg curdi: usati per sconfiggere l'Isis e poi gettati via. Il cantone di Afrin rappresenta l'ostacolo a un protettorato turco nel Nord-Ovest della Siria. Ma Erdogan prospetta di estendere le operazioni anticurde anche a Est di Aleppo, nell'area di Manbij, penetrando la Rojava in direzione Kobane.

Recep Tayyip Erdogan e Donald Trump.

GETTY

Nella zona di Manbij stazionano tra l'altro anche delle unità americane, una miccia sui piani di distensione. Il 25 gennaio si sono riaperti a Vienna i negoziati sul conflitto delle Nazioni Unite, «in un momento molto difficile», ha ammesso l'inviato speciale dell'Onu sulla Siria Staffan de Mistura. Il 30 gennaio 2018, a Sochi, riparte anche l'iniziativa diplomatica parallela della Russia lanciata nel 2017 ad Astana, che grazie al dialogo tra Turchia, Russia e Iran aveva sciolto diversi nodi: curdi e ribelli siriani sono inviati insieme agli emissari di Assad. Un migliaio di rappresentanti è atteso dalle varie parti siriani. Ma i ribelli dell'Els minacciano di boicottare il tavolo.

QUEI TANK TEDESCHI. Anche Ankara promette di andarsene, se le Ypg sono presenti. Mentre Assad ha ripreso a puntare i piedi per spuntare di più dalla Russia, pronto a una controffensiva su Idlib e altri bastioni turchi al Nord: l'esercito siriano sta avanzando. L'onda lunga dell'escalation siriana investe anche la Germania, dove divampa la polemica per i tank Leopard tedeschi venduti alla Turchia e usati ad Afrin, contro i curdi che in questi anni Berlino ha addestrato e armato per i loro progetti. Carri armati che dovevano essere aggiornati dai tedeschi e anche l'export di armamenti della Germania verso parti impegnate in conflitti è cresciuto nell'ultima grande coalizione. Anche se i socialdemocratici ne chiedono ora lo stop.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso