Emmanuel Macron Francia
3 Giugno Giu 2018 0900 03 giugno 2018

Francia, l'attivismo diplomatico di Macron che non porta risultati

Al summit sulla Libia soltanto promesse: Haftar e Serraj restano nemici. Da Trump si è genuflesso invano. Con Putin la spunta sempre Merkel. Mentre sull'Italia infila gaffe e giravolte. Tutte le mosse maldestre.

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Parole, parole, parole. Se dai francesi Emmanuel Macron è sempre più considerato (e contestato) come il presidente-banchiere dei tagli a istruzione, welfare e diritti sul lavoro, all'estero l'enfant prodige dell'Eliseo spicca sempre meno per capacità diplomatica e incisività, a dispetto dei suoi continui sforzi di grandeur tra la comunità internazionale. Non che la sua mente non sia brillante, lo ha ben portato alla massima carica d'Oltralpe a 39 anni. Né certo è immediato e scontato sciogliere contenziosi internazionali. Ma tanto più Macron si prodiga per mediare, quanto più il suo attivismo ormai ubiquo si rivela appariscente e vacuo.

È SOLO DIPLOMAZIA DI IMMAGINE. L'ambizioso summit di Parigi sulla Libia del 29 maggio 2018 è l'ultima di una serie di vistose iniziative francesi a livello internazionale prive, al contrario per esempio dei negoziati e degli incontri promossi dalla Russia dell'omologo Vladimir Putin, di effetti concreti. In alcuni casi, come per la visita (negli intenti) persuasiva di Macron alla Casa Bianca da Donald Trump, si sono rivelate addirittura dei flop. L'unico risultato vero portato a casa dal presidente francese, mediando con l'erede al trono saudita Mohammad bin Salman più giovane e immaturo di lui, è stato il ritorno in Libano, attraverso la sua triangolazione, del premier Saad Hariri trattenuto a Riad. Tutto il resto è rappresentazione.

Macron tra i rivali libici Serraj e Haftar.

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1. Libia: tanto fumo per nessun accordo

Al summit «storico» per Macron le principali controparti - altamente inaffidabili - non hanno firmato nulla, limitandosi a dichiarazioni d'intenti su «una legge elettorale entro il 16 settembre per andare al voto, rinnovando parlamento e presidente, il 10 dicembre 2018». La promessa dei libici non è finita nero su bianco su nessun protocollo. Non bastasse, all'altisonante conferenza - con rappresentati da oltre 20 Paesi e dalle Nazioni unite - mancavano gli emissari dei gruppi armati libici più influenti, le milizie che di fatto controllano il territorio e ricattano i politici.

SERRAJ E HAFTAR RESTANO NEMICI. Addirittura 13 tra consigli militari e brigate vicine al premier di unità nazionale legittimato dall'Onu Fayez al-Serraj, presente a Parigi, hanno disconosciuto il summit, perché a loro avviso non rappresentativo dei loro interessi. È vero che in Francia Serraj ha accettato di discutere con il nemico giurato, padrone dell'Est e del Sud della Libia, Khalifa Haftar e viceversa. Ma poi tra i due sembra sia finita lì, come già dopo il vertice a Parigi del luglio 2017. Altri incontri tra i due leader libici si sono tenuti in Egitto e negli Emirati Arabi, senza risultati.

ONU CONTRO NEGOZIATI DI PARTE. Lo stesso inviato speciale dell'Onu in Libia Ghassan Salame ha criticato il numero a suo giudizio eccessivo di tavoli di negoziati aperti sulla Libia, cartina di tornasole dei molti interessi stranieri - francesi in testa - contrapposti per guadagnare influenza nel Paese. In merito il protagonismo di Macron è pari a quello del predecessore Nicolas Sarkozy nel 2011. «Ma troppi cuochi rovinano il brodo», ha dichiarato l'alto diplomatico di Palazzo di Vetro sulle «sei o sette differenti operazioni» di mediazione aperte sulla Libia negli ultimi anni.

Macron a cena con Trump.

