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29 Aprile Apr 2018 1800 29 aprile 2018

Migranti, quell'infanzia rubata al confine tra Francia e Italia

Documenti falsificati dalle forze dell'ordine per facilitare le espulsioni. Norme aggirate. Diritti violati. Per i minori, la frontiera si trasforma in una giungla. 

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Potrebbero chiamarla la frontiera dei bambini. Oltre agli scontri e alle manifestazioni dell’estrema destra, ai conflitti tra forze dell’ordine di Paesi alleati e alle inchieste della magistratura, il confine tra Francia e Italia è il confine dei ragazzini. Solo nel 2017 lo hanno attraversato a migliaia. Sui 17.864 minori arrivati nel nostro Paese via mare o terra nel 2017, ben 5.226, spiega un rapporto della Ong Intersos, «sono fuoriusciti dai canali formali dell’accoglienza». Nessuno sa dove siano, approfittando del limbo apolide in cui si trovavano sono scomparsi e hanno fatto perdere le loro tracce. La maggioranza ha semplicemente varcato la frontiera, andando ad alimentare un fenomeno, il transito per il Nord Italia verso altri Stati Ue, «costantemente aumentato, a partire dal 2015, in relazione alla permeabilità dei confini».

LE FORZE DELL'ORDINE CAMBIANO ATTEGGIAMENTO. Il più permeabile di tutti è quello di Ventimiglia: da qui passa la maggioranza dei migranti bambini. In gergo tecnico si chiamano minori «transitanti» e la parola ne racconta già la vita provvisoria, la fragilità: in transito, alla ricerca della loro famiglia, di parenti arrivati in un altro Paese, di una comunità di riferimento. Le convenzioni internazionali dicono che i minori devono godere di una protezione maggiore, hanno il diritto ad essere protetti, a vedere assicurata l'istruzione, la cura del loro benessere psicofisico. E quindi quando nel loro passaggio sono intercettati dalle forze dell'ordine dovrebbero godere di un trattamento particolare che consideri la loro debolezza intrinseca. Eppure sul confine dei bambini non va così. «A partire da marzo», spiega Daniela Zitarosa di Intersos, «l'atteggiamento delle forze dell'ordine francesi è cambiato: hanno iniziato a identificare come maggiorenni chi prima era stato identificato come minorenne in Italia. In un caso un ragazzo è riuscito a scattare la foto del poliziotto che modifica le date sui documenti».

Le immagini che Lettera43.it pubblica mostrano prima il poliziotto chino su un documento che porta la data del primo gennaio 2001, probabilmente il giorno di nascita con cui era stato identificato il ragazzo eritreo in Italia. Poi un altro documento in cui l'anno di nascita è diventato il 2000 e il migrante improvvisamente maggiorenne. Intersos, Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Terres des Hommes Italia, Oxfam Italia, la Caritas Diocesana di Ventimiglia di Sanremo e la diaconia Valdese hanno firmato una lettera congiunta per denunciare la falsificazione dei documenti e le pessime condizioni dei minori sul confine italiano e francese. Il risultato? Nessuna risposta, né dal ministero, né dalla Commissione. In compenso, racconta Zitarosa, «la prefettura di Nizza ha subito risposto con un post su Facebook in cui definisce le nostre affermazioni delle complete fake news».

STOP A CENTINAIA DI RAGAZZI. Intersos è tra le Ong che lavorano alla frontiera di Ventimiglia stabilmente e i suoi operatori hanno visto tutta l'evoluzione dell'atteggiamento delle forze dell'ordine alla frontiera, documentando come in un anno e mezzo più di un centinaio di ragazzi una volta superato il confine abbiano ricevuto subito il refus d'entrée. Una procedura prevista dalla legge francese che porta all'espulsione. «Li riammettevano sulla linea ferroviaria che collega Menton a Ventimiglia», raccontano, «senza contattare le autorità italiane come si fa nel caso dell'espulsione degli adulti». Il motivo è piuttosto facile da intuire: l'espulsione di un minore è un'eventualità che nessun operatore che conosce le leggi internazionali prende alla leggera.

