Concerto Raid arabia saudita
Mondo
26 Febbraio Feb 2018 1327 26 febbraio 2018

Arabia Saudita, la rottamazione passa per l'intrattenimento

Cantieri per teatri d'opera e multisale, vietate da 35 anni. Concerti rap e jazz. E sfilate femminili. Dietro le riforme dall'alto di Bin Salman c'è lo scontro interno agli al Saud su successione e piano Vision 2030.

  • ...

La musica sta cambiando, letteralmente, dentro l'Arabia Saudita. Un cambiamento che non si classifica come rivoluzione – non potrebbe, in una monarchia assoluta senza parlamento né separazione di poteri – ma che non è di facciata, se ne colgono con sorpresa molteplici segnali concreti. L'ultimo è l'annuncio dell'Autorità generale sull'intrattenimento saudita di oltre 5 mila tra show e festival nel 2018 e di 64 miliardi di dollari - un'enormità anche nella Mecca dei petrodollari - in 10 anni per la costruzione di nuove strutture per lo spettacolo e gli eventi culturali. Il fiore all'occhiello è l'apertura, entro il 2022, di un grande teatro per l'opera a Gedda, verosimilmente progettato da una archistar.

UN PAESE DI UNDER 30. Servono cantieri, iniettati da un fiume di finanziamenti, perché nel regno islamico wahhabita i concerti in pubblico, considerati immorali per l'Islam, erano banditi come i cinema dagli Anni 80 quando il Paese attraversò una stagione molto conservatrice. Più di 30 anni dopo in Arabia Saudita comanda de facto un principe 32enne, il discusso erede al trono Mohammad bin Salman (MbS per i sauditi). Di per sé già qualcosa di eccezionale: dalla nascita del regno degli al Saud all'inizio del 1900, lo scettro si era sempre trasmesso da fratello a fratello, con una successione di re anziani. Vale anche per l'ultimo, l'82enne e malato re Salman, padre di MbS con dalla sua parte, Salman junior, il 60% di popolazione saudita under 30. Vera spinta propulsiva del Paese.

Da giugno 2018 potranno guidare.
GETTY

Scavalcati costi quel che costi zii e cugini, il reggente MdS sarà presto il primo re giovane saudita. Con metodi discutibili quanto si vuole, ma a Riad il salto di oltre due generazioni è evidente con l'abolizione, alla fine del 2017, del bando per i cinema e i teatri e con l'organizzazione dei primi concerti rap e jazz: manifestazioni da aumentare nel nuovo anno, mentre entro primavera apriranno i primi cinema e teatri. Qualche concerto ed evento – non pubblico – c'era anche prima, soprattutto in città più aperte come Gedda. E non sarà tutto oro quel che luccica: a seconda del programma l'accesso non sarà sempre libero a tutti, specialmente alle donne, e la visibilità di film e spettacoli resterà soggetta a censura. Ma indubbiamente l'esistenza di luoghi d'intrattenimento non era mai stata ufficializzata dalle autorità.

SFILATE E CONCERTI. Da poco inoltre l'accesso ad alcuni concerti è stato allargato alle donne e per loro sono stati preparati diversi eventi: nell'ordine, la prima sfilata in pubblico di moda femminile del 23 febbraio 2018 scorso all'Hilton di Gedda, in occasione della Mostra internazionale di abiti nuziali; il concerto di operetta a Riad per la festa della donna con musiciste saudite, parte di una serie di performance teatrali e di letture di artiste; la prima Settimana della moda nel Paese, dal 26 al 31 marzo 2018 nell'Apex Center di Riad progettato dalla nota architetto irachena Zaha Hadid. Anche in Italia, in occasione dell'8 marzo, la rappresentanza diplomatica saudita presente a Tempo di libri a Milano riserva alla donne della monarchia una giornata di incontri e dibattiti culturali.

Musica a Riad.
GETTY

il governo di Riad ha dato alle saudite la facoltà di aprire propri business senza il consenso del marito o di un famigliare maschio

Da giugno 2018 le saudite potranno poi guidare: un editto reale del 2017 ha rotto l'ultimo divieto al mondo. È stato anche aperto loro l'ingresso agli stadi e il 15 febbraio scorso il governo di Riad ha concesso alle saudite la facoltà di aprire propri business senza il consenso del marito o di un famigliare maschio (in Arabia Saudita resta in vigore il cosiddetto sistema del guardiano per studiare, lavorare, viaggiare o anche ricevere cure mediche), riservando alle donne anche 140 posti agli aeroporti e agli uffici di frontiera. Sono piovute oltre 100 mila candidature: da anni le saudite protestano e firmano petizioni per guidare e abolire la tutela maschile su di loro. MbS ha colto lo spirito del tempo, un movimento di emancipazione accelerato dalle Primavere arabe.

LENTE APERTURE. Lentamente il rinnovamento si era messo in moto sotto il vecchio re Abdullah, che aveva concesso alle donne il diritto di voto e di elezione alle Comunali, elargito borse di studio per l'estero e aperto la più grande università femminile al mondo, permesso infine alle donne di lavorare in negozi. Nel piano di modernizzazione dell'Arabia Saudita Vision 2030 di MbS sono previsti impieghi per donne anche nella cultura e nell'industria dell'intrattenimento: l'obiettivo è bloccare la fuga dei giovani per divertirsi all'estero, nel vicino Bahrein e in Occidente, generando nelle stime del regno 224 mila nuovi posti di lavoro e un ritorno sul Pil, svincolalti dagli introiti del petrolio.

Allo stadio dal 2017.
GETTY

A febbraio un chierico sunnita del più alto organismo religioso del Paese, il Consiglio degli anziani scolari, ha affermato in tivù che le «donne saudite non dovrebbero essere obbligate a indossare l'abaya», la tunica tradizionale obbligatoria in pubblico. La questione dei costumi divide Riad: diversi religiosi si oppongono a un'interpretazione meno rigida e letterale (meno wahhabita cioè) del Corano e neanche l'apparato statale è unanime. Il Ministero della Cultura e dell'Informazione saudita ha appena bollato come una «violazione del ruolo dell'Autorità sulla cultura» il programma dell'Autorità generale sull'intrattenimento. Un riflesso della guerra tra rami degli al Saud sulla successione e sul piano Vision 2030, sfociata nella recente purga di cosiddetta «anticorruzione» disposta da MbS.

IL VENTO STA CAMBIANDO. Il vento in ogni caso sta cambiando. La rottamazione del vecchio è in corso anche in Arabia Saudita e il tempo dirà se gli investimenti di Vision 2030 convengono più del petrolio. Intanto si tirano su teatri, cinema multisale e resort: i cantieri sono in partenza. Le prima donne si mostrano negli stadi e ai concerti con hijab (il velo) e abaya meno coprenti. In più di 2 mila tra uomini e donne si dono presentati al Jazz Festival dell'Hotel Intercontinental di Riad questo febbraio. Molti eventi del 2018 restano «tradizionali per famiglie»: sul cibo e sui costumi sauditi, inclusa l'abaya. Ma si punta anche su eventi di tendenze occidentali e su grandi strutture commerciali. Il problema, semmai, sarà di una modernizzazione di Riad e Gedda da blockbuster.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso