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8 Maggio Mag 2018 2030 08 maggio 2018

Iran, perché lo strappo di Trump ha ricadute sul nostro petrolio

L'uscita dall'accordo sul nucleare coinvolge pure l'Europa. Che vedrà salire il prezzo dell'oro nero. Di cui l'Italia è grande consumatrice. Tabarelli di Nomisma Energia: «Così aumenta il costo della vita». L'intervista.

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Il prezzo del petrolio è arrivato a 70 dollari al barile per la prima volta dal 2014. A pesare anche la decisione del presidente Usa Donald Trump di sfilarsi dall'accordo sul nucleare iraniano rinnovando le sanzioni a Teheran. L’Iran infatti è il quinto produttore di petrolio al mondo e nuove disposizioni taglierebbero fuori il suo greggio dal totale dell'offerta mondiale con conseguente aumento del prezzo al barile.

A RISCHIO 1 MILIONE DI BARILI AL GIORNO. Si calcola che quest'eventualità potrebbe far diminuire le esportazioni di petrolio dall’Iran anche di 1 milione di barili al giorno. La Commissione europea aveva ribadito che l'accordo sul nucleare iraniano doveva essere mantenuto e preservato, in quanto funzionante. Ma per Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Ne-Nomisma energia, società di ricerca sull'energia e l'ambiente, «ogni proclama europeo sarà vano: con l'uscita degli Usa anche l'Europa esce».

Davide Tabarelli.

DOMANDA. Perché verremo coinvolti anche noi europei?
RISPOSTA.
I principali artefici delle politiche in Medio Oriente sono sempre gli Stati Uniti. E non è possibile che questi escano a fronte di un'Europa che rimane.

D. Non crede alle dichiarazioni della Commissione?
R.
Gli europei possono fare tutti i proclami che vogliono, ma se gli Usa reintroducono le sanzioni non ci sarà azienda petrolifera europea che si prenderà il rischio di comprare il petrolio iraniano. Potrebbero avere ripercussioni sulle loro attività quotidiane e finanziarie, un rischio che nessuno vuole assumersi.

D. Può fare un esempio?
R.
Se l'Eni comprasse il petrolio iraniano su cui pendono le sanzioni americane, correrebbe il rischio di essere penalizzata nelle trattative con le società Usa. E alla luce di questa possibilità potrebbe anche avere più difficoltà nei rapporti con le banche. Il meccanismo diventa complicato e rischioso.

D. Ma è possibile evitare questa situazione?
R.
È difficile. E molto. Per questo la Commissione europea si è schierata. Ha paura delle conseguenze per le aziende e dell'aumento del prezzo del petrolio di cui l'Europa, Italia in testa, è una grande consumatrice.

D. Ma quali sarebbero le conseguenze immediate per gli italiani?
R.
Siamo un Paese che consuma tanto carburante, e i prezzi al consumatore sono già saliti negli ultimi giorni. E poi i prezzi del petrolio trascinano quelli del gas i cui aumenti condizionano quelli dell'elettricità. In sintesi: aumenterà il costo della vita.

L'andamento del prezzo del petrolio nell'ultima settimana.

D. Chi guadagna da questa situazione?
R.
Nell'immediato ci guadagnano l'Arabia Saudita e i suoi alleati, in parte l'Iraq. La Cina continuerà a importare indisturbata dall'Iran e sicuramente la Russia saprà far tesoro dei nuovi equilibri. Ma non dimentichiamo gli Stati Uniti, che negli ultimi 10 anni hanno aumentato molto la produzione di petrolio attraverso il fracking.

D. E chi ci perde?
R.
Perdiamo noi, europei e italiani che consumiamo molto carburante e non produciamo petrolio.

D. Qualcuno poi potrebbe specularci...
R.
La speculazione esiste su tutti i mercati e da sempre. Ma è vero negli ultimi 20 anni il confine tra speculazione e investimento si è andato sempre più assottigliando. C'è comunque da sottolineare che scommettere sul petrolio è molto difficile perché c'è una fortissima componente casuale.

D. Come per esempio i tweet di Trump?
R.
Sì, come le esternazioni improvvise dell'uomo più potente del mondo.

Riguardo il prezzo del greggio, siamo ancora il 30% sotto ai massimi raggiunti tra il 2010 e il 2014, prima dell'accordo sul nucleare iraniano

D. E queste «esternazioni improvvise» che effetto hanno sul sistema?
R.
Di fatto aggiungono incertezza. E complicano la situazione dell'economia mondiale, il che è sicuramente un aspetto negativo.

D. La situazione è così grave?
R.
Non esageriamo. Riguardo il prezzo del greggio, siamo ancora il 30% sotto ai massimi raggiunti tra il 2010 e il 2014, prima dell'accordo sul nucleare iraniano. La benzina, per fare un esempio, è ancora 40 centesimi in meno rispetto ai massimi del 2012.

D. La riattivazione delle sanzioni a Teheran rischia di avvantaggiare proprio il blocco geopolitico con cui il cosiddetto Occidente è in competizione?
R.
Non possiamo evitarlo. Il problema è che ancora non abbiamo trovato un'alternativa al petrolio. La trappola è la stessa in cui ci siamo trovati durante la crisi energetica del 1973.

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