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23 Aprile Apr 2018 1448 23 aprile 2018

Da dittatore a diplomatico. La metamorfosi di Kim Jong-un

La Corea del Nord è ormai al centro della scena. Molto ci si attende dagli incontri con i presidenti sudcoreano e statunitense. Il professor Fiori: «L'entusiasmo di Trump? Un errore strategico clamoroso». 

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All'improvviso tutti fanno gara per parlare con Kim Jong-un, il grande dittatore. Grandi preparativi fervono sul 38esimo parallelo, la Casa della Pace nel villaggio di Panmunjom dove i presidenti delle due Coree si incontreranno il prossimo 27 aprile. Comunque vada si scrive una pagina di storia, dal 1953 nessun leader nordcoreano ha attraversato la linea di demarcazione militare. Tanto che l'ultimo dei Kim, secondo quanto affermano le ultime indiscrezioni, si prepara ad attraversarla a piedi.

PREPARATIVI. Intanto il 20 aprile è stata aperta una linea telefonica diretta tra i due uffici di presidenza. La linea funziona e con ogni probabilità le prime cariche dei due Stati si sentiranno telefonicamente prima di incontrarsi. Intanto Kim ha annuciato che l'obiettivo sull'avanzamento nucleare è raggiunto. E quindi non condurrà nuovi test. Seul dal canto suo ha spento gli altoparlanti che sparano la propaganda sudcoreana lungo la linea di confine.

MOON SI STA GIOCANDO LA CARRIERA. Moon Jae-in, il presidente sudcoreano, su questo incontro si sta giocando la carriera. Le forze conservative del Paese lo stanno addirittura accusando di «imbavagliare» chiunque non condivida il suo obiettivo sulla riconciliazione. «Certo è che se riesce è in odore di Nobel per la Pace», scherza Antonio Fiori. Il professore dell'università di Bologna, autore de Il nido del falco: mondo e potere in Corea del Nord (Le Monnier, 2016) è forse il maggior esperto italiano di politica nordcoreana. Da sempre cerca di leggere gli avvenimenti di uno dei Paesi più chiusi del mondo con gli occhi dei suoi leader.

TRUMP HA FATTO UN CLAMOROSOS ERRORE. «Sono vent'anni che studio i rapporti politici tra le due Coree e non sono sicuro di nulla», si schernisce. Eppure negli ultimi anni non ha sbagliato una previsione. A partire dal fatto che la corsa nucleare non era «folle», serviva ai Kim per essere riconosciuti dal resto del mondo e sedersi al tavolo dei grandi. Oggi persino Donald Trump è disposto a incontrare il dittatore nordcoreano. Mike Pompeo, capo della Cia e oggi segretario di Stato in pectore, si è recato a Pyongyang a Pasqua proprio per preparare il loro incontro che, sostengono gli americani, avverrà a inizio giugno. Per Fiori, l'entusiasmo con cui Trump ha accolto l'invito di Kim è stato il «più clamoroso errore strategico commesso fino ad oggi dagli Stati Uniti».

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Secondo il professore "l'apertura che ci si attende non avverrà a questo giro ma, nella migliore delle ipotesi, il presidente sudcoreano Moon Jae-in dovrà gettare le basi perché cresca la fiducia. Se disgelo sarà, sarà con un percorso graduale".

DOMANDA. Trump non deve incontrare Kim?
RISPOSTA.
No, auspico che si incontrino. Ma prima di accettare Trump doveva chiedere qualcosa in cambio. Di fatto così ha delegittimato decenni di diplomazia Usa ed è ha lanciato un messaggio inequivocabile a Kim: «Sei così potente che voglio incontrarti». Ha esultato quando il leader nordcoreano ha annunciato che avrebbe interrotto i test nucleari. Ma questo non è un passo in avanti sulla via della denuclearizzazione. Per Kim significa: «obiettivo raggiunto».

D. Vuol dire che ha sbagliato la comunicazione?
R.
La comunicazione e la gestione delle comunicazioni. L'amministrazione Trump non ha messo in campo persone abbastanza competenti. Dialogare con la Corea del Nord non è uno scherzo.

D. Ma il vertice tra di loro è sicuro?
R.
Assolutamente no. Bisognerà prima vedere come andrà con Moon. Il 27 aprile il presidente sudcoreano porterà anche le richieste Usa di denuclearizzazione e staremo a vedere come risponderà Kim, che comunque si sta presentando come un attore diplomatico di primo livello.

D. Intanto Kim e il presidente sudcoreano si vedranno. Cosa bolle in pentola?
R.
La firma del trattato di pace, una pagina di storia. Il presidente Moon si sta giocando la carriera politica su questo.

D. E Kim?
R.
Kim potrebbe starci. Giostrare al meglio i colloqui con la Corea del Sud potrebbe servire per tutelarsi contro un eventuale fallimento dei colloqui con il Nord. Non dimentichiamoci che ha da poco incontrato il presidente cinese Xi Jinping ed è stato invitato in Russia. È evidente che si stanno formando altri equilibri, ma noi occidentali fatichiamo a capirlo.

Sappiamo tutti che le sanzioni sono molto facili da aggirare. Spesso basta semplicemente cambiare bandiera a una nave

Antonio Fiori

D. Ma il presidente nordcoreano è veramente disposto a denuclearizzare e a “normalizzare” il Paese?
R.
Ci sono diverse analisi in questo senso, ma personalmente non credo. Ho assistito agli incontri tra i presidenti delle due Coree nel 2000 e nel 2007. Le promesse di denuclearizzazione c'erano anche allora, ma non sono mai state mantenute. E oggi la gestione e il perfezionamento militare raggiunto dai nordcoreani è elevatissimo. Perché dovrebbero smantellare tutto ora?

D. Per liberarsi delle sanzioni?
R.
Ma figuriamoci. Non è vero che l'economia nordcoreana è al limite della catastrofe, tiene nonostante tutto. E poi sappiamo tutti che le sanzioni sono molto facili da aggirare. Spesso basta semplicemente cambiare bandiera a una nave.

D. E allora a cosa mira Kim Jong-un?
R.
Credo stia semplicemente cercando di prendere tempo. Come hanno già fatto più volte suo padre e suo nonno. Attenzione: il 9 settembre prossimo si celebra il 70esimo anniversario della fondazione della Repubblica e Kim vuole arrivarci il più forte possibile.

D. Ma perché allora dovrebbe firmare il trattato di pace?
R.
Potrebbe portare al miglioramento economico che ha promesso al popolo nordcoreano assieme allo sviluppo della tecnologia nucleare. Ricordiamoci che per i regimi il consenso interno è fondamentale.

D. E non sarebbe il solo a trarre benefici dalla firma del trattato.
R.
In effetti la firma significherebbe dare alle due Coree lo status di Stati sovrani, che a quel punto potrebbero parlarsi senza bisogno di telefono rosso e o di intermediari. Significherebbe ridimensionare molto l'influenza Usa nell'area Asia Pacifico, con enorme soddisfazione della Cina e della Russia.

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