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Donald Trump
10 Maggio Mag 2018 1325 10 maggio 2018

Nucleare, le bugie dette da Trump nel lasciare l'accordo con l'Iran

Incolpa gli sciiti di finanziare il terrorismo. Lancia falsi allarmi su bombe contro gli Usa. Accusa Teheran di aver ucciso americani. E sforna scorrettezze su missili e Ue. Il fact checking.

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La Guida suprema iraniana Ali Khamenei ha bollato il discorso di Donald Trump sull'uscita degli Stati Uniti dall'accordo internazionale sul nucleare con l'Iran come «stupido e superficiale». Se l'impiego di aggettivi simili riguardo al controverso presidente degli Usa è opinabile, è certo che l'annuncio dell'8 aprile 2018 dalla Casa Bianca che sta infiammando il Medio Oriente contenga una sfilza di bugie evidenti - per la storia passata, gli eventi attuali e le ammissioni da parte di ex autorità americane - riguardo all'Iran. Allo stesso modo nelle sue motivazioni Trump ha eluso dettagli tecnici che avrebbero facilmente smentito la tesi sua e del premier israeliano alleato Benjamin Netanyahu.

IL 63% VOLEVA STARE NELL'ACCORDO. Un discorso emotivo e retorico, da comunicatore prima che da politico quale il tycoon effettivamente è. Confezionato non per i partner internazionali, ma per l'opinione pubblica interna: a ragion veduta considerato che, da un sondaggio diffuso dall'emittente Cnn alla vigilia del disimpegno di Trump, il 63% degli americani si è schierato per mantenere l'accordo sul nucleare con l'Iran.

FALSITÀ COME NEL 2003 SULL'IRAQ. Sul piano sostanziale, Trump ha usato argomenti falsi e strumentali, come ricostruito dagli esperti di politica interna e nucleare contattati da Lettera43.it, confondendo le carte in tavola come fecero gli Usa nel 2003 per giustificare la guerra all'Iraq, nel perfetto stile del neo consigliere alla Sicurezza nazionale John Bolton. Mentre è sempre più vicino un confronto diretto tra Iran e Israele.

Trump firma l'uscita dall'accordo sul nucleare con l'Iran.

GETTY

Le 8 bugie di Donald Trump:

1) «Il regime iraniano è il principale Stato finanziatore del terrorismo»

L'Isis è l'ultima degenerazione dell'estremismo islamico sunnita di al Qaeda, combattuto e sconfitto nei suoi territori in Iraq e in Siria, grazie innanzitutto - oltre alle forze curde - alle milizie sciite (Hezbollah, ma non solo) filo-iraniane e ai pasdaran iraniani, inviati sul campo in sostegno agli eserciti siriani e iracheni. «Tra tutti i Paesi islamici l'Iran ha dato il maggior contributo alla lotta all'Isis, anche con un bilancio di sangue pesante», ricorda da Teheran il corrispondente dell'agenzia Agi e della radio-televisione pubblica iraniana Irib, Davood Abbasi. «Circa 2.100 iraniani morti in sei anni a beneficio di tutti».

2) «L'Iran finanzia al Qaeda, Hezbollah e i talebani»

Che la Repubblica islamica finanzi gli estremisti islamici di al Qaeda e dei talebani, in Afghanistan, è falso: il terrorismo sunnita è nemico in Medio Oriente del blocco sciita. Chi anzi, tra gli Anni 70 e 80, ha appoggiato e sostenuto al Qaeda e i talebani nella fase iniziale della loro esistenza sono proprio gli Usa, in opposizione all'invasione sovietica dell'Afghanistan. Un peccato originale ammesso dallo stesso ex segretario di Stato americano Hillary Clinton nel 2012.

