Gaza: Shin Bet, 24 terroristi tra uccisi
FRONTIERE
17 Maggio Mag 2018 0900 17 maggio 2018

La follia di Hamas allontana i palestinesi dai Paesi arabi

Dagli Stati della regione, eccezion fatta per Turchia e Iran, la reazione al massacro di Gaza è stata tiepida. Colpa di una strategia non tollerabile: farsi scudo coi civili per violare un confine riconosciuto dal diritto internazionale.

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«Gaza: proteste puramente formali del mondo arabo». Questo titolo di Le Monde sintetizza perfettamente una realtà che è sotto i nostri occhi: l’indignazione e la condanna per i 61 palestinesi uccisi dall’esercito israeliano mentre tentavano di invadere il territorio dello Stato ebraico sono assolutamente tiepide, di facciata da parte dei Paesi arabi ad esclusione della Siria, mentre naturalmente sono feroci da parte dell’Iran e della Turchia. La ragione di questa tolleranza araba sostanziale nei confronti dell’atteggiamento duro, durissimo dell’esercito israeliano è evidente. Nessuno, men che meno i Paesi arabi, può tollerare che si dispieghi la strategia adottata da Hamas alla frontiera di Israele: lanciare centinaia di manifestanti civili contro il confine di uno Stato sovrano, per permettere a commando di miliziani di Hamas, armati di mitra, esplosivi, aquiloni e droni con dinamite, pietre molotov, di passare la rete divisoria e piantare sul suolo israeliano una bandiera palestinese.

COME REAGIREBBE UN ALTRO PAESE? È una tattica di combattimento tipica e tradizionale di Hamas e dei palestinesi per ottimizzare l’impatto mediatico: creare una situazione nella quale in apparenza le vittime sono civili, quando invece i civili, compresi donne e bambini (che ci faceva una neonata in quel contesto?), servono letteralmente da protezione, scudi umani per l’azione violenta e armata dei miliziani palestinesi. Lo Shin Bet israeliano annuncia che 24 dei 61 palestinesi uccisi erano miliziani armati di Hamas noti ad Israele e la proporzione non stupisce. C’è da chiedersi quale sarebbe la reazione dell’esercito americano, o italiano, o francese, se dovesse fronteggiare un tentativo di invadere il territorio nazionale con una manifestazione violenta di centinaia o migliaia di civili in mezzo ai quali agiscono miliziani armati con il fine di negare la legittimità stessa della nazione “invasa”? Probabilmente, sicuramente, sarebbe meno dura di quella dell’esercito israeliano, comandato dal quel ministro della Difesa Avigdor Lieberman che si è formato nella mentalità sovietica della violenza dei carri armati a difesa della “Patria”. Ma nella sostanza non sarebbe molto diversa.

Il confine che Hamas ha voluto infrangere non è quello dei Territori occupati, è quello legittimo e riconosciuto dal diritto internazionale e dall’Onu dello Stato di Israele

Detto questo, contestato per onestà intelettuale un “eccessivo uso della forza” da parte di Israele in una difesa dovuta del territorio della Nazione a fronte di una invasione violenta, il fulcro della questione – è duro farlo entrare nella testa dei governanti e soprattutto dei media europei - è la follia della tattica di Hamas. Solo un folle può lanciare manifestanti in un’impresa demente come quella di “invadere” Israele. Solo chi punta esclusivamente ad accumulare – come ha sempre fatto - shahid, “martiri” da far esibire sui media mondiali per proclamare la propria indifendibile strategia di “reimpadronirsi di Israele”, di negare il diritto all’esistenza dello Stato degli ebrei, può organizzare manifestazioni come quelle che abbiamo visto ai confini di Gaza. Il confine che Hamas ha voluto infrangere –si badi bene- non è quello dei Territori occupati, è quello legittimo e riconosciuto dal diritto internazionale e dall’Onu dello Stato di Israele. Questa è la follia. E da questa follia prendono le distanze persino gli Stati arabi. Non l’ambigua Europa.

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