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La guerra di spie
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12 Marzo Mar 2018 0800 12 marzo 2018

Il caso Skripal ci dice che la guerra di spie sta cambiando regole

L'ex colonnello aveva tradito ma era stato perdonato: secondo il codice non scritto dei servizi segreti era intoccabile. Il suo avvelenamento è lo specchio di un'escalation nella shadow war. Innescata dall'Fsb.

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da Mosca

Il parallelo con l’omicidio di Alexander Litivinenko pesa come un macigno, ma ad analizzare attentamente l'avvelenamento di Sergei Skripal non è poi così ovvio. Il primo, agente russo passato agli inglesi ed eliminato nel novembre del 2006 a Londra con una tazza di té al polonio radioattivo, era a tutti gli effetti un defector: fuggito dalla patria, passato al nemico e in piena attività. Secondo le regole in vigore nel mondo dello spionaggio, Litivinenko era un traditore pericoloso che poteva essere eliminato. E lui lo sapeva benissimo. Ma Skripal, ex colonnello del servizio segreto militare di Mosca, in Inghilterra c’era arrivato in seguito a un impeccabile scambio di spie in stile Guerra fredda, avvenuto nel 2010 su una pista in disuso dell’aeroporto di Vienna: da una parte lui e altri due, dall’altra 10 agenti russi beccati dall’Fbi - tra questi la bellissima “Anna la rossa”. Poi non aveva più fatto parlar di sé, ritiratosi nel Wiltshire, in una cittadina che di importante ha solo la cattedrale. Certo, aveva creato enormi guai, Skripal: 300 operativi “bruciati” per colpa sua. Tradimenti di molto tempo fa, confessati e scontati in una colonia penale nel bacino del Volga. Di segreti da vendere non ne aveva più da quasi 15 anni. Era stato ufficialmente perdonato dalla Presidenza federale. Secondo le regole del gioco, Skripal era intoccabile.

Un dipinto raffigurante Alexander Litvinenko.

Ebbene, se le ipotesi investigative su cui lavora l’antiterrorismo di New Scotland Yard e che portano dritte a Mosca trovassero conferma, significherebbe che le regole sono cambiate. E che la shadow war, la guerra delle ombre che non conosce tregue o distensioni, è destinata a diventare sempre più crudele e spietata. Colpa soprattutto del «cambiamento in atto nella cultura e nella natura stessa dei servizi segreti russi», dice a L43 uno dei maggiori esperti in materia, Mark Galeotti, che dirige il Centro per la sicurezza europea dell’Istituto di relazioni internazionali di Praga ed è consigliere di governi e agenzie di intelligence.

Gli agenti dell'Fsb non conoscono convenzioni. Lavorano con la certezza dell’impunità e sotto la protezione del Cremlino

Mark Galeotti, Istituto di relazioni internazionali

In Russia lo spionaggio internazionale è sempre stato competenza esclusiva del Gru, il servizio militare esistente fin dai tempi sovietici, e dello Svr, il suo omologo civile - che poi è il vecchio Primo direttorato del Kgb opportunamente ribattezzato. Si tratta di strutture con una tradizione, seppur famigerata. Tendono a rispettare gli accordi non scritti con le agenzie rivali e a contare sulla reciprocità. Recentemente, però, opera oltre i confini della Federazione anche il maggior servizio di sicurezza interno, l’Fsb. «Poliziotti politici abituati a lavorare senza regole, con la certezza dell’impunità e sotto la benevola protezione del Cremlino», nota Galeotti. «Non conoscono convenzioni, o comunque non le rispettano. Il servizio a cui appartengono è sufficientemente potente da non chiedersi se le loro avventure creano problemi al ministero degli Esteri. Infatti - al contrario di Gru e Srv - l’Fsb non si appoggia alle ambasciate. Sono spesso dilettanti, ma aggressivi», spiega l’esperto.

Sergei Skripal ripreso da una telecamera a circuito chiuso prima di collassare avvelenato, il 4 marzo 2018.

Il peggio è che la “concorrenza” dell’Fsb sta provocando una sorta di gioco al massacro. Gli altri servizi russi non vogliono sembrare esitanti, e stanno assumendo anch’essi «una cultura da tempo di guerra, secondo cui occasioni e rischi esistono solo per esser presi». E non ci sono solo le agenzie governative ufficiali. La possibilità che azioni di vendetta in terra straniera vengano compiute da semplici “associazioni” di ex colleghi della vittima è «tutt’altro che campata in aria», dice ancora Galeotti. Operazioni simili avrebbero «il pregio della totale negabilità da parte del Cremlino», che però «non potrebbe certo non esserne a conoscenza e non averle in qualche modo approvate».

Mosca: la Lubianka, quartier generale dell'Fsb.

È un fatto che l’Fsb negli ultimi anni abbia condotto azioni spericolate all’estero. Un esempio su tutti: il rapimento dell’agente di Tallin Eston Kohver nel 2014. Sono fatti l’assassinio dei dissidenti ceceni in Turchia e in Austria e quello dell’ex deputato della Duma Denis Vorenkov a Kiev. Alcuni iscritti dell’organizzazione di veterani del Kgb “Diginità e onore” sono sospettati di aver ucciso il giornalista investigativo Yuri Shchekochikhin, avvelenato a Mosca nel 2003 con sostanze simili a quelle che provocarono le morti dell’ex amico di Putin Roman Tsepov a San Pietroburgo e del disertore del Kgb Nikolai Khokhlov negli Sati Uniti. Non sostanze alla portata di tutti: sostanze radioattive, reperibili solo in laboratori militari. Le stesse che procurarono la lunga agonia di Litivinenko e il malore che impedì a Anna Politkovskaya di trattare con i terroristi della scuola di Beslan (due anni dopo quattro colpi di pistola a bruciapelo chiusero in modo meno sofisticato i conti con la giornalista). Le stesse sostanze che per due volte hanno quasi ucciso l’attivista d’opposizione Vladimir Kara-Murzà.

Il gas nervino che ha colpito Skripal, sua figlia Yulia e il poliziotto di Salisbury intervenuto per soccorrerli è altrettanto raro e difficile da reperire, hanno detto gli specialisti delle forze armate britanniche dopo averlo identificato nei loro laboratori top secret di Porton Down. Il ripetuto utilizzo di sostanze indubbiamente provenienti da luoghi a cui si ha accesso solo con autorizzazioni molto particolari è una firma, un messaggio preciso lanciato a obiettivi, possibili obiettivi e servizi rivali. Se un target come Skripal vale tanto impegno, e se davvero dietro tutto questo ci sono piani alti di Mosca, le agenzie di intelligence occidentali - conclude Galeotti - «dovranno trovare modi per dimostrare che infrangere le regole non scritte della guerra delle ombre ha un costo».

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