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Minaccia nordcoreana
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10 Maggio Mag 2018 0800 10 maggio 2018

Corea del Nord, il caso dei prigionieri e la strategia di Trump

Il rilascio dei tre americani è un passo avanti nei rapporti Washington-Pyongyang, ma la fiducia è ancora bassa. E «il processo di denuclearizzazione sarà più lungo di quanto chiesto dagli Usa».

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Il segretario di Stato americano Mike Pompeo torna dalla Corea del Nord con il bottino più grosso finora ottenuto: i tre prigionieri americani «in buona salute». E, per quanto riguarda l'atteso incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un, «data e luogo sono stati stabiliti». A dare il lieto annuncio è il presidente degli Stati Uniti in persona, anzi, com'è suo uso, su Twitter. Di certo, non era un esito scontato.

CRITICHE DA PYONGYANG. Contestualmente però l'agenzia di Stato nordcoreana Kcna, che riflette le posizioni ufficiali del governo, ha pubblicato un duro commento in cui chiede agli Usa di dimostrare «buone maniere e sincerità» nel dialogo e li critica per aver dichiarato che l'impegno di Pyongyang sulla denuclearizzazione era «il risultato della grande pressione» a cui l'avevano sottoposta. Lo definisce «un modo di pensare da Guerra fredda che potrebbe ribaltare la posizione della penisola [coreana]». È grossomodo quanto affermato dai funzionari nordcoreani nei colloqui con Pompeo: negano che le sanzioni abbiano avuto o possano avere un effetto sulle decisioni e lo sviluppo economico del Paese.

LA GAFFE DI POMPEO. Sicuramente non ha aiutato la gaffe di Pompeo, che ha chiamato il presidente coreano «Un», ovvero solo con l'ultima sillaba del suo nome proprio, dando prova di una scarsa conoscenza di lingua ed etichetta locali. Comunque il fatto che i tre prigionieri appaiano «in buone condizioni» di salute e siano «stati in grado di camminare» e di salire sul volo che li sta riportando a casa «senza assistenza» è di per sé una buona notizia e un punto che l'amministrazione Trump farà pesare. Almeno sulla sfera del consenso interno. Infatti il presidente li accoglie di persona, il 10 maggio alle 8 di mattina, quando è previsto che atterrino a Washington.

UN DECESSO SULLA COSCIENZA. Ricordiamo che l'ultimo prigionerio americano rilasciato dalla Corea del Nord, uno studente universitario che si chiamava Otto Warmbier, è stato fatto uscire dal Paese in stato comatoso ed è deceduto una volta raggiunto il territorio americano. La sua colpa era stata quella di aver provato a rubare un arredo di un hotel di Pyongyang. Forse anche per questo i tre prigionieri hanno fatto scalo in Giappone dove sono saliti su un aereo con un equipaggiamento medico migliore.

Corea del Nord, Trump: "Liberi i tre detenuti americani"

Dei tre ostaggi sappiamo poco, dato che nessuno li ha incontrati dal giugno dello scorso anno. Tony Kim, aveva insegnato per un mese all'università di Scienze e tecnologia di Pyongyang, ma al momento di lasciare il cosiddetto "regno eremita", il 22 aprile 2017, è stato arrestato in aereoporto.

Per ora dei tre americani sappiamo molto poco. Il governo nordcoreano ha concesso loro un'amnistia sottolineando che «è stata una decisione difficile» e intimando all'amministrazione americana di «fare attenzione affinché non ripetano gli stessi errori». Ironia della sorte, hanno tutti lo stesso cognome del dittatore: Kim.

L'ACCUSA DI «ATTI OSTILI». Tony Kim, o Kim Sang-duk, aveva insegnato per un mese all'università di Scienze e tecnologia di Pyongyang, l'unico istituto mantenuto con fondi privati (dei cristiani evangelici) in Corea del Nord. Al momento di lasciare il cosiddetto «regno eremita», il 22 aprile 2017, è stato arrestato in aeroporto per aver commesso «atti ostili». Quali fossero non è dato sapere, ma l'università ha precitato che non hanno niente a che fare con il suo lavoro e che Tony Kim portava avanti per suo conto diverse attività, inclusa quella di aiutare gli orfani. Secondo quanto sappiamo, è originario della Corea del Sud ma aveva ottenuto la cittadinanza statunitense. Era già stato in Corea del Nord sette volte. Oggi dovrebbe avere 59 anni e la moglie, con cui conviveva, dovrebbe esser riuscita a lasciare il Paese.

