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31 Marzo Mar 2018 1200 31 marzo 2018

Cina: Tiangong-1 e lo sviluppo dei programmi nello spazio

Dal sogno di Mao ai passi avanti di Xiaoping fino al rinascimento di Xi Xinping. Da decenni Pechino si prepara al futuro in maniera sistematica. E presto potrebbe aspirare a una posizione di egemonia. 

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All'alba della domenica di Pasqua è prevista la caduta incontrollata di Tiangong-1, tradotto il “Palazzo celeste”, il prototipo della prima stazione spaziale cinese. La gran parte delle sue otto tonnellate verranno polverizzate al contatto con l'atmosfera ma c'è una minima possibilità che qualche detrito possa cadere su un'area popolata. Tredici agenzie spaziali stanno monitorando la situazione, tutte sotto l'egida di quella europea. Secondo gli esperti, comunque, non c'è da preoccuparsi. L'omologo di Tiangong-1, Tiangong-2, si trova invece nello spazio da un anno.

IL RINASCIMENTO DI XI JINPING. Tiangong-1 e 2 sono solo due tasselli dell'ambizioso programma spaziale nato con la Nuova Cina comunista e ora parte integrante del Rinascimento cinese che, secondo i piani del presidente Xi Jinping, vedrà la Repubblica popolare riconquistare la sua posizione di potenza mondiale in ogni campo. Anche, e soprattutto, in quello scientifico.

IL SOGNO DI MAO. Il grande timoniere Mao Zedong, rimasto affascinato dal lancio dello Sputnik nel 1957, cercò di raggiungere i progressi sovietici ma ebbe poca fortuna. Solo un piccolo satellite fu mandato in orbita nel 1970, con un ritardo notevole rispetto agli obiettivi già raggiunti da Urss e Usa. Nello stesso anno però, lo stato maggiore della Repubblica popolare - composto dallo stesso Mao, l'allora premier Zhou Enlai e il ministro della Difesa Lin Biao - decise di non rinunciare alla creazione di un proprio programma spaziale. Il progetto segreto 714 che prevedeva il lancio di due astronauti nello spazio fu però cancellato per ragioni economiche nel 1972, in piena Rivoluzione culturale. Erano anni di continui sconvolgimenti politici e fu necessario attendere la morte di Mao e la presa di potere di Deng Xiaoping perché la Cina ricominciasse a guardare allo spazio.

Deng Xiaoping, passato alla storia come l'architetto della Nuova Cina, era un leader ben più pragmatico. Lo spazio gli interessava sì, ma per lo sviluppo delle comunicazioni satellitari. A partire dal 1984 furono infatti sviluppate tutte le applicazioni civili e commerciali: oltre alle telecomunicazioni, la meteorologia, il telerilevamento e la rete di navigazione satellitare. A quel punto si tornò a parlare di un vero e proprio programma spaziale: il progetto 921.

IL PRIMO TAIKONAUTA. Sviluppato nel 1992 sulle basi di un precedente programma mai portato a termine, il 921 cominciò nel 1999 con lanci di prova. Finalmente, dopo quattro voli sperimentali, il 15 ottobre 2003, Shenzhou 5 portò nello spazio Yang Liwei, il primo astronauta cinese. O taikonauta, come lo soprannominarono immediatamente i media occidentali. Un viaggio in orbita di 21 ore che fece della Cina la terza nazione a esser riuscita a mandare un uomo nello spazio. Da quel momento in poi la corsa allo spazio si è fatta sempre più veloce.

LE TAPPE DEL SUCCESSO. Nel 2008, dopo due tentativi, la navicella Shenzhou 7 portò in orbita tre astronauti cinesi che fecero ritorno dopo tre giorni nell’esaltazione nazional-popolare. Anche perché il pilota Zhai Zhigang si cimentò in una camminata nello spazio durata ben 15 minuti. Un anno prima, nel 2007, era stato lanciato il primo razzo che rimase in orbita 16 mesi prima di essere fatto precipitare sul suolo lunare. Quindi un crescendo: nel 2011 è stata lanciata la Tiangong-1, nel 2012 è andata in orbita la prima donna astronauta e l'anno dopo Yutu, il rover il cui nome significa “Coniglio di giada”, è atterrato sulla luna. A oggi 11 astronauti cinesi hanno orbitato con successo intorno alla Terra e, solo nel 2016, sono stati lanciati sette razzi Lunga Marcia. Quest'anno ne sono in programma altri sei. L'obiettivo è quello di essere operativi con missioni umane in grande scala entro 5/7 anni e mandare un rover su Marte entro il 2020. Nonostante questo, la Cina rimane la grande esclusa dalla Stazione spaziale internazionale, essenzialmente a causa del veto degli Stati Uniti.

Il satellite Tiangong 1.

Non vanno dimenticati poi i progressi di un sistema di navigazione satellitare, Beidou (il nome cinese della costellazione dell'Orsa maggiore), che per ora copre la regione Asia-Pacifico con un'accuratezza che, per scopi militari, arriva fino a 10 centimetri di precisione. Dovrebbe coprire l'intero globo entro il 2020 in concorrenza diretta con il sistema statunitense del Gps. Oggi Beidou è già usato dall'esercito cinese e da quello pachistano. Nel 2023, inoltre, è previsto l'assestamento in orbita della stazione spaziale di cui i Tiangong 1 e 2 sono moduli. Un traguardo che non solo segnerebbe il raggiungimento dell'obiettivo lanciato 30 anni fa, ma sarebbe strategicamente essenziale visto che nel 2025 è previsto il ritiro della Stazione spaziale internazionale. In un futuro prossimo, quindi, quella cinese potrebbe essere l'unica stazione spaziale in orbita. Pechino così costringerebbe chiunque volesse fare ricerca ad appoggiarsi a essa.

I COSTI DEL PROGRAMMA SPAZIALE. Non solo. Sono già in fase di prime verifiche il sistema di rilevamento e monitoraggio dei cosiddetti detriti cosmici, il radiotelescopio più grande al mondo, la tecnologia quantistica applicata alla comunicazione satellitare e alla crittografia. Significa aver bene in mente dove la scienza ci porterà e volere arrivarci per primi. E con una spesa tutto sommato limitata. Il programma spaziale costa alla Cina circa 6 miliardi di dollari, grossomodo quanto spende l'Europa, un miliardo in più rispetto a quanto spende la Russia ma appena un sesto dei 40 miliardi sborsati dagli Stati Uniti. Insomma, forse Tiangong-1 non cade a sproposito. Almeno se servirà a ricordarci che da decenni c'è una nazione che si prepara al futuro in maniera sistematica. E che presto ci costringerà a un confronto con i suoi risultati.

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