Se anche la legge francese permette ai poliziotti di consegnare formalmente il rifiuto di entrata, devono subito essere messe in campo alcune procedure previste dal Trattato di Dublino. E quindi deve essere contattato un adulto che rappresenti il minore, come il suo avvocato, e in mancanza deve essere nominato un tutore. Deve inoltre intervenire un interprete o in ogni caso qualcuno che possa spiegare al minore cosa sta succedendo nella sua lingua, va garantito l'accesso a cure mediche eventualmente necessarie. E dal momento del fermo all'espulsione devono in ogni caso passare 24 ore. Se poi il minore dovesse decidere di fare domanda di asilo in Francia, visto che per lui non vale il principio del Paese di primo ingresso, l'espulsione decadrebbe. L'articolo 6 del Trattato di Dublino aggiunge: «Nel valutare l’interesse superiore del minore, gli Stati membri cooperano strettamente tra loro e tengono debito conto, in particolare, dei seguenti fattori: a) le possibilità di ricongiungimento familiare; b) il benessere e lo sviluppo sociale del minore; c) le considerazioni di sicurezza, in particolare se sussiste un rischio che il minore sia vittima della tratta di esseri umani; d) l’opinione del minore, secondo la sua età e maturità».

NORME E GARANZIE COSTANTEMENTE DISATTESE. Questo significa che quando le forze del'ordine seguono la procedura nella stragrande maggioranza dei casi alla fine i servizi sociali si fanno carico del bambino per tutte le problematiche che sta vivendo e difficilmente viene rimandato indietro. Per molto tempo però secondo il monitoraggio di Intersos, oggetto di un rapporto pubblicato a gennaio di quest'anno dal titolo “Minori stranieri non accompagnati lungo le frontiere nord italiane”, queste «norme e garanzie vengono costantemente disattese dalla polizia di frontiera francese».

La Ong definisce la situazione alla frontiera italo-francese «allarmante» e i dati sui minori quelli «più rilevanti e preoccupanti». E ha deciso di promuovere con altre associazioni presenti al confine delle azioni collettive: in alcune giornate precise venivano controllate da vicino le procedure seguite dalle forze dell'ordine nell'incontrare i ragazzi sulla frontiera bassa e alta e se non erano corrette venivano promossi i ricorsi alla giustizia amministrativa. «Il 22 gennaio il tribunale di Nizza ha per la prima volta dato ragione a un ragazzino eritreo di 14 anni che voleva ricongiungersi con la famiglia e ha chiesto alle autorità francesi di mettersi in contatto con quelle italiane per riammetterlo». Lo stesso hanno decretato i tribunali in altri 20 casi: ricorsi vinti e laissez passer per superare il confine. E sarà per questo, dicono a Intersos, che in questa continua sfida tra operatori umanitari e forze dell'ordine a marzo «l'atteggiamento delle forze francesi è cambiato». E per la prima volta quello che era un minore è stato trattato come un adulto. La prefettura di Nizza ha accusato apertamente le organizzazioni non governative italiane, la Caritas e la chiesa Valdese di aver fatto delle dichiarazioni totalmente «menzognere». Nessuno si è alzata a difenderle, men che meno le autorità italiane. Secondo le Ong dall'altra parte della frontiera del resto le cose non vanno molto meglio.

Nella loro lettera alla Commissione europea le associazioni definiscono gravi le mancanze dal lato italiano. Se i poliziotti francesi si dimenticano di chiedere al minore di fare richiesta di asilo, in Italia i minori a volte ci mettono mesi per presentarla. Alcuni di loro, fanno notare le associazioni, anche dopo diversi mesi dal loro arrivo, non erano stati iscritti a scuola né a corsi di formazione, non era stato loro rilasciato un permesso di soggiorno né avevano potuto presentare domanda d’asilo, non avevano un tutore né altre figure adulte di riferimento che si prendessero cura di loro: «Alcuni hanno lamentato addirittura il mancato soddisfacimento di bisogni primari, quali la disponibilità di cibo, vestiti e spazi adeguati, e l’inadeguata protezione da violenze e abusi». Anche per questo i bambini, dopo aver affrontato traversate di deserti e di mari, preferiscono la frontiera. Sempre che un poliziotto non decida di rubare loro anche l'ultimo diritto all'infanzia rimasto.

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