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Europa sotto attacco
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9 Aprile Apr 2018 0800 09 aprile 2018

Il senso dell'Isis per lo Stato: cosa è rimasto dell'organizzazione

Tasse, commercio, agricoltura e servizi alla popolazione. Il Nyt ricostruisce l'amministrazione capillare di Daesh. Ma ora restano i lupi solitari e poco altro. Il prof Orsini: «Temerli? Con moderazione».

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Un'inchiesta del New York Times ha svelato 15 mila pagine di documenti ufficiali dello Stato islamico. A raccoglierli in cinque missioni in Iraq è stata la giornalista Rukmini Callimachi, per due volte finalista al premio Pulitzer. Un team di esperti ne ha verificato l'autenticità e li ha studiati per 15 mesi. Ne viene fuori che, anche se per un breve periodo, lo Stato islamico era amministrato capillarmente: emanava certificati e riscuoteva tasse secondo una rigida interpretazione dell'islam.

UNO STATO GRANDE QUANTO L'INGHILTERRA. Daesh era quindi in grado di raccogliere le imposte, emettere certificati di nascita e matrimonio e redistribuire averi. Un'impresa non facile anche perché per quasi tre anni ha controllato un territorio vasto più o meno quanto quello dell'Inghilterra, con una popolazione stimata di circa 12 milioni di persone. Tanto che oggi, quando quel che resta delle milizie dell'Isis non presidiano che un 3% di quel territorio, a Mosul c'è ancora chi rimpiange gli uomini dell'Isis: «Non erano riconosciuti come Stato, eppure si comportavano come se lo fossero».

PRESA DEL POTERE GRAZIE AGLI ERRORI USA. Ma come è potuto accadere? Callimachi ha sottolineato come lo Stato islamico abbia evidentemente sfruttato gli errori degli Stati Uniti del 2003. Quando gli americani invasero l'Iraq, fecero piazza pulita di tutti i sostenitori di Saddam Hussein anche all'interno delle istituzioni civili, lasciando un vuoto di potere facilmente riempito dallo stesso l'Isis. Così quando si trovarono a conquistare larga parte di Iraq e Siria, lasciarono il personale dell'amministrazione al suo posto. Purché fosse sunnita, e che non ci fossero donne.

I documenti raccolti dimostrano che, contrariamente a quanto finora creduto, i militanti Isis non erano finanziati da una rete di donatori, ma si sostentavano sfruttando ogni centimetro di territorio conquistato. Non il petrolio, ma il commercio, l'agricoltura e in genere il gettito fiscale erano la loro principale fonte di sostentamento. I rapporti rinvenuti documentano 19 miliardi di dollari in transazioni solo nel comparto agricolo.

IN SIRIA RISCUOTEVA 800 MILIONI DI TASSE L'ANNO. Secondo uno studio del Centro per l'analisi del terrorismo di Parigi, inoltre, l'Isis in Siria controllava l'80% dei campi di cotone e raccoglieva in tasse una somma che sfiorava gli 800 milioni di dollari annuali. Beni e terre venivano confiscati a chi era considerato «infedele» e redistribuiti tra le milizie. Alcuni studi documentano come Daesh riusciva a raccogliere 2 milioni di dollari a settimana dal contrabbando del petrolio, ma che le tasse gli fruttavano sei volte tanto.

Un soldato iracheno mostra i documenti dell'Isis trovati in un villaggio appena liberato.

AHMAD AL-RUBAYE/AFP/Getty Images

A partire da queste informazioni, Lettera43.it ha chiesto al direttore dell'Osservatorio sulla sicurezza internazionale della Luiss di Roma Alessandro Orsini se questi nuovi dati cambiano il quadro e se c'è qualcosa da temere visto che la sua ultima pubblicazione si intitola L'Isis non è morto. Ha solo cambiato pelle (Rizzoli, 2018).

«SERVIZI FORNITI ALLA POPOLAZIONE». «L’inchiesta del New York Times è interessante, ma non rivela alcuna informazione nuova sulla macchina amministrativa dell’Isis», risponde Orsini. «La giornalista ha avuto il merito di andare sul luogo e di acquisire una grande quantità di documenti scritti, che però confermano ciò che già sapevamo e cioè che lo Stato islamico forniva i servizi essenziali alla popolazione civile».