L'ARRESTO IN TRENO. Dopo due settimane, le autorità nordcoreane avevano arrestato Kim Hak-song un collega della stessa università, mentre era sul treno che collega la capitale nordcoreana con Dandong, la prima città cinese dopo il confine. In un post su internet del 2015 si era presentato come un missionario che voleva aiutare la Corea del Nord. Anche per lui l'accusa era l'aver commesso «atti ostili» non meglio specificati, non sappiamo neanche se gli stessi del suo collega. Di lui sappiamo che era un consulente agricolo di origine cinese e che, dopo aver ricevuto la cittadinanza americana, era tornato in Cina e si era successivamente spostato in Corea.

CONFESSIONE PUBBLICA. Il terzo è forse il prigioniero americano detenuto per più tempo da Pyongyang. Kim Dong-chul, che oggi dovrebbe avere 64 anni, è stato arrestato a ottobre 2015 e condannato, ad aprile 2016, a 10 anni di lavori forzati per spionaggio e sovversione. Viveva in Cina, nella zona economica speciale di Rason, vicino al confine nordcoreano dove gestiva un albergo dal 2001. Prima di sparire dai radar ha chiesto scusa pubblicamente per aver diffamato la leadership nordcoreana, per aver passato informazioni confidenziali alla Corea del Sud e per aver partecipato a campagne sui diritti umani. Secondo la testimonianza di una nordcoreana che l'avrebbe incontrato negli Usa dopo essere scappata dal regime, anche lui si definiva un missionario.

Il processo di denuclearizzazione sarà molto più lungo di quanto richiesto dall'amministrazione Trump, che ha domandato di smantellare l'arsenale nucleare in sei-dodici mesi

Sapremo presto di più sulle loro vite e sulla loro esperienza di detenzione nello Stato di cui si conosce meno al mondo, ma per il momento il loro rilascio è il più grande successo diplomatico ottenuto dall'amministrazione Trump. La visita (lampo) di Pompeo è stata annunciata nella stessa conferenza stampa in cui The Donald ha formalizzato il ritiro degli Usa dall'accordo sul nucleare iraniano. Nello stesso giorno, Kim Jong-un si era incontrato con il suo omologo cinese Xi Jinping per la seconda volta in poche settimane. Le foto dei colloqui tra i due, uno più ufficiale alla presenza degli interpreti e uno più “romantico” in cui passeggiano sul lungomare di Dalian, città della Cina nordorientale, sono state ampliamene diffuse assieme al tema dei loro incontri: la denuclearizzazione e l'incontro largamente anticipato con il presidente americano.

UNA LUNGA DENUCLEARIZZAZIONE. Le conclusioni, pubblicate congiuntamente, rimarcano il fatto che «il processo di denuclearizzazione sarà molto più lungo di quanto richiesto dall'amministrazione Trump, che ha domandato di smantellare l'arsenale nucleare in sei-dodici mesi». In seguito Xi Jinping e Donald Trump si sono sentiti al telefono. Non si sa cosa si siano detti, ma è evidente che la Cina non vuole essere tagliata fuori dai colloqui e che il dittatore della Corea del Nord, troppo spesso dipinto come un pazzo sanguinario, sta abilmente giocando su più tavoli sfruttando il vantaggio della minaccia nucleare che rappresenta e delle posizioni antagoniste dei suoi vari interlocutori.

KIM E TRUMP PROTAGONISTI. È comunque estremamente difficile capire cosa passa nella mente di Trump o di Kim. Nonostante i proclami dell'amministrazione americana in cui si annuncia che le relazioni tra i due Paesi stanno facendo sostanziali passi in avanti, la gran parte degli analisti, a cui si aggiunge l'autorevole voce dell'ex presidente americano Barack Obama, è scettica. Secondo i detrattori di Trump, la decisione di uscire dall'accordo del nucleare iraniano ha minato in maniera irreparabile la credibilità dell'amministrazione americana, che avrebbe così dimostrato di non tener fede agli impegni presi. Ma c'è anche chi, come il professore dell'università Sogang Kim Jae-chun, pensa che il pugno duro di Donald possa essere un deterrente anche se Kim Jong-un «potrebbe diventare più esitante nel mostrare strutture e capacità raggiunte nel nucleare». Certo è che, se data e luogo dell'incontro tra i due sono stati stabiliti, ancora nessuno è così sicuro da poterli annunciare pubblicamente.

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