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Conte: «Raggiunto accordo». Ma gli Usa non sottoscriveranno il documento

Il premier: «Relazioni strategiche tra Italia e Usa». Documento comune al termine del vertice, ma Merkel e Macron precisano: «Problemi non risolti nel dettaglio». Poi Trump twitta a sorpresa: «Non approveremo il comunicato finale».

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Quando i riflettori sul G7 sembravano in procinto di spegnersi, a dare un ultimo colpo di coda al vertice dei ministri dell'economia dei sette Paesi avanzati con la ricchezza nazionale netta più grande al mondo ci ha pensato Donald Trump. A sorpresa il tycoon ha scritto un tweet in cui spiegava che gli Usa non avalleranno più il comunicato finale redatto al Gruppo dei Sette dopo le dichiarazioni, definite false, di Trudeau. «Stiamo pensando a dazi sulle auto importate in Usa», ha aggiunto The Donald su Twitter.

Per il presidente americano, quelle del primo ministro canadese sono «affermazioni false». Il motivo? Secondo Trump «il Canada sta caricando tariffe massicce sugli agricoltori, sui lavoratori e sulle società statunitensi, ho dato istruzione di non sostenere il comunicato finale». Da qui la minaccia finale, sempre via Twitter, in cui il tycoon afferma che i dazi Usa «in risposta al premier canadese saranno del 270% sui latticini». A scatenare le ire del presidente Usa sarebbe stata una frase pronunciata da Justin Trudeau nel discorso finale al G7. «Noi canadesi siamo gentili, siamo ragionevoli, ma non ci faremo maltrattare». Da qui la reazione di The Donald.

CONTE SODDISFATTO. Prima del cinguettio del presidente Usa, il premier italiano Giuseppe Conte aveva detto che al G7 era stato trovato «un accordo» sul commercio mondiale. Ma, alla luce anche di quanto annunciato dal tycoon, è evidente che non siamo di fronte a un'intesa sostanziale tra i Paesi dell'Unione europea, il Canada e gli Stati Uniti. Questo anche se al termine del summit è stato diffuso un documento comune: «Riconosciamo che il commercio e gli investimenti liberi, giusti e reciprocamente vantaggiosi mentre creano reciproci benefici, rappresentano il motore per creare crescita e lavoro. Sottolineiamo il ruolo cruciale di un sistema basato sulle regole internazionali del commercio e continuiamo a combattere il protezionismo. Ci impegniamo a modernizzare il Wto per renderlo più giusto nel più breve tempo possibile».

In diretta da Charlevoix la conferenza stampa conclusiva del G7

Geplaatst door Giuseppe Conte op zaterdag 9 juni 2018

«Abbiamo avuto conversazioni piuttosto ruvide sui dazi. Ho ricordato a Trump che danneggiano il commercio bilaterale», ha sintetizzato con chiarezza il padrone di casa, il premier canadese Justin Trudeau, nella sua conferenza stampa finale. Mentre Conte ha ribadito: «Tra l'Italia e gli Stati Uniti ci sono relazioni strategiche. Siamo riusciti a gestire sia con i partner europei, sia con il presidente americano, alcuni passaggi delicati. Da questa prima esperienza internazionale ho imparato che l'Italia deve andare a testa alta. Il problema degli scambi commerciali è quello che ha creato maggiore conflittualità. I Paesi europei, e noi siamo tra quelli, non possono essere contenti. Perché da quelle misure possono essere svantaggiati» (leggi anche: G7, Europa e Usa cercano un compromesso sui dazi).

LA CINA NEL MIRINO. Tuttavia, prendendo la parola nel pomeriggio subito dopo la conferenza stampa finale di Trump, rientrato a Washington in anticipo e diretto a Singapore per lo storico incontro con Kim Jong-un, Conte aveva messo la Cina nel mirino: «Dazi, tariffe, barriere... si è molto discusso al G7. Posso anticiparvi che abbiamo raggiunto un accordo. Abbiamo tutti convenuto che il sistema del commercio internazionale basato sul Wto è un po' datato, richiede un adeguamento alle mutate realtà sociali ed economiche. Basti pensare che la Cina fino a pochi anni fa era un Paese emergente e oggi invece è una potenza mondiale particolarmente invasiva sul piano commerciale. Abbiamo tutti convenuto che lavoreremo in questa direzione» (leggi anche: Il discorso di Trump su dazi e Corea del Nord alla fine del G7).

Per quanto riguarda invece le sanzioni alla Russia, il presidente del Consiglio italiano aveva riconosciuto che gli accordi di Minsk sull'Ucraina «non sono ancora attuati». Ma noi, aveva aggiunto, «sosteniamo che avere la Russia isolata non conviene a nessuno». Conte ha dunque «rappresentato l'auspicio dell'Italia che ci possa essere quanto prima un G8 con la Russia seduta al tavolo. Abbiamo una posizione di dialogo, il che non significa abbandonare dall'oggi al domani il sistema delle sanzioni».