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2. Usa: genuflesso alla Casa Bianca e preso in giro da Trump

Se le perplessità sui summit francesi sulla Libia si sommano, la visita in pompa magna di Macron del 24 aprile 2018 negli Usa, per convincere Trump a non uscire dall'accordo internazionale sul nucleare con l'Iran e a non piazzare dazi all'Europa, è sfociata nel ridicolo. Nella sua intensa opera di moral suasion il presidente francese ha fatto di tutto per compiacere pubblicamente Trump: sorrisi e abbracci calorosi, cene galanti, atteggiamenti visibilmente entusiasti di trovarsi là, Oltreoceano, a banchettare e intrattenersi con il controverso presidente-tycoon.

THE DONALD HA TIRATO DRITTO. Immortalato dai flash e ritratto dai media come uno zerbino, al contrario della rigorosa cancelliera tedesca Angela Merkel che di lì a poco avrebbe trascorso a Washington appena una manciata di ore e riservato a Trump sintetiche frasi, Macron si è fatto riprendere con l'omologo americano anche a piantare un albero nel parco della Casa Bianca. Un'aria di festa completamente inutile: preso commiato dal presidente francese, Trump ha tirato dritto come un fuso sui suoi piani, ritirando gli Usa dall'intesa con l'Iran due settimane dopo. Mentre i dazi all'Ue sull'export entrano in vigore da giugno 2018.

3. Russia: corteggia Putin, ma con Mosca comanda sempre Merkel

L'attivismo a 360 gradi di Macron non può non includere le relazioni con il leader del Cremlino Putin, che prontamente l'inquilino dell'Eliseo ha cercato di cementare e intensificare. Nonostante gli interessi all'estero di Francia e Russia siano per la gran parte contrapposti (in particolar modo nei Paesi delle Primavere arabe) e nonostante l'Ue nell'orbita atlantista lasci innalzate le sanzioni a Mosca, Macron ambisce a mantenere e sviluppare rapporti economici nell'Est Europa, oltre la vecchia cortina di ferro, nonché in Paesi allineati alla Russia quali per esempio l'Iran odiato dagli Usa di Trump.

VOLATO A SAN PIETROBURGO. Il presidente francese si dà un gran da fare anche con Putin, che con fair play sta al gioco. Il 24 maggio Macron è volato a San Pietroburgo, ospite d'onore al Forum economico internazionale, e ha in programma altri faccia a faccia con Putin nell'estate, durante i Mondiali di calcio. Peccato che, nell'Ue e prima dell'Amministrazione Trump anche per conto anche degli Usa, la mediatrice capofila con la Russia resti la cancelliera tedesca: Merkel (sempre più influente sullo stesso Macron) parla fluentemente il russo come Putin il tedesco, gode una rete di relazioni diplomatiche ed economiche consolidate con la Russia e si muove con grande tattica e ponderazione.

Macron corteggia Putin.

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4. Italia: sul carro di Conte... e di Mattarella

Non altrettanto, quanto a prudenza, si può dire per Macron. Anche verso i partner nell'Ue più vicini e simili alla Francia – come l'Italia – l'inquilino dell'Eliseo cade su improvvidi scivoloni. Con ingenuità, all'ipotesi di un governo M5s-Lega Nord guidato da Giuseppe Conte, il presidente francese ha alzato la cornetta e ha chiamato lo sconosciuto avvocato italiano che aveva accettato con riserva l'incarico di premier. «Ci siamo lasciati con l'auspicio di poterci incontrare il prima possibile», ha raccontato Conte, salvo poi decadere per la crisi sul ministero dell'Economia.

L'INGENUA GIRAVOLTA. La presidenza della Repubblica poi ha annunciato un governo neutrale tecnico, con l'economista Carlo Cottarelli premier fino a nuove, vicine elezioni. E in men che non si dica Macron ha subito lodato il «coraggio» e il «senso di responsabilità» di Sergio Mattarella, sottinteso nel bloccare un esecutivo Conte di stampo populista ed euroscettico. La Francia è rientrata nei binari dell'austerity a trazione tedesca, solo che anche in questo caso Merkel è stata molto più misurata nel «non voler dare lezioni all'Italia e nell'essere pronta a collaborare con qualsiasi governo». Con Conte di nuovo premier, dove si lancerà il presidente francese diretto in ogni direzione?

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