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12 Marzo Mar 2018 1614 12 marzo 2018

Cina, perché il Partito comunista ora è al di sopra della legge

Addio limiti di mandato per presidente e vice, che sarà Wang Qishan, l'uomo delle purghe. E nuovo organo che indagherà con metodi extra legali gli impiegati statali. Cosa cambia con la modifica alla Costituzione.

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Con 2.958 sì, due no e tre astenuti, è passata a maggioranza più che bulgara la revisione della Costituzione cinese che permetterà a presidente e vice presidente dello Stato più popoloso del mondo di governare senza limite di mandati. Sul presidente Xi Jinping si è detto e scritto molto, ma la modifica riguarda anche il suo vice, la cui nomina deve essere ufficializzata il 17 marzo 2018.

WANG QISHAN, FEDELE SODALE. Ne conosciamo già il nome? No, ma a leggere le foglie di tè ci sono pochi dubbi. Sarà Wang Qishan, sodale del presidente sin dalla sua giovinezza e sceriffo (senza macchia?) che ha diretto in maniera spietata la Commissione disciplinare negli ultimi cinque anni e che si è spogliato di ogni incarico ufficiale per motivi di età a ottobre 2017.

Wang Qishan, a sinistra. (Getty)

Nonostante sia oggi un semplice membro del Partito, è stato applaudito lungamente dall’Assemblea nazionale del popolo e si è seduto in seconda fila sul palco della Grande sala del popolo. Va ricordato che in Cina niente è lasciato al caso in eventi di questa importanza politica.

DIFFICILE METTERLO DA PARTE. Sui media di Stato circoleranno queste immagini per giorni, e il fatto che Wang sia seduto giusto dietro i sette membri del Comitato permanente - il vertice di quella complessa piramide politica in cui stato e partito si sovrappongono - fa evidentemente parte di una coreografia che va tradotta in messaggio politico. Se le nostre intuizioni sono giuste, è lui che assurgerà alla seconda carica dello Stato senza limiti di mandato. E d'altronde, data la sua carriera, sarebbe difficile metterlo da parte.

Wang Qishan ha assicurato alla giustizia interna del Partito 240 alti quadri (in gergo tigri) e oltre 1 milione e 100 mila funzionari minori (mosche)

In cinque anni ha assicurato alla giustizia interna del Partito 240 alti quadri (in gergo «tigri») e oltre 1 milione e 100 mila funzionari minori («mosche»). È «l’impugnatura del coltello di Xi Jinping», come lo definiscono persone informate dei fatti, lo strumento attraverso cui il presidente ha rotto l’ennesimo accordo non scritto sotteso all’avvicendarsi dei leader cinesi dai tempi della morte di Mao.

A CONOSCENZA DI TROPPI SEGRETI. Dopo il periodo di purghe feroci che ha contraddistinto gli anni della Rivoluzione culturale, la classe dirigente aveva tacitamente deciso di non indagare più al suo interno. Ma evidentemente non è più così e, nonostante i suoi 69 anni compiuti, ormai il compagno Wang potrebbe essere a conoscenza di troppi segreti per uscire dai giochi.

Xi Jinping vota per emendare la Costituzione cinese.
Kevin Frayer/Getty Images

Fra le «tigri» condannate all’ergastolo, infatti, spiccano i nomi di Zhou Yongkang (numero nove del precedente governo, all’epoca a capo della Commissione militare centrale) e Ling Jihua (segretario personale dell’ex presidente Hu Jintao). Ma ci sono stati nomi importanti anche nelle aziende di Stato specializzate in carbone, petrolio e ferrovie, nei tribunali, nei media e nell’esercito.

OLTRE OGNI APPARATO GIURIDICO. Inoltre, c'è da sottolineare, le purghe non sembrano destinate a esaurirsi, visto che l’Assemblea nazionale del popolo ha anche deliberato la creazione di un nuovo organo che di fatto sarà immediatamente alle dipendenze del presidente e sopra ogni altro apparato giuridico, compresa la Corte suprema: la Commissione di supervisione nazionale.

I dettagli li conosceremo il 20 marzo, quando i suoi regolamenti verranno votati dall'assemblea plenaria. Ma quello che sappiamo oggi è già sufficiente per capire come la Repubblica popolare sotto Xi Jinping stia definitivamente cancellando qualsiasi distinzione e indipendenza tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario.

DISCUSSA DETENZIONE EXTRA LEGALE. Il nuovo organo avrà i poteri della Commissione disciplinare interna al Partito, per intenderci quella che dirigeva Wang Qishan e che agiva attraverso la discussa «shuanggui», una sorta di detenzione extra legale senza limiti temporali né procedura stabilita che veniva applicata prima del processo per raccogliere «eventuali confessioni».

Il Partito e il governo; i militari, i civili e la cultura; il Nord, il Sud, l’Est, l’Ovest e il Centro. Tutto è sotto la guida del Partito

Mao Zedong

Ma se quest'ultima aveva competenza solo sui funzionari del Partito e solo per quelle che erano definite come violazioni del suo statuto: la Commissione di supervisione nazionale avrà giurisdizione su tutti coloro che lavorano nel pubblico, inclusi - a quanto si legge sui media di Stato - giudici e avvocati, ma anche chi lavora nelle università o nelle aziende statali.

IL PARTITO RIMESSO AL CENTRO. Inoltre, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale Xinhua, «sarà un organo più politico che amministrativo o giudiziario». Ecco con le modifiche alla Costituzione si rimette il Partito al centro della seconda economia mondiale e Xi Jinping al centro del Partito. Come diceva Mao Zedong: «Il Partito e il governo; i militari, i civili e la cultura; il Nord, il Sud, l’Est, l’Ovest e il Centro. Tutto è sotto la guida del Partito». Così si spiega completamente quella formula sempre più di moda tra gli alti funzionari negli ultimi due anni: «Salvaguardare il “cuore”, il segretario generale Xi Jinping e applicare alla lettera ogni decisione che viene dal centro».

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