Douma Siria evacuazione
Escalation siriana
Macron, Trump, Merkel

Siria, la strategia interventista di Macron

Da mesi il presidente francese promette risposte immediate agli attacchi chimici. Ha creato una coalizione per superare la paralisi dell'Onu. E annuncia di avere le prove contro Assad. Come nel 2013 Parigi è pronta a colpire. Più degli Usa. Mentre Merkel attende. 

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da Bruxelles

Dopo il caso della spia russa, lo schema delle reazioni delle più grandi potenze europee si ripete con la crisi siriana, con due sole ma imprescindibili differenze. Emmanuel Macron sta in prima fila, accelera, traccia una linea netta: da una parte Parigi e Washington, dall'altra Mosca. Angela Merkel segue da vicino la situazione, e quando il primo si schiera, lei dichiara di approvare.

IL TICKET PARIGI-BERLINO. Nel primo caso la Cancelliera aveva atteso che Monsieur le Président annunciasse la volontà di espellere i diplomatici russi di fronte agli altri capi di Stato e di governo dell'Unione europea per rompere le riserve e far allineare al motore franco-tedesco la maggioranza degli Stati Ue. Nel secondo caso, invece, ferma restando la differenza sostanziale tra il protagonismo militare francese e la tradizione anti-interventista tedesca, la Germania non si mette di traverso: Parigi e Berlino tentano di dare un’immagine di coordinamento, di essere compatti nella presa di distanza da Vladimir Putin.

Emmanuel Macron e Angela Merkel.
ANSA

La seconda differenza, se possibile, è però ancora più notevole. Nel caso dell'avvelenamento di Sergej Skripal Macron aveva ammesso che non si sarebbe potuto stabilire con certezza la responsabilità dell'assassino dell'ex spia russa più di quanto non avessero già fatto i tecnici britannici che hanno condiviso con i colleghi francesi le loro informazioni. La conclusione di Parigi era la stessa di Londra: era altamente probabile che fosse responsabile il governo russo. Oltre non si poteva andare semplicemente perché, aveva spiegato Macron, l'Opac, l'organizzazione internazionale delle armi chimiche, non ne ha il potere. Si occupa delle analisi, ma non ha la competenza - che «noi vorremmo riaffidarle», aveva sottolineato il presidente francese - di stabilire responsabilità.

MACRON: «ABBIAMO LE PROVE». Lo stesso ora avviene per la Siria: da quando nel novembre scorso la contrapposizione frontale tra il fronte occidentale e la Russia ha bloccato il rinnovo della missione congiunta creata da Onu e Opac, è stata cancellata la possibilità formale di arrivare a indicare un responsabile riconosciuto in seno alle Nazioni Unite e quindi alla comunità internazionale. Una situazione paradossale. Che tuttavia non ha impedito al presidente francese di dichiarare in Twitter: «Abbiamo le prove che delle armi chimiche sono state utilizzate dal regime di Bashar al Assad».

Come ha spiegato a Le Monde Benjamin Hautecouverture, specialista di sicurezza internazionale alla Fondation pour la recherche stratégique, «se si stabilisce che la linea rossa è l'uso di armi chimiche così come definite dalla Convenzione internazionale, cioè che queste armi siano state usate per uccidere e che l'utilizzatore possa essere determinato in maniera multilaterale, allora la linea rossa è controproduttiva». Nella contrapposizione attuale è tecnicamente impossibile il riconoscimento multilaterale, la missione incaricata di questo compito - che aveva già dichiarato responsabili le forze del regime siriano di tre attacchi al cloro in tre diversi villaggi tra 2014 e 2015 e lo Stato islamico di un attacco con il gas mostarda - semplicemente non esiste più. Macron ha deciso di andare oltre la formalità. Secondo l'inchiesta del collettivo giornalistico Bellingcat, basata su video girati dalle milizie dell'opposizione anti-regime, le vittime dell'attacco avvenuto a Ghouta il 7 aprile, quello che Damasco e Mosca continuano a definire messinscena, sarebbero state uccise da una munizione costituita da un cilindro riempito probabilmente di gas al cloro lanciato da un elicottero.

