Gerusalemme: morto palestinese ferito
Tensione a Gerusalemme
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Gerusalemme, le Chiese cristiane nella morsa di Netanyahu

Mobilitazione contro il blitz di Israele per riscuotere tasse arretrate e confiscare proprietà, a ridosso del trasferimento dell'ambasciata Usa. Dietro la chiusura, la paura di espropri come avvenuto con i palestinesi.

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Da un paio di giorni il custode musulmano del Santo Sepolcro, a Gerusalemme, ha in mano le chiavi della basilica costruita sui siti per la tradizione cristiana di crocifissione, sepoltura e resurrezione di Gesù. Il luogo sacro è rimasto eccezionalmente chiuso ai fedeli di tutto il mondo fino al 27 febbraio per volontà delle tre Chiese cristiane che lo abitano. Perennemente in conflitto tra loro in Terra Santa, tant'è che da secoli la porta della basilica viene aperta e chiusa da incaricati musulmani super partes (e a Betlemme la Natività è presidiata da un comando della polizia palestinese), stavolta greci-ortodossi, armeni e francescani si sono uniti nella protesta contro le improvvise tasse richieste e gli espropri tentati dalle autorità israeliane. D'accordo come mai si ricorda lo siano state prima, le Chiese hanno ottenuto la sospensione dei provvedimenti almeno per tre giorni. Una protesta poi rientrata sulle promesse di Benyamin Netanyahu

IL BLITZ ISRAELIANO. A memoria d'uomo non si ricorda neanche che fosse mai stato sbarrato l'ingresso della basilica di Gesù. Tanto a lungo sicuramente mai, specie a ridosso dei giorni del Calvario e della Pasqua nella Gerusalemme piena di pellegrini disorientati. Un passo grave quanto la minaccia avvistata dal Patriarcato greco-ortodosso, da quello armeno e dalla Custodia di Terra Santa dei francescani: il Santo Sepolcro può anche restare off-limits a «tempo indefinito». Sottinteso: finché la municipalità di Gerusalemme e la Knesset, il parlamento israeliano, non metteranno una pietra tombale sulle ispezioni per le tasse pretese sulle proprietà delle Chiese e sulla concomitante proposta di legge – sospesa nell'approvazione, come le visite fiscali – sulla confisca di terreni venduti dalle istituzioni cristiane a privati dal 2010. Sequestri che a Gerusalemme possono scattare anche se alle ispezioni non si pagano gli arretrati.

La Pasqua ortodossa al Santo Sepolcro.
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Il Comune rivendica debiti pregressi verso le tre Chiese di quasi 150 milioni di euro. Tasse che, si affanna a ripetere il sindaco israeliano di Gerusalemme – per l'Onu senza autorità alcuna sulla città vecchia (parte del settore Est occupato dalla Guerra dei Sei giorni del 1967), ma di fatto amministratore anche nel centro storico – il businessman e multimilionario Nir Barkat in quota ai conservatori sionisti del Likud, non riguardano i luoghi di preghiera come il Santo Sepolcro. L'imposizione municipale è limitata a «siti commerciali» come negozi e alberghi, in ogni caso non ai luoghi esclusivamente religiosi delle tre chiese cristiane: 887 proprietà in tutto nel mirino, perché «non è giusto che i residenti comuni paghino sulle proprietà e attività e le istituzioni religiose no». Ma a detta delle Chiese ne va anche di cliniche e scuole dai servizi necessari, a rischio come centinaia tra lavoratori e residenti.

GLI ESPROPRI DI TERRENI. Ortodossi, armeni e cattolici temono in realtà che l'obbiettivo ultimo degli amministratori e dei legislatori israeliani non sia una mera Irap, o fosse anche una Imu che dir si voglia, laicamente comprensibili se non addirittura auspicabili anche in Terra Santa, ma l'esproprio dei terreni. Le nuove misure del Comune di Gerusalemme includono limitazioni, per le tre Chiese, di vendita ai privati delle loro proprietà. In tal caso, scatterebbe poi – se approvato – un disegno di legge approdato a febbraio alla Knesset, per autorizzare la confisca, da parte dello Stato di Israele, di loro terreni ceduti a privati negli ultimi otto anni e nel futuro. Si intravede insomma una manovra a tenaglia da parte del governo sionista di ultra-destra di Benjamin Netanyahu su imprenditori e residenti, ancorché possidenti privati, di origine cristiana che in prospettiva farebbero la fine dei profughi palestinesi.

Per dirimere il contenzioso fatto esplodere con le Chiese, il premier israeliano Netanyahu ha annunciato l'istituzione di una commissione governativa di parte

Vittime della costruzione di uno Stato etnico-ebraico israeliano, resterebbero privi delle loro case e attività e nei prossimi anni sarebbero progressivamente costretti a lasciare la Terra Santa. È accaduto di recente in Cisgiordania, ai salesiani di Betlemme espropriati dei loro antichi vigneti da destinare alle case in cantiere per i coloni. Potrebbe accadere anche a Gerusalemme Est: si teme che le tasse e i vincoli comunali e governativi – anche retroattivi – imposti sulla cessione dei beni delle tre Chiese a terzi siano un grimaldello per acquisire le antiche proprietà dei crociati medievali. Patriarcato greco-ortodosso, armeno e Custodia cattolica percepiscono una crescente volontà israeliana di smantellamento dello status quo, la legge che regola la lunga convivenza e i diritti delle tre religioni monoteiste in Terra Santa: è in atto, denunciano, una «campagna sistematica per indebolire la presenza dei cristiani».

Il custode musulmano del Santo Sepolcro.

Il trasferimento dell'ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, fissato per il 14 maggio 2018, è alle porte e Netanyahu e il suo governo non hanno mai fatto mistero di cercare l'annessione della città, per l'Onu con status internazionale e nei negoziati di pace a Ovest israeliana e a Est palestinese. La morsa si stringe, non a caso le Chiese hanno bollato il riconoscimento unilaterale degli Usa di Gerusalemme unica capitale di Israele «contrario allo status quo». Appena prima delle ispezioni fiscali, dei rappresentanti cristiani avevano incontrato il sindaco: i rapporti erano rimasti buoni, nessun accenno al debito poi preteso di colpo. Anche se Barkat nega triangolazioni con il ministero del Tesoro e il parlamento, si teme un'azione politicamente motivata di Israele. Con l'atto estremo della serrata del Santo Sepolcro, il premier Netanyahu ha annunciato l'istituzione di una commissione governativa, per negoziare in modo nettamente di parte sul contenzioso fatto esplodere con le Chiese.

27 Febbraio Feb 2018 1920 27 febbraio 2018
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