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16 Aprile Apr 2018 1533 16 aprile 2018

Siria, l'ipocrisia europea delle sanzioni preventive all'Iran

Anche l'Ue vuole punire Teheran per gli attacchi chimici. Ma i pasdaran non hanno mai usato gas letali, anzi ne furono vittime a migliaia, come i curdi, nella guerra con l'Iraq. E a venderli a Saddam furono inglesi, francesi e tedeschi. 

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Il 12 maggio gli Stati Uniti dovranno riconfermare l'accordo internazionale sul nucleare con l'Iran o, in alternativa, reintrodurre le sanzioni. Il presidente americano Donald Trump non fa mistero di volerla fare saltare, per quanto – in piena crisi siriana – anche il super falco neo segretario di Stato Mike Pompeo lo abbia invitato a sorpresa a proseguire «l'opera diplomatica». Ma per l'aria che tira potrebbe essere la Repubblica islamica a irrigidirsi di nuovo con l'Occidente e mandare a monte per prima il disgelo che nel 2015 aveva chiuso l'Amministrazione Obama. Anche le potenze dell'Ue, su pressione degli Usa, remano per imporre nuove sanzioni all'Iran dopo il sospetto attacco chimico in Siria che ha portato ai raid di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna del 14 aprile.

SANZIONI ALL'IRAN. Ufficialmente si afferma che le manovre europee sono svincolate dal patto sul nucleare (legalmente sempre rispettato dall'Iran) e che anzi mirino a metterlo in salvo, ma nei fatti vanno a sgretolare le relazioni appena riaperte, in costruzione, tra Teheran e i governi europei. Già il blocco delle transazioni bancarie internazionali, legalmente da sbloccare dal 2016 per effetto dell'accordo sul nucleare, non è mai caduto sempre su pressione degli Usa. Le nuove restrizioni Ue, dirette secondo indiscrezioni contro una lista di persone e imprese iraniane, sarebbero mirate a contrastare l'azione militare in Siria. Le accuse sono di complicità iraniana nell'uso di armi chimiche da parte di Damasco: accuse per Teheran particolarmente odiose, inaccettabili per l'opinione pubblica interna.

I sospetti missili con armi chimiche a Ghouta.
GETTY

Se davvero le unità di pasdaran, il corpo d'élite dei guardiani iraniani della rivoluzione sempre più presente in Siria, avessero accettato o addirittura fornito agenti chimici ad Assad dopo il disarmo chimico certificato dall'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) nel 2014, avrebbero violato una linea rossa stabilita dalla stessa Repubblica islamica di Khomeini. Tra il 1980 e il 1988, durante la guerra tra Iran e Iraq, la popolazione iraniana fu spesso vittima, come i curdi, delle armi chimiche di Saddam Hussein. Si stima che fino a 100 mila iraniani (dati della Cia, integrati dagli effetti riscontrati a lungo termine) siano stati uccisi dai gas che il regime iracheno sganciava sistematicamente per l'unico motivo possibile per il quale, a guerra pressoché vinta, potrebbe ostinarsi a usarli anche Assad in Siria: rimediare all'inferiorità numerica delle truppe a terra e dell'aviazione decimata.

LA GUERRA IRAN-IRAQ. Come la guerra siriana esplosa nel 2011, anche il conflitto tra Iran e Iraq deflagrato subito dopo la rivoluzione khomeinista del 1979 fu lungo e molto cruento. Nella guerra innescata dall'invasione dell'Iraq nel Sud dell'Iran, decine di migliaia tra soldati e civili rimasero feriti e mutilati dall'uso frequente, oltre che di gas nervini letali, di agenti vescicanti: a quasi 40 anni, le immagini dei martiri iraniani della guerra con l'Iraq sono ancora appese in loro memoria lungo i viali di Teheran e di altre città persiane. I sopravvissuti ne portano i segni sul corpo. Una ferita mai chiusa, tanto più che gli agenti chimici impiegati risultarono prodotti e forniti a Saddam da compagnie americane ed europee: inglesi, francesi e soprattutto tedesche. Di conseguenza la Repubblica islamica ha poi prediletto l'Italia, anziché le grandi potenze, per sviluppare i suoi rapporti commerciali e diplomatici con l'Europa.