UNA COALIZIONE PER AGGIRARE L'ONU. Non è chiaro se le prove di cui parla Macron si riferiscano a questo attacco o a quelli precedenti, su cui pur non potendo alzare il dito contro un fronte o l'altro i tecnici dell'Opac hanno continuato a indagare, trovando - secondo la Reuters - legami tra il materiale utilizzato in un'altra strage a Ghouta e i depositi del regime. Che ci sia personale francese sul campo poi non stupirebbe nessuno. Anche per la stampa nazionale Parigi è «la capitale occidentale più impegnata a sostegno dei ribelli». Per Merkel il solo fatto che l'Opac non possa svolgere il suo lavoro per intero è una brutta notizia per la Russia: Mosca si era dichiarata garante dello smantellamento delle armi del regime. E invece, secondo gli esperti Onu, ancora a novembre ne erano rimasti almeno tre depositi. Secondo la Cancelliera questo argomento è sufficiente a screditare Mosca. Ma Macron continua a utilizzare il meccanismo della linea rossa e non molla sulla sostanza dell'uso delle armi chimiche. A gennaio anzi ha lanciato a Parigi un partenariato internazionale contro le armi chimiche capace di coinvolgere 30 Paesi e lo ha fatto esplicitamente per superare il paradosso della responsabilità impossibile. Esattamente come Hollande nel 2013 sarebbe pronto ad attaccare,anche più degli Usa.

L'evacuazione di Duma.
GETTY

Il presidente che fin dalla campagna elettorale ha subito gli attacchi della propaganda filo russa, si è presentato da subito come interlocutore ambizioso degli Stati Uuniti, persino simbolicamente invitando Trump alla parata militare del 14 luglio, la quintessenza della grandeur d'Oltralpe. A Bruxelles, guida i progetti della nuova difesa Ue sotto il cappello dell'Alleanza atlantica, i tempi della sovranità nazionale di Charles De Gaulle sono lontanissimi: Macron sta chiaramente posizionando la Francia al posto della Gran Bretagna in funzione anti-russa, come sponda a Washington e guida nel campo militare e della sicurezza della compagine Ue. L'invito ai tre leader dei Paesi Baltici, i più fieri e sempre più strenui oppostori di Mosca nel consesso europeo, ne è solo l'ultimo, evidente segnale. Ma la questione siriana per i francesi va oltre e viene da lontano.

LA SERIE DI ANNUNCI. Nel 2013, quando all'ultimo Barack Obama decise di evitare i raid, i rafale francesi erano pronti ai bombardamenti. Parigi era infatti convinta di poter cambiare il destino del Paese e dello scacchiere mediorientale. Una volta arrivato all'Eliseo Macron non ha cambiato linea: ancora a maggio 2017 ricevendo Putin a Versailles aveva ribadito che il ricorso alle armi chimiche, dall'una o dall'altra parte, avrebbe comportato una «risposta immediata». Poi a fine gennaio il lancio di quella che aveva definito la coalizione «contro l'impunità». Trenta Paesi riuniti a Parigi si erano impegnati a raccogliere i dati sui responsabili dell'uso di armi chimiche, a compilare una lista nera di persone ed enti implicati nella proliferazione degli armamenti e a lanciare sanzioni economiche aggirando lo stallo delle Nazioni Unite. Le ultime parole a riguardo il presidente le aveva pronunciate il 14 febbraio scorso: «Quando avremo le prove, farò ciò che ho detto, colpiremo». Ora dice di averle ma, mentre Merkel osserva dalla finestra, sembra in attesa di capire cosa farà Trump.

12 Aprile Apr 2018 1612 12 aprile 2018
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