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Trump e il Russiagate
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4 Maggio Mag 2018 1100 04 maggio 2018

Trump tra Russiagate e pornostar: bugie e scandali si ingrossano

L'ammissione sui 130 mila dollari rimborsati per il silenzio della Daniels inguaia il presidente. E lo costringe a contraddirsi. Intanto si apre un altro fronte all'attacco del procuratore Mueller.

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Sarà difficile giustificare in maniera razionale la lunga serie di affermazioni e smentite del 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America. L'inchiesta dell'Fbi sulle interferenze russe nella campagna elettorale che lo ha incoronato nel novembre 2016 gli sta dando filo da torcere, ma è su una vicenda collaterale che rischia di cadere: il pagamento, avvenuto un mese prima delle elezioni, della pornostar Stormy Daniels affinché non rivelasse di aver avuto una relazione con lui.

ARRIVA L'AVVOCATO DI CLINTON. Che le acque in cui naviga The Donald siano sempre più torbide e che il presidente non riesca a vedere la fine dei suoi guai legali lo dimostra l'assunzione di un nuovo avvocato: Emmet T. Flood, lo stesso che ha seguito Bill Clinton, George W. Bush e Dick Cheney. E poi c'è l'imbarazzo che ha seguito le affermazioni di Rudolph Giuliani, da fine aprile nel team legale del presidente, in un'intervista a Fox News: fu Trump a rimborsare personalmente i 130 mila dollari spesi dal suo avvocato Michael Cohen per comprare il silenzio della Daniels. Ha esultato Micheal Avenatti, l'avvocato della pornostar. Ma il punto è già un altro.

Se i soldi sono «transitati dallo studio legale e poi rimborsati dal presidente», come ha dichiarato in tivù l'ex sindaco di New York, significa che finora The Donald ha mentito. Infatti quando neanche un mese prima i federali avevano perquisito l'ufficio e l'abitazione di Cohen, il presidente aveva negato categoricamente di essere a conoscenza di quel pagamento e aveva definito quell'azione «un attacco al nostro Paese» nonostante avvenisse su ordine del procuratore speciale Robert Mueller, quello che sta indagando sulle presunte infiltrazione russe sulle elezioni del 2016. Il legale aveva confermato la versione del suo cliente.

FINANZIAMENTI ELETTORALI? Ma allora perché questo cambio improvviso di narrativa? E perché tanto clamore? Le ragioni le ha suggerite lo stesso presidente in uno dei suoi tweet mattutini: «I fondi e i contributi per la campagna [elettorale] non sono rientrati in questa transazione». Poi il giorno successivo ritratta nuovamente e afferma che Giuliani ha frainteso sui rimborsi e sui pagamenti alla Daniels. Ma, come ha suggerito un esperto in materia al Washington Post, la questione è più grave: «se il proposito era quello di impedire alla Daniels di influenzare negativamente la campagna elettorale, quello che è successo è che Cohen l'ha finanziata».

La legge federale Usa obbliga alla trasparenza chiunque doni più di 200 dollari a una campagna elettorale (e comunque per i privati ci sono tetti inferiori a 130 mila dollari), ma permette ai candidati alla presidenza di contribuire con qualsiasi cifra alla propria corsa. Se la versione di Giuliani fosse confermata da note spese giustificate come rimborsi elettorali, il sospetto di aver violato la legge federale cadrebbe automaticamente. E finora questo non è successo. Inoltre pare che la Daniels non sia l'unica donna pagata dagli avvocati di Trump per il suo silenzio.

IL PRESIDENTE OSTRUISCE LA GIUSTIZIA? Poi c'è tutto il resto. Il primo maggio il New York Times ha pubblicato una lista di 40 domande che il procuratore Mueller avrebbe intenzione di fare a Trump sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016. Domande rimaste inevase, motivo tra gli altri per cui il procuratore speciale starebbe preparando un documento in cui si accusa la presidenza di ostruire la giustizia.

LA CACCIA ALLE STREGHE CHE FA PAURA. Ma a quanto riferisce la stampa Usa la ragione principale che muove Mueller sarebbe il licenziamento in tronco del direttore dell'Fbi James Comey avvenuto il 9 maggio 2017 proprio perché, come confermato da Giuliani, si era rifiutato di escluderlo dalle sue indagini. Anche lui stava indagando sulle interferenze russe, un tema che il presidente ha più volte e pubblicamente definito «caccia alle streghe» e su cui non vuol rispondere. D'altronde ogni volta che apre bocca sull'argomento si contraddice. Ecco, per la Casa Bianca questo è un problema. E lo sarà anche per Emmet T. Flood, nonostante tutta la sua esperienza.

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