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16 Maggio Mag 2018 1803 16 maggio 2018

Iran, Gerusalemme, dazi: i fronti di scontro Ue-Usa

Attacco senza precedenti di Tusk a Trump: «Con amici così, a cosa ti servono i nemici?». Dopo il trasferimento dell'ambasciata, lo strappo sull'accordo nucleare e la minaccia americana sulle tariffe, i rapporti transatlantici sono ai minimi.

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L'inaugurazione dell'ambasciata americana a Gerusalemme, il 14 maggio, ha aumentato le distanze tra Usa e Ue. L'opposizione di Bruxelles al trasferimento non è una novità, ma gli oltre 60 morti negli scontri tra palestinesi e israeliani hanno riacceso l'indignazione dell'Europa, da sempre per la soluzione dei due Stati in Terra Santa. La differenza di vedute si aggiunge alle tensioni sull'accordo per il nucleare iraniano e alla battaglia sui dazi che minaccia i rapporti transatlantici. Il 16 maggio, il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha scagliato l'attacco più duro di sempre da parte di un'istituzione europea verso il presidente Donald Trump.

«Guardando alle ultime decisioni di Trump qualcuno potrebbe anche pensare: con amici così, a cosa servono i nemici. Ma francamente, la Ue dovrebbe essere grata. Grazie a lui ci siamo liberati di ogni illusione. Abbiamo capito che se ti serve una mano, la trovi alla fine del tuo braccio», ha twittato Tusk prima della cena informale a Sofia che riunisce i leader dei Ventotto, alla vigilia del summit tra Ue e Balcani occidentali. «Abbiamo bisogno di un fronte unito», ha ribadito, sottolineando che sarà necessario «cercare modi, insieme ad altri partner, per affrontare le preoccupazioni reali sul programma iraniano di missili balistici e le sue attività regionali».

1. Iran: Bruxelles a scudo delle imprese europee

In seguito all'annuncio di Donald Trump di recedere dall'intesa, l'Unione europea sembra determinata a salvare l'accordo sul nucleare iraniano, e anche Teheran sta mostrando lo stesso impegno. L'obiettivo è quello di mantenere e approfondire le relazioni economiche tra Europa e Iran, e in particolare proseguire la vendita di petrolio e gas. Oltre a preservare l'accordo nucleare, infatti, Bruxelles vuole anche evitare che le nuove sanzioni americane possano gravare sulle imprese comunitarie. La decisione dell'amministrazione Usa pesa infatti come un macigno sull'Unione europea. A complicare il quadro l'annuncio di Washington di varare nuove sanzioni contro il governatore della Banca centrale iraniana, con l'accusa di sostegno e finanziamento al terrorismo.

LO SCUDO DELLO "STATUTO DI BLOCCO". E proprio in vista del summit di Sofia, Tusk si era augurato che il dibattito al vertice dei leader potesse «riconfermare senza alcun dubbio che, fino a quando l'Iran rispetterà ciò che è previsto dall'accordo, l'Ue farà altrettanto». Il presidente del Consiglio Ue ha assicurato che Bruxelles lavorerà per sviluppare uno scudo dalle misure americane per le aziende comunitarie che continueranno a fare affari con Teheran. Per difendere i propri interessi, i 28 potrebbero far scattare lo scudo dello "statuto di blocco", una norma del 1996, mai usata prima, e all'epoca varata per contrastare le sanzioni Usa a Cuba. Un meccanismo che in Ue impedirebbe l'applicazione delle misure restrittive decise dagli Stati Uniti, ma non utilizzabile ad esempio, per schermare le multinazionali con sede negli States. Uno strumento dagli ingranaggi complicati, di difficile attuazione, ma non impossibile da far funzionare, avvertono fonti diplomatiche.

2. Gerusalemme: «L'Ue non considera saggia la mossa degli Usa»

«La posizione dell'Ue è sempre stata chiara, non consideriamo saggio che gli Usa abbiamo spostato la loro ambasciata a Gerusalemme, noi non li seguiremo in questa mossa», ha dichiarato il 15 maggio l'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini, «la nostra posizione è consolidata, siamo convinti che lo status di Gerusalemme debba essere definito attraverso negoziati e crediamo che il risultato realistico di ciò debba essere Gerusalemme capitale di entrambi gli Stati, Israele e Palestina».

NESSUNA DICHIARAZIONE COMUNE. Su Gerusalemme la posizione europea è sempre stata la stessa, ma il contrasto tra la cerimonia d'inaugurazione da parte di Ivanka Trump e i morti negli scontri nella striscia di Gaza hanno portato Bruxelles a rimarcare il suo dissenso. «Non commentiamo le speculazioni apparse sui media», ha detto Mogherini a chi le chiedeva di commentare la presa di posizione di Repubblica Ceca, Romania e Ungheria che avrebbero bloccato una dichiarazione comune dei 28 contro il trasferimento.

3. Dazi: Trump continua a rimandare

Il 15 maggio l'Organizzazione Mondiale del Commercio ha dato ragione a Boeing, spianando la strada a possibili dazi punitivi americani contro l'Unione europea, “colpevole” di non aver eliminato tutti gli aiuti illegali ad Airbus. La decisione dell'organismo internazionale è piombata su un clima già teso sulle due sponde dell'Atlantico fra i dazi di Donald Trump sull'acciaio e l'alluminio dai quali Bruxelles chiede un'esenzione permanente, e lo spettro di tariffe americane sulle auto made in Ue. Il presidente americano ha esteso fino al 1 giugno il termine ultimo per l'imposizione dei dazi, rimandando di fatto la decisione sulla loro entrata in vigore e potenzialmente posticipando una guerra commerciale.

LE MISSIONI EUROPEE A WASHINGTON. Per l'Ue si tratta di una 'concessione' temporale importante per tentare di arrivare all'obiettivo di un'esenzione permanente dai dazi. Il deficit commerciale degli Stati Uniti con l'Ue è balzato dai 17 miliardi di dollari del 1997 ai 151,4 miliardi del 2017. Un rosso causato dalle importazioni manifatturiere dalla Germania: solo lo scorso anno gli Usa hanno acquistato 117,7 miliardi di prodotti Made in Germany, il 27% delle totali importazioni dall'Ue. Nelle ultime settimane l'Ue ha lavorato per centrare il suo obiettivo con le missioni americane del presidente francese Emmanuel Macron e della cancelliera tedesca Angela Merkel. La sensazione è che Trump voglia tenere il guinzaglio corto e avere la possibilità di usare i dazi come arma di contrattazione ogni volta che gli converrà.

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