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8 Maggio Mag 2018 1500 08 maggio 2018

Libano, l'avanzata degli Hezbollah spaventa Israele

Le milizie sciite, in coalizione ad Amal, avranno potere di veto. E, coi cristiani, la maggioranza di governo. Tra i vincitori, il generale al Sayyed, vicino ad Assad. L'asse filo-iraniano si rafforza, in attesa del voto iracheno.

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Complice anche l'affluenza sotto il 50%, il risultato delle elezioni in Libano non sarebbe potuto essere peggiore per Israele e le Legislative del prossimo 12 maggio 2018 in Iraq rafforzeranno, con buona probabilità, la morsa sciita che sta stringendo lo Stato ebraico. Da nove anni non si votava per le Politiche nel Paese dei Cedri, che dal 2009 ha dato prova di straordinaria tenuta democratica a dispetto della mancanza di una maggioranza di governo e della guerra siriana alle porte, ma nel 2018 quella maggioranza c'è e, dai risultati preliminari non ancora definitivi, è targata Hezbollah (Partito di Dio) e Amal. Le due milizie sciite legate a triplo filo alla Siria e all'Iran, diventate forze parlamentari, hanno annunciato la conquista di 29 seggi dell'assemblea legislativa.

TRAZIONE SCIITA. Più di 11 seggi andranno in aggiunta ad altre sigle politiche alleate con la coalizione di Hezbollah e Amal, che ha stretto liste di candidati comuni anche con il ramo libanese dei laici del Partito nazionalsocialista siriano, con l'ex milizia cristiana di estrema destra Marada e con altri piccoli partiti. Se il patto del 2006 tra il Partito di Dio e i cristiani maroniti del Movimento patriottico libero, guidato dal presidente libanese Michen Aoun, sarà confermato, il blocco si aggiudicherà almeno altri 17 scranni e l'alleanza trasversale tra sciiti e cristiani che – anche in chiave anti-israeliana – ha tenuto a galla il Libano nell'ultimo decennio è stimata con forti probabilità raggiungere la maggioranza semplice dei 65 seggi del parlamento.

Saad Hariri, premier uscente.

Crollati da 34 a 21 seggi, i sunniti non sono più il primo partito

Anche senza l'appoggio (non scontato) dei maroniti di Aoun, oltre un terzo dei seggi in quota a Hezbollah e Amal equivale al potere di veto degli sciiti sulle materie cruciali che richiedono un quorum di due terzi dei voti parlamentari. Di certo, il Partito di Dio creato dai pasdaran iraniani emerge per la prima volta come principale forza politica del Libano: «Una conquista nazionale» ha proclamato in tivù il leader Hassan Nasrallah, affermando un avanzamento della principale forza sciita anche nella capitale Beirut, «la capitale della resistenza e di tutti i libanesi». Non bastasse, tra la compagine di Amal e Hezbollah spicca l'ex capo dell'intelligence Jamil al Sayyed, sciita e legatissimo al presidente siriano Bashar al Assad.

L'IRAN GUADAGNA POTERE. Un incubo per Israele, che contro le basi militari di Assad e dei pasdaran iraniani alleati che hanno riguadagnato la gran parte della Siria occupata da gruppi islamici e jihadisti sunniti hanno iniziato a lanciare raid mirati. Almeno due operazioni militari da aprile, mentre in Siria aumentano i missili degli sciiti puntati contro Tel Aviv e anche in Iraq si prospetta un rafforzamento dell'asse militare e politico sciita, capitanato dal premier uscente Haydar al Abadi. La “sciitizzazione” del Medio Oriente è anche fisica: a guerra, per il regime di Damasco, pressoché finita, in rappresaglia contro i ribelli sunniti Assad sta favorendo l'insediamento in Siria di popolazione sciita nei centri abbandonati per i bombardamenti e gli assedi da profughi e sfollati.

Il generale Jamil al Sayyed.

All'orizzonte, la deriva irachena delle tensioni etniche tra sunniti e sciiti innescata dalla scellerata guerra occidentale a Saddam Hussein del 2003. Ma in Libano – dopo 15 anni di cruenta guerra civile – è andata al contrario: con l'ultima guerra di Israele al Libano, del 2006, i filo-iraniani di Hezbollah si sono rafforzati ed espansi, militarmente e politicamente. Ma nella società estremamente multi-confessionale libanese non sono riesplosi conflitti settari: anzi, nonostante le enormi pressioni esterne, l'alleanza tra cristiani maroniti e sciiti è riuscita a convivere in governi di unità nazionali più volte caduti e rieletti dal 2011 con il Movimento futuro sunnita di Saad Hariri, ostaggio dei finanziatori sauditi, e vero perdente del voto del 2018.

SAYYED, L'UOMO DI ASSAD. Crollati da 34 a 21 seggi, i sunniti non sono più il primo partito, Hariri è all'angolo, ostaggio anche degli sciiti. Alla Knesset israeliana è intanto passata una legge che dà al premier e al ministro della Difesa il potere di dichiarare guerra, aggirando il gabinetto di Sicurezza. Il ministro dell'Energia israeliano Yuval Steinitz è arrivato a minacciare di «uccidere Assad se non caccia le basi iraniane» e il suo premier Benjamin Netanyahu accusa i pasdaran di mentire sulle armi nucleari. Il Libano è una democrazia ma resta una polveriera, terreno ideale per una guerra indiretta tra Iran e Israele: l'ex capo della sicurezza al Sayyed con Hezbollah, per dirne una, è stato imprigionato fino al 2009 per accuse (non provate) sull'omicidio nel 2004 di Rafik Hariri, padre del premier uscente.

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