3) «Negli anni l'Iran e chi per procura agisce per l'Iran hanno bombardato ambasciate americane e installazioni militari, ucciso centinaia di americani in servizio per lo Stato, rapito, imprigionato e torturato cittadini americani»

Qui Trump ha attinto dalla sua fantasia. Al Qaeda – che non agisce per procura dell'Iran ma tutt'alpiù dei finanziatori sunniti del Golfo – ha bombardato siti diplomatici e militari statunitensi, mai l'Iran. Anche nella guerra all'Isis in Siria e in Iraq, le forze rivali sul campo non si sono attaccate: addirittura Russia (alleato dell'Iran) e Stati Uniti hanno condiviso informazioni d'intelligence, in funzioni anti-Isis. Semmai, anche in questo caso, sono stati gli Stati Uniti a lanciare – sotto l'amministrazione di Trump – raid mirati «anti-terroristici» e contro l'uso di sospette armi chimiche che hanno colpito anche siti e personale iraniani. Abbasi precisa a L43 che «non un solo cittadino americano è stato ucciso dall'Iran negli ultimi 40 anni di Repubblica islamica».

UCCISI SEMMAI CITTADINI IRANIANI. Anche durante la crisi all'ambasciata americana di Teheran, nel 1980, «gli ostaggi, alcuni dei quali spie della Cia, furono tutti riconsegnati vivi e in piena salute agli Stati Uniti». Al contrario nel 1988, durante la guerra dell'Iraq (appoggiato dagli Usa) all'Iran, un missile lanciato da una portaerei Usa nel Golfo persico in acque iraniane, uccise un volo di linea Iran Air con a bordo 299 cittadini iraniani». E nel 1996 il diplomatico ed ex segretario di Stato americano Madeleine Albright «ammise la responsabilità degli Usa nello scatenare il golpe in Iran del 1953 contro il governo legittimo di Mohammad Mossadeq», la cosiddetta operazione Ajax.

4) «L'accordo permette all'Iran di continuare ad arricchire l'uranio e, nel tempo, di raggiungere la soglia necessaria per un'arma nucleare»

È vero che, secondo l'accordo internazionale del 2015 Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), l'Iran può continuare ad arricchire l'uranio, ma in quantità molto bassa per scopi civili. È falso che, anche nel tempo, possa raggiungere la soglia d'arricchimento necessaria per un'atomica. Oltre ad aver ridotto di due terzi le centrifughe per arricchire l'uranio, le sue riserve di uranio arricchito sono state ridotte del 98%, da 10 mila a 300 chili «e tali devono rimanere. Una soglia critica limitata che non permette in alcun modo la produzione di armi nucleari, come rilevato anche da tutte le ispezioni internazionali dal 2015», spiega a L43 il diplomatico e negoziatore Marc Finaud, advisor del Geneva centre for security policy ed ex membro del Centro di ricerca sul disarmo delle Nazioni unite.

MEGLIO POI CHE ORA. Nel Jcpoa viene anche ridotta per l'Iran la soglia di arricchimento dell'uranio al 3,67% (per una bomba atomica l'uranio va arricchito al 90%) e il limite (come per i 300 chili delle conseguenti riserve) scade dopo 15 anni dall'accordo, ossia nel 2030. Il presidente degli Usa può certo sostenere che «nel tempo» l'Iran potrà arricchire nuovamente uranio per scopi militari, ma a maggior ragione questo avverrebbe da subito, come anche ha minacciato l'Iran, se l'accordo stretto sotto l'Amministrazione Obama dovesse saltare e per effetto domino anche gli altri partner occidentali dell'Ue si sfilassero.

5) «Oggi abbiamo la prova definitiva che la promessa iraniana era una bugia. La settimana scorsa Israele ha pubblicato documenti dell'intelligence, a lungo nascosti dall'Iran, mostrando in modo decisivo il regime iraniano e la sua storia nell'inseguire le armi nucleari»

