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Ong nel mirino
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Mondo
17 Febbraio Feb 2018 1800 17 febbraio 2018

La caccia alle streghe contro le Ong

Una legge le strangola in Ungheria, patria di Soros. In Italia un controverso codice le prende di mira. E gli Usa le bombardano «per errore». Analisi di un'ossessione globale.

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La guerra alle Ong è legge. In Ungheria, dove l'8 aprile 2018 si voterà per le Legislative, il premier demagogo Viktor Orban ha fatto approdare in parlamento un pacchetto largamente annunciato contro le organizzazioni umanitarie che aiutano i migranti. Nomen omen: il piano viene chiamato «Stop Soros!», lo slogan che presto campeggerà su migliaia di cartelloni di propaganda del partito Fidesz, a Budapest e in tutte le campagne magiare. Il bersaglio è sempre lui: l'investitore e filantropo multimilionario pro globalizzazione, americano di origine ungherese, George Soros accusato di foraggiare tutte le Ong del mondo.

LA LEGGE UNGHERESE. Orban non ha dubbi: è Soros che scatena le rivolte (negli ex Paesi sovietici, in Medio Oriente, in Nord Africa) e che vuol far accogliere centinaia di migliaia di profughi, più di 1 milione dal 2015, all'Ue. La proposta di legge in via d'approvazione dai deputati di Fidesz, partito cristiano-conservatore diventato xenofobo per cavalcare lo Zeitgeist, in maggioranza per oltre due terzi in parlamento, incatena le Ong: già obbligate a registrarsi, per agire avranno bisogno dell'autorizzazione del governo revocabile per motivi di sicurezza. Dovranno tenersi a distanza dalle frontiere e, come nel fascismo, potranno essere sciolte dalle autorità.

Gli ospedali e i centri bombardati delle ong.
GETTY

Per le Ong in Ungheria è introdotta anche una tassa del 25% sulle donazioni dall'estero, la cosiddetta «tassa Soros» contro gli «agenti stranieri», ritenuti intenzionati a rovesciare governi e mischiare popoli e nazioni. Nulla di nuovo sotto il gelido sole di Budapest: Orban è il premier che ha caricato migliaia di profughi su treni e pullman verso l'Austria e la Germania, murando poi i confini meridionali dell'Ungheria con chilometri di barriere di filo spinato presidiate da esercito, polizia e bande di picchiatori neonazi. Il problema è che la caccia alle streghe contro Soros e le Ong ormai è ovunque. Come se ogni male venisse da loro.

LE ACCUSE ALLE ONG. Nessuno può negare che Soros sia un grande finanziatore di organizzazioni umanitarie e reti di attivisti, specialmente in Ungheria dove ha fondato la prestigiosa Central European University che Orban vuole far chiudere. Né si possono minimizzare gli abusi e molestie emerse o confessate da grandi Ong quali Oxfam, Medici senza frontiere e Save the Children. Com'è vero che alcune Ong siano vicine da sempre a intelligence e ambienti diplomatici, se non addirittura loro strumento. Che dei cooperanti, specie di alto grado, vivano strapagati nel lusso. E che anche nelle Ong da che mondo è mondo qualche volta si rubi, anche in Italia.

Solo Oxfam in tre giorni ha perso1.200 donatori per versamenti di oltre 162 mila euro

Poster contro Soros.

Ma pensare e legiferare che Soros sia il deus ex machina di reporter che narrano i drammi dei migranti o delle Ong che strappano civili (migliaia le donne e i bambini) dalla morte nel Mediterraneo dove papa Francesco ha gettato corone di fiori è la retorica del complotto assurta a realtà. A gennaio Save the Children è stata attaccata dall'Isis in Afghanistan, dove nel 2015 un ospedale di Medici senza frontiere fu target di un raid «per errore» degli Usa, un altro ancora prima lo era stato nella Striscia di Gaza di un missile israeliano. Ciò nonostante, decine di medici e operatori anche italiani di Ong continuano – alcuni da volontari – a salvare vite sotto le bombe.

AIUTARLI A CASA LORO. Agenti provocatori pagati dalla Cia per destabilizzare Paesi scomodi? Prima che in Ungheria, dal 2017 in Italia il controverso codice di condotta per le Ong del piano Minniti anti-migranti impone loro limitazioni e controlli della polizia sulle navi durante missioni che dovrebbero restare neutrali. Per spezzare il ponte dei salvataggi nel Mediterraneo era necessaria una guerra tra Ong, spaccarle tra firmatarie e non firmatarie del codice. E meno di un anno dopo il #metoo dilaga anche tra le organizzazioni umanitarie: solo Oxfam in tre giorni ha perso 1.200 donatori per versamenti di oltre 162 mila euro e a rimetterci davvero saranno migliaia di sfollati e indigenti da «aiutare a casa loro». Come chiede pure Orban.

Il 90% del campo d'azione di Oxfam, Medici senza frontiere o Save the Children, solo per citare le Ong coinvolte in vicende di abusi, non è sulle costose navi schierate per l'emergenza nel Mediterraneo ma nei campi e nei villaggi dei Paesi in guerra e in via di sviluppo: a combattere la povertà, educare e curare le popolazioni. E se sui vertici di Oxfam pende la grave accusa di aver insabbiato casi di abusi e festini con ragazze in miseria, Medici senza frontiere e Save the children balzano agli onori delle cronache nientemeno che per aver diffuso personalmente, in un'operazione di trasparenza, i dati sulle mele marce allontanate – poche decine, su decine di migliaia di operatori – per molestie o abusi denunciati.

OPERAZIONE TRASPARENZA. A Save the Children nessuna delle 31 molestie segnalate tra il 2016 e il 2017 era verso minori o beneficiari dei progetti. A Medici senza frontiere, vittima a febbraio in Siria di un raid su un centro sanitario, 19 persone dello staff su oltre 40 mila nel 2017 sono state rimosse per 40 abusi individuati, in due casi verso esterni. Da Budapest la Hungarian Helsinki Committee (finanziata anche da Soros, sì), unica Ong ad avere ancora accesso ai centri per richiedenti asilo e profughi svuotati da Orban, denuncia «l'offensiva contro le organizzazioni civili». Una legge che «non tassa i trafficanti ma le associazioni e le fondazioni che assolvono un importante ruolo sociale».

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