CONTE INVITATO ALLA CASA BIANCA. Il premier aveva raccontato anche di un «colloquio davvero molto cordiale» con il presidente Trump. Il quale «si è congratulato con il nuovo governo di Roma e si è detto molto contento che due forze nuove abbiano ricevuto il consenso elettorale e siano riuscite a formare un esecutivo». Confermato l'invito alla Casa Bianca, che verrà raccolto «il prima possibile, non appena si troverà una data comune nelle rispettive agende». E in serata, su Twitter, Trump ha suggellato l'intesa a modo suo, definendo Conte «a really great guy», cioè «davvero un bravo ragazzo» (leggi anche: Incontro Trump-Conte: il premier invitato alla Casa Bianca).

Il premier italiano, nella sua conferenza stampa finale, ha parlato anche di immigrazione e della propria autonomia rispetto al M5s e alla Lega: «Mi assumo la piena responsabilità di guidare questo governo e di indirizzarne la politica. Il governo non ce l'ha con le organizzazioni non governative, non ritiene che siano il problema. Sul fronte dell'immigrazione si gioca un passaggio importante, non solo per il nostro ruolo in Europa, dove rimarremo, ma per il futuro dell'Europa stessa. Al prossimo Consiglio europeo l'Italia per una volta valuterà gli altri. Il nostro Paese è sempre sotto osservazione, questa volta accadrà il contrario».

Il bilancio del vertice: restano le distanze sui temi più importanti

In conclusione, è possibile affermare che al vertice canadese i sette leader hanno evitato, almeno formalmente, la spaccatura. Il documento finale è stato firmato da tutti, ma restano le distanze sui temi più importanti. E nessuno dei nodi cruciali, a partire dal braccio di ferro tra Usa e Ue sui dazi, è stato sciolto. Lo ha detto chiaramente Angela Merkel: «Non abbiamo risolto i problemi nel dettaglio, abbiamo opinioni differenti dagli Stati Uniti». E lo ha ribadito il presidente francese Emmanuel Macron: «Il documento comune sul commercio non risolve tutti i problemi».

PER TRUMP GLI USA VENGONO TRATTATI INGIUSTAMENTE. «Gli Usa sono stati trattati ingiustamente sul commercio», aveva affermato del resto Trump prima di lasciare il vertice in anticipo, «non do la colpa agli altri, do la colpa ai nostri leader passati. Abbiamo perso 817 miliardi di dollari sul commercio, è ridicolo e inaccettabile. Non possiamo continuare a essere il salvadanaio da cui tutti rubano». Ma sui dazi imposti dal primo giugno non è arretrato di un millimetro. Anzi, ha fatto un salto in avanti, mandando un messaggio chiaro al Canada e ai partner europei: «Se pensano a rappresaglie stanno compiendo un errore» (leggi anche: Gli Stati Uniti varano i dazi su acciaio e alluminio contro l'Europa).

RAPPRESAGLIE UE GIÀ PRONTE. Le rappresaglie, in realtà, sono già pronte e Trump lo sa bene: su 180 prodotti, tra i quali molti simboli del 'made in Usa' come le Harley Davidson e i jeans Levi's, dal 21 giugno scatteranno tariffe supplementari del 25%. E la minaccia del tycoon, secondo chi ha seguito il dossier, può essere letta solo in un senso: dazi anche sulle importazioni di automobili. Che però andrebbero a tutelare i lavoratori americani, citati spesso dal presidente, solo fino a una certo punto. Basti pensare che la Germania produce negli Stati Uniti oltre 800 mila auto ogni anno, dando lavoro a più di 100 mila persone. Forse per questo Trump, come nel suo stile, dopo aver avvertito i partner ha anche lanciato una proposta di segno completamente opposto: «Il commercio dovrebbe essere libero da tariffe, barriere e sussidi», ma i dazi devono cadere «per tutti», ha detto. Un'amnistia generale da contrapporre a una guerra commerciale senza precedenti.

COMPROMESSO SUL DOCUMENTO FINALE. L'unica cosa certa di questo G7 è stata la volontà chiara di raggiungere un compromesso, almeno sul documento finale. Ma il breve comunicato congiunto non può certo bastare ad arginare la profonda spaccatura che si è registrata a Charlevoix anche sulla Russia, con Trump che ha ribadito il desiderio, tra l'altro non corrisposto nemmeno da Mosca, di far rientrare Putin nel club dei Grandi.

MOSCA SNOBBA IL FORMATO. La Russia, infatti, ha ribadito di «non aver mai chiesto di essere reintegrata nel G8», ritenendo piuttosto che «il G20 sia il formato più promettente per il futuro». Il ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, ha spiegato: «Lavoriamo tranquillamente in altri formati, nella Shanghai Cooperation Organisation, nei Brics e specialmente nel G20, dove condividono il nostro approccio. Non ci saranno ultimatum al G20. Le cose devono essere negoziate lì».

9 Giugno Giu 2018 1649 09 giugno 2018
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