DOMANDA. Quanto si conosce dei finanziamenti a Daesh oggi che uno Stato non lo ha più? È possibile fare delle stime?
RISPOSTA. Lo Stato islamico, dal momento in cui ha dichiarato guerra al mondo, si è autofinanziato e continua a farlo. Se continua a ricevere finanziamenti dall’esterno li riceve da ricchi sceicchi mediorientali che agiscono a titolo personale. Nessun governo finanzia l’Isis.

L’Isis è diventata un’organizzazione povera. Deve raccogliere tutto ciò che le capita per sopravvivere. Anche estorsioni, rapimenti e traffici illeciti

Alessandro Orsini

D. Nell'articolo si menzionano i fondi raccolti attraverso la carità (zakat) che andrebbero dal 2,5% dei singoli patrimoni individuali al 10% della rendita dei raccolti. È possibile che questa raccolta informale avvenga ancora oggi?
R.
Certo, la zakat è uno dei mezzi attraverso cui lo Stato islamico si finanzia, ma bisogna conoscerne bene il meccanismo altrimenti si rischia di fare confusione. In molti casi al credente viene chiesto di fare un’offerta, senza dirgli che i suoi soldi saranno utilizzati per finanziare l’Isis.

D. Succede anche in Italia?
R.
Il credente si fida di colui che raccoglie i soldi e non sta a chiedere troppi dettagli sul modo in cui verranno utilizzati. E sì, è un problema che esiste anche in Italia, dove la zakat si svolge regolarmente nelle comunità islamiche presenti sul nostro territorio.

D. E se volessimo elencare i canali attraverso cui si finanzia oggi l'organizzazione?
R. Tutti i canali possibili. Comprese estorsioni, rapimenti e traffici illeciti. L’Isis è diventata un’organizzazione povera. Deve raccogliere tutto ciò che le capita per sopravvivere.

Siria, la mappa che spiega i fronti aperti della guerra

I raid americani contro le forze governative siriane sono solo l'ultimo capitolo del conflitto più intricato della storia contemporanea. A sette anni dall'inizio della rivoluzione, poi diventata guerra civile e infine conflitto per procura influenzato dalle potenze regionali, la Siria è ancora frammentata in porzioni di territorio controllate da diversi soggetti.

D. Nell'inchiesta del Nyt c'è una lettera di una vedova incinta di uno degli attentatori del Bataclan e ancora mantenuta. È possibile che l'Isis fornisca supporto economico ai familiari degli attentatori?
R. Se è accaduto in passato, escludo che possa succedere facilmente in futuro. La polizia esercita un controllo molto stretto sugli ambienti da cui sono provenuti gli attentatori. Se i parenti dei terroristi del Bataclan ricevessero soldi dall’Isis, la polizia francese lo scoprirebbe rapidamente. I genitori degli attentatori sono molto pochi ed è facilissimo controllare ciò che fanno.

D. Dei 5 mila foreign fighter partiti dall'Europa appena 100 lo hanno fatto dall'Italia. Cosa sappiamo di loro? Dobbiamo temere un ritorno?
R.
Sì, ma con moderazione. La polizia conosce i loro nomi e le loro identità.

La stessa scelta di ricorrere al terrorismo è una dimostrazione della debolezza e della manifesta inferiorità nei mezzi di offesa

Alessandro Orsini

D. Oggi l'Isis è nettamente indebolito e, soprattutto, non ha più uno Stato. Cosa dobbiamo osservare nei prossimi mesi per avere il termometro della situazione?
R. Il numero di attentati nelle città occidentali, il tempo che trascorre tra un attentato e l’altro, le armi utilizzate, le strategia d’attacco, la grandezza delle cellule in termini di componenti, la nazionalità degli attentatori e il tipo di legami che hanno avuto (o non avuto) con i capi dell’Isis.

D. Quindi?
R.
La stessa scelta di ricorrere al terrorismo è una dimostrazione della debolezza e della manifesta inferiorità nei mezzi di offesa. È la stessa ragione per cui si utilizzano i lupi solitari armati di coltelli. Se l'Isis potesse scegliere tra un coltello e un mitragliatore, sceglierebbe quest'ultimo.

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