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7 Maggio Mag 2018 1414 07 maggio 2018

Rudolph Giuliani, la parabola del sindaco d'America

Da pm di ferro a primo cittadino della New York scossa dalla tragedia dell'11 settembre. Candidato in pectore per i Repubblicani, l'italo-americano alla fine ha appoggiato Trump. Di cui ora è legale. Con un debutto disastroso. 

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«Se continuerà così finirà per coinvolgere Donald Trump nell’omicidio di Lincoln». Con questa battuta un comico americano ha liquidato la tremenda débâcle televisiva di Rudolph Giuliani, che da aprile è entrato nel team legale che deve difendere il Presidente degli Stati Uniti dalle indagini del procuratore speciale Robert Mueller sul caso Russiagate, ma anche tutelare l’inquilino della Casa Bianca dai tanti scandali che lo stanno travolgendo.

UN DEBUTTO DISASTROSO. Il debutto dell’ex sindaco di New York è stato a dir poco disastroso. Il suo primo atto pubblico come avvocato è stato concedere un’intervista a Sean Hannity, il più partigiano dei pretoriani dell’emittente filo-trumpiana Fox News. Giuliani, nonostante l’interlocutore non rappresentasse una minaccia, ha fatto alcune ammissioni scottanti che compromettono non poco l’immagine, già non immacolata, del Presidente. Giuliani ha rivelato che Trump ha rimborsato di tasca sua i 130 mila dollari pagati per mettere a tacere la pornodiva Stormy Daniels circa una loro relazione e ha dichiarato che il Presidente ha licenziato il capo del Fbi James Comey per il caso Russiagate.

INGENUITÀ O STRATEGIA? Ammissioni che contraddicono quanto sostenuto ufficialmente dalla Casa Bianca e che potenzialmente potrebbero incriminare Trump. Ingenuità o una strategia che nessuno sembra aver capito? I media americani propendono per la prima ipotesi, visto che Giuliani pochi giorni dopo ha concesso un’altra intervista, questa volta a un interlocutore meno accondiscendente come George Stephanopulos della Abc, rimangiandosi parte delle sue ammissioni e affermando di dover «ancora apprendere» tutti i dettagli della situazione del suo cliente. Gli editorialisti americani non hanno avuto pietà per Rudy il duro, evidenziando il declino di un uomo che poco più di un decennio fa sembrava destinato a occupare il ruolo di colui che oggi cerca, tra mille incertezze, di difendere.

Donald Trump con Rudolph Giuliani.

Giuliani, italo-americano di Brooklyn, classe 1944, dopo aver percorso tutti i gradini della carriera legale entrò negli Anni 80 nell’amministrazione Reagan dove occupò nemmeno 40enne il posto di assistente Procuratore generale, diventando il numero tre del ministero della Giustizia. Ma la sua fama arrivò qualche tempo dopo quando assunse il ruolo, sulla carta meno prestigioso, di Procuratore distrettuale del Southern District dello Stato di New York. In poche parole il Pm capo di New York City. Le sue inchieste di alto profilo contro pezzi grossi di Wall Street, politici corrotti e boss della mafia lo resero una star. Collaborò anche con Giovanni Falcone che conobbe negli Anni 80 ai tempi dell’inchiesta Pizza Connection che sgominò un traffico internazionale di eroina tra Usa e Italia e che portò anche alla condanna di Gaetano Badalamenti.

LA PRESA DI NEW YORK. Sulla scorta della fama guadagnata in tribunale e con un record di 4.152 verdetti favorevoli contro solo 25 contrari, Giuliani iniziò a intuire le possibilità di un’ascesa politica. Nel 1989 lasciò la magistratura e si candidò a sindaco di New York per il Partito repubblicano. La metropoli, solidamente democratica, lo accolse con diffidenza e il primo tentativo andò a vuoto, ma i tanti problemi della città spinsero quattro anni dopo anche i più fedeli democratici a scegliere un Pm di ferro che aveva la fama di uomo duro e senza compromessi. Nel 1994 Giuliani divenne il primo sindaco repubblicano dagli Anni 60.

LA TRAGEDIA DELL'11 SETTEMBRE. La politica della zero tolerance e una serie di innovazioni nel sistema di controllo dell’ordine pubblico fecero crollare il crimine e gli garantirono una facile rielezione nel 1997. Allo scadere del suo secondo mandato e senza possibilità di correre per un terzo affrontò il momento più tragico della storia della Grande Mela. Durante gli attentati dell’11 settembre 2001 Giuliani mantenne calma e controllo della situazione, organizzò i soccorsi e garantì la continuità dei servizi della città dando un’immagine forte e decisa. Divenne il sindaco di tutta l’America, incarnando meglio del presidente Bush la volontà degli Usa di non piegarsi al terrorismo.

Time lo proclamò l’uomo dell’anno, la Regina d’Inghilterra lo nominò Cavaliere. Giuliani sembrava pronto per lo Studio Ovale. Nel 2004 sostenne la rielezione di George W. Bush, ma perse l’occasione di diventare Segretario della Sicurezza interna. Annunciò però di voler correre per la Casa Bianca nel 2008. Per un intero anno fu in testa a tutti i sondaggi come potenziale nomination repubblicana, ma all’inizio delle primarie inanellò una serie di sconfitte dietro l’altra. L’eroe di Ground Zero aveva conquistato il mondo, ma nessuno si era accorto che non piaceva alla provincia americana e all’elettorato più conservatore e religioso che guardava con diffidenza i suoi affari extraconiugali e le sue idee troppo a sinistra su immigrazione, famiglia, diritti dei gay e controllo delle armi. Nel gennaio del 2008 abbandonò le primarie.

L'APPOGGIO A TRUMP. Ritornato alla pratica legale privata, ha sposato idee più radicali e vagheggiato ritorni in politica come candidato per il ruolo di governatore dello Stato di New York o di senatore, ma non si è più concretizzato nulla. Non ha neppure provato a rimettersi in lizza per la Casa Bianca, appoggiando però nel 2016 Donald Trump. Sorprendendo molti, è diventato uno dei più accaniti sostenitori del magnate newyorkese con la promessa di essere nominato in caso di vittoria Segretario di Stato. I suoi toni sopra le righe e aggressivi hanno definitivamente spazzato via l’immagine di calma e autorevolezza che lo aveva reso l’uomo più amato d’America durante gli attacchi dell’11 settembre.

L'ULTIMA SPIAGGIA LEGALE DEL TYCOON. Il trionfo di Trump però non ha portato la ricompensa sperata: il duro Rudy è stato ancora messo da parte per riemergere solo ora come l’ultima spiaggia legale di un Presidente che deve arginare attacchi da tutte le parti. «Come mai quello che era il sindaco d’America sia diventato oggi l’utile idiota di Trump è qualcosa che sfugge alla mia comprensione», ha detto Joe Scarborough, ex deputato repubblicano e oggi conduttore di uno dei talk show politici più influenti. Nelle porte perennemente girevoli di quello che è l’entourage di Donald Trump, qualcuno già prevede che il suo mandato durerà assai poco.

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