Il più grande attacco chimico mai provato dall'Onu nella storia risale proprio al massacro di Halabja del 1988, nel Kurdistan iracheno, per mano di Saddam Hussein

La guerra Iran-Iraq.
WIKIPEDIA

Più di 350 attacchi su vasta scala con armi chimiche furono condotti soprattutto nelle regioni di confine tra Iran e Iraq. E, a differenza che in Siria, in Iran e in Kurdistan gli ispettori dell'Onu riuscirono, attraverso diversi sopralluoghi ed esami clinici, a ricostruire da chi fossero stati usati gli agenti chimici. Nonostante la condanna delle Nazioni Unite all'Iraq nel 1984 e nel 1988, Saddam continuò a sganciare armi chimiche. L'Iran chiese agli Usa di fermare la barbarie, ma allora gli americani non reagirono in difesa dei civili e della popolazione curda. Il più grande attacco chimico mai provato dall'Onu nella storia risale proprio al massacro di Halabja del 16 marzo 1988, perpetrato da Saddam nell'omonima città nell'odierno Kurdistan iracheno, su finire della guerra con l'Iran.

LA STRAGE DEI CURDI. Le bombe con un mix letale di micidiali agenti chimici (dal cianuro al gas mostarda), preceduto da attacchi al napalm, in una notte fecero tra le 3.200 e le 5 mila vittime. Fino a 10 mila i feriti, e a decenni di distanza resta alta nella zona di Halabja l'incidenza di tumori, malformazioni, disturbi cardiaci e respiratori e riproduttivi. Dopo il massacro, attraverso l'intelligence gli Stati Uniti tentarono di fabbricare false accuse a carico dell'Iran, ma anche dalle ricerche di Human Rights Wacht emerse la chiara responsabilità irachena.

IL CASO SIRIANO. Sulla Siria la questione è complessa: i gruppi ribelli imputano da anni diversi attacchi chimici all'esercito di Assad, accusato anche di sganciare sui civili missili e barili bomba al cloro. L'uso di gas tossici, a partire dal massacro del 21 agosto 2013 a Ghouta, è comprovato anche dalle visite di medici dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), tuttavia gli ispettori indipendenti internazionali non sono riusciti sempre ad appurare chi siano gli autori.

Il memoriale del massacro con le armi chimiche ad Halabja, nel Kurdistan iracheno.
GETTY

Sotto il regime degli Assad il dissenso è stato sempre oggetto di dura repressione, anche verso civili di minore età. Per la strage di Ghouta, nella periferia di Damasco, del 2013 con gas nervino si è anche sospettato che parte dell'arsenale chimico smantellato dall'Opac fosse stato svenduto decenni prima alla Siria da Saddam Hussein per disfarsene. L'élite sciita degli Assad è alleata con gli sciiti iraniani, ma il partito unico e l'esercito siriano sono composti da sunniti baathisti come lo erano Saddam e il suo sistema di potere. All'epoca una crescente rivalità aveva diviso il ramo siriano del Baath da quello iracheno, al punto che nella guerra Iraq-Iran la Siria finì per schierarsi con l'Iran, ma il regime di Assad è sempre rimasto ambiguo, giocando a volte di sponda con Baghdad e la stessa ambiguità si può rilevare nei sui rapporti con l'Onu e talvolta con gli alleati.

GLI ATTACCHI IN SIRIA. Palazzo di Vetro non è ancora in grado di attribuire la responsabilità sulle centinaia di morti (almeno 281, a seconda delle fonti) e le migliaia di intossicati a Ghouta di cinque anni fa: si è ricostruito che in precedenza agenti chimici erano stati usati in Siria sia dal regime sia da parte dei ribelli, e successivamente lo sarebbero stati anche dall'Isis. Gli ispettori dell'Onu hanno invece imputato i morti (tra i 74 e i 100, come per l'ultimo attacco chimico di Duma, sempre nella regione di Ghouta, del 7 aprile 2018) e le centinaia di feriti per gas nervino nella strage a Idlib del 4 aprile 2017 all'aviazione di Assad. Per l'ultimo caso in Siria il sopralluogo dell'Opac è in corso. Né la Russia né l'Iran sono stati mai stati giudicati autori di stragi chimiche, coprire quelle di Assad sarebbe un gioco molto sporco. Sanzioni contro l'Iran sarebbero preventive ma, come alla vigilia della guerra con l'Iraq, il suo rafforzamento e la sua espansione dello sciismo in Medio Oriente costituiscono una minaccia per Israele e per l'Arabia Saudita.

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