La «prova definitiva» data in pasto da Trump all'opinione pubblica si prefigura un falso, come avvenne nel 2003 con le presunte armi chimiche di Saddam Hussein in Iraq. Riprendendo i documenti mostrati da Netanyahu, il presidente degli Usa è stato almeno così accorto da non citare date: tutti i maggiori esperti, con ruoli anche di ispettori per la non proliferazione di armi nucleari, sentiti da L43, incluso Finaud, concordano che nel materiale divulgato da Israele nel 2018 non ci sia nulla di nuovo rispetto al 2015. «Il tentativo di Teheran di crearsi armamenti nucleari militari c'è stato, ma risale a prima della firma dell'accordo», spiega il diplomatico francese, «l'Iran lo ammise in sede negoziale, di fronte all'Agenzia internazionale per l'Energia atomica, Aiea, responsabile delle ispezioni. Tali attività erano note all'Aiea, ma Teheran chiese nelle trattative che restassero riservate».

MONITORATI DALLE INTELLIGENCE. Successivamente nuove attività per il nucleare militare non sono state rilevate in Iran dall'Aiea, né dalle intelligence occidentali o israeliana, che altrimenti avrebbe mostrato dati più aggiornati anche sui siti militari iraniani ai quali in effetti gli ispettori per l'accordo raggiunto possono accedere, ma non in modo incondizionato. «L'Iran è forse lo Stato più monitorato al mondo dalle intelligence, come dimostrano anche gli ultimi raid mirati di Israele contro sue basi in Siria. Ma il neo segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che Teheran ha rispettato finora l'accordo sul nucleare, solo Trump e Netanyahu sostengono il contrario facendo leva su argomentazioni emotive e strumentali. Il Jcpoa», precisa Finaud «fissa limiti precisi, rigidi e dettagliati ed è considerato internazionalmente un buon accordo».

Il presidente iraniano Hassan Rohani.

ANSA

6) «(L'accordo, ndr) non copre la questione dei missili balistici, sui quali possono essere installate testate nucleari»

A più riprese il presidente degli Usa collega l'accordo sul nucleare iraniano del 2015 allo sviluppo dei missili balistici e dei razzi, rivenduti o usati dall'Iran nella regione mediorientale in funzione anti-israeliana e anti-saudita. Ma il tema di neutralizzare lo sviluppo della bomba atomica di Teheran è sempre rimasto distinto, in tutti i negoziati per il nucleare, da quello dei missili balistici: rimasti fuori dal Jcpoa, ma oggetto di altre pesanti sanzioni sul commercio a scopi militari – separate da quelle tolte sul nucleare –, rafforzate tanto dall'Amministrazione Obama quanto dall'Amministrazione Trump. A maggior ragione dall'entrata in vigore dell'accordo sull'energia atomica che permette maggiori entrate economiche dell'Iran.

7) «Nei mesi scorsi ci siamo ampiamente impegnati con i nostri alleati e partner nel mondo, inclusi Francia, Germania e Regno Unito, consultando anche i nostri amici in Medio Oriente. Siamo uniti nella comprensione della minaccia e nella convinzione che l'Iran non debba mai acquisire un'arma nucleare»

In verità, con visite di Stato e ripetute chiamate, i suddetti governi europei hanno provato fino all'ultimo a bloccare Trump dal recedere dal Jcpoa, proponendo al limite delle modifiche per migliorare l'accordo. Dopo l'annuncio degli Usa ne hanno immediatamente preso le distanze, con toni tutt'altro che distesi. L'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la Sicurezza Federica Mogherini, tessitrice dell'accordo per l'Europa, ha ribadito la linea della fermezza nel mantenere l'accordo - internazionale, non tra Stati Uniti e Iran - da parte dell'Ue e, da parte sua, il presidente iraniano Hassan Rohani ha aperto a negoziati con Ue, Russia e Cina, per restare insieme nel Jcpoa senza gli Usa.

8) «L'America non sarà tenuta in ostaggio dal ricatto nucleare. Non permetteremo alle città americane di essere minacciate dalla distruzione»

Ancora, è impossibile che al momento - con il Jcpoa in vigore - l'Iran si costruisca l'atomica e anche che i missili balistici raggiungano Oltreoceano gli Stati Uniti